Successo al “Garibaldi” della commedia “L’Eredità dello zio Canonico” messa in scena da “Le Attrici per caso”.

Successo al “Garibaldi” della commedia “L’Eredità dello zio Canonico” messa in scena da “Le Attrici per caso”.
Teatro gremito e tanti applausi per lo spettacolo “L’eredità dello zio canonico” andato in scena venerdì scorso al Teatro Garibaldi di Enna. A proporre la commedia di Antonio Russo Giusti la compagnia “Attrici per caso” diretta da Rita Basile, che ha curato con Anna Dongarrà la libera interpretazione del testo e l’adattamento al dialetto ennese. La trama si rifà al teatro classico dialettale siciliano. Il capo famiglia Antonio Favazza, banderuola e opportunista, non vede l’ora che si apra il testamento dello zio prete. Nell’attesa esalta la sua “generosità”, nella convinzione di essere l’unico destinatario dell’eredità. Ma quando rimane “a mani vuote”, lo disprezza al punto di desiderare la morte per “andarlo a trovare di persona e…dirgliene quattro”. Una commedia dalle continue battute che riesce a coinvolgere gli spettatori, tra gli equivoci e le alterne vicende, a volte grottesche e paradossali, della famiglia di Antonio Favazza (sulla scena magistralmente interpretato dalla Basile, che ha firmato anche la regia). Attorno al protagonista ruotano tanti personaggi, famigliari e cugini, tutti presi ed esaltati dalla ‘manna caduta dal cielo’: l’eredità dello zio buonanima. Nunzia, la moglie, (interpretata da Maria Teresa Borghese), opportunista e arrivista, ha un solo pensiero: ‘accasare’ la figlia Agatina (Germana Bruno), fidanzata segreta del cugino Mario (Rita Sabella). L’eredità non fa gola soltanto all’ambizioso Favazza, ma anche ai cugini rivali: Maddalena, cinica e ambiziosa (Anna Dongarrà) con il marito Santo (Pina Di Mattia). Le scene si svolgono in due ambienti chiave: la casa di don Antonio, nella quale si progettano i futuri sogni di agiatezza, frequentata dal mite e bonario padrone di casa, il cavaliere Amore (interpretato dall’eccellente Maria Presti) e lo studio del notaio (Maria Giulia Polizzotto) con il suo impiegato, Michelino, (Rita Di Salvo). Il momento dell’apertura del testamento rappresenta una delle scene più esilaranti della commedia, in cui si mescolano equivoci, maldicenze, ipocrisia e tanta arroganza. Qui avviene ‘l’ingresso’, al suono della marcia funebre, della famiglia Favazza, vestita a lutto “dalla testa ai piedi”, che ha suscitato lo spontaneo e prolungato applauso del pubblico. Don Antonio è erede universale, ma solo dei debiti. Tra gli sberleffi e la gioia dei parenti rivali, la buona sorte alla fine darà ragione al Favazza, il quale riceverà un bel gruzzolo di soldi, su precise disposizioni del defunto, dal Vicario Chiarenza (la convincente e “benedicente” Silvana Sutera) che tardivamente consegna 4 libretti bancari al portatore, pari a due milioni di lire, trovati in un cassetto a casa del prete. Soddisfacenti le prestazioni di Turi Nasca, proprietario delle pompe funebri (Angela Restivo) e di Concettina (Ilaria Vicari). Le scene e i costumi si devono a Maria Giulia Polizzotto, mentre Andrea D’amico ha curato le luci. Molto positiva la performance della compagnia “Attrici per caso”, ormai veterani del palcoscenico. A fine spettacolo, accomunati dal prolungato e meritato applauso, sono stati chiamati sul palco le assistenti di scena Marilena Colajanni e Alessandra Barbera, con Oriana Fondacaro, truccatrice, e Angela Arengi che ha presentato lo spettacolo. I ringraziamenti finali di Rita Basile, al sindaco Maurizio Dipietro, che ha concesso il patrocinio del Comune, a tutti coloro che hanno collaborato e al numeroso pubblico intervenuto. Il ricavato della serata, ha annunciato, andrà alla neonata Associazione No Profit “L’ABC delle emozioni”, che si occupa dell’assistenza ai malati oncologici, anche terminali, e delle loro famiglie, nata lo scorso anno per volontà degli psicologi dottori Angelo e Floriana La Barbera che, chiamati sul palco, hanno ringraziato rievocando con parole toccanti le esperienze che hanno vissuto nel recente passato.
Salvatore Presti

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