Storia triste: famiglia disperata occupa casa popolare – di Angela Montalto

Storia triste: famiglia disperata occupa casa popolare
fonte: siciliainformazioni.it

Enna. Vincenzo Merlo da ieri ha cominciato lo sciopero della fame e della sete. La sua famiglia da lunedì non avrà più una casa dove dormire e per l’uomo questa protesta estrema è l’unico modo che ha per farsi ascoltare dalle istituzioni e provare ad assicurare alle sue bimbe, una di tre anni e l’altra di dieci, un tetto asciutto sotto il quale abitare. Da maggio il 31enne insieme alla giovane moglie Amanda, dopo aver dormito tre notti in automobile nel buio nero della notte, nel buoi pesto della disperazione, hanno occupato abusivamente un appartamento a Enna bassa ma l’Istituto case popolari ha mandato alla coppia una diffida e lo vuole liberato entro lunedì (30 luglio). “Se avessimo avuto un alternativa, se avessimo avuto qualcuno dove appoggiarci – dice Vincenzo – avremmo fatto una scelta diversa. Ma io da qua non me ne vado, devo pensare alle mie figlie che hanno diritto come gli altri bambini ad avere una casa dove crescere”. Quella di Vincenzo e Amanda è una storia triste, una storia privata che racconta una fetta di Italia comune, i due avevano un’attività commerciale, una paninoteca ambulante, ma poi gli affari, come raccontano, andavano male, le spese erano maggiori dei guadagni e dopo tante peripezie sono stati costretti a chiudere bottega. I due insieme al lavoro hanno perso pure il diritto alla casa. Da quel momento solo lavoretti saltuari, il muratore o il giardiniere a giornata, attività dignitose sì che di certo non permettono l’affitto di un appartamento con i prezzi ormai lievitati anche nell’entroterra siculo, a Enna. “Di questa casa abbiamo veramente bisogno, non sapremmo dove andare – spiegano – Per questo chiediamo aiuto al signor prefetto Maria Antonietta Cerniglia e al sindaco Maurizio Dipietro. Siamo disperati!”. Il primo cittadino, al quale hanno già scritto una missiva protocollata al comune, tramite il suo portavoce, ha fatto sapere che la materia è di competenza dei servizi sociali, a cui il giovane ennese può rivolgersi. “Siamo delle persone per bene – ripetono i due – grazie a qualche sussidio, riusciamo a dare da mangiare alle nostre bambine che vivono in modo dignitoso e sereno. Abbiamo portato i nostri mobili e reso abitabile questo appartamento, ci siamo intestati le utenze attivabili che paghiamo regolarmente insieme alle spese condominiali”. E mentre dal Comune trapela che l’ente è tenuto al rispetto delle leggi, che non possono tutelare un’occupazione abusiva, si accende una luce negli occhi neri e profondi delle sorelline quando ci fanno vedere la loro stanzetta color glicine. Quella stanza calda e accogliente custodisce i sogni di due bimbe, donne di domani, che rischiano di perdere la loro quiete domestica. Loro si abbracciano e ignare del pericolo sorridono ma la burocrazia dell’Italia “una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, come recita la Costituzione, non tiene conto dei desideri neanche di due sorelline di 3 e 10 anni.

Di Angela Montalto

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