Special Olimpics L’unico italiano all’NBA All Star Game è un atleta Special Olimpics

Roma, 8 febbraio 2016 – Partecipare all’NBA All-Star Game, in programma a Toronto dal 12 al 14 febbraio, rappresenta, per ogni cestista, il sogno più grande; Milton Vieira, Atleta Special Olympics di 17 anni, questo sogno l’ha realizzato pochi giorni fa quando gli è stato comunicato di essere stato selezionato, tra i numerosi candidati, per giocare la partita di basket unificato prevista per sabato 13 febbraio. La palla a due verrà alzata da Stephen Curry e in campo sarà agli ordini di Yao Ming e Steve Nash.

Avere l’opportunità di giocare l’All Star Games è una cosa meravigliosa, sarà certamente un’esperienza unica da vivere – le parole di Milton assumono un peso ed una forza enorme, perché nel traguardo raggiunto c’è un percorso fatto di tanti ostacoli superati con coraggio e determinazione, grazie all’amore della famiglia e la passione per il basket.
Milton nasce a Torino da mamma argentina e papà brasiliano, trasferiti in Italia circa 19 anni fa con l’idea di restare pochi anni per poi fare ritorno in sudamerica. La nascita di Milton cambia le cose, il nido e poi la scuola li porta a frequentare famiglie italiane, perfettamente integrati si convincono a restare in Italia. Milton era un bambino solare ma con una certa difficoltà a gestire le frustrazioni e la rabbia. Comincia da piccolo a fare sport all’oratorio, i genitori gli fanno fare un po’ di tutto. Lui chiede, prestissimo, di praticare il basket, ma loro lo considerano ancora piccolo e il padre, da buon brasiliano, spinge per il calcio. Il papà ricorda, con emozione, che l’All Star Game è sempre stato il suo sogno, giocarlo o almeno vederlo; un sogno che i genitori non potevano realizzare. Poi in adolescenza la crisi più difficile e loro non sapevano come aiutarlo, molta rabbia in Milton e incapacità a gestirla, chiusura; difficoltà nelle relazioni familiari, nel proseguire la scuola, così come nel fare sport. Milton racconta di un mondo che sembrava essersi fermato ed in cui non si riconosceva più. Grazie ad un compagno dell’oratorio inizia ad inseguire la sua passione praticando il basket con un Team Special Olympics di Torino, Cuore Matto, è il più giovane della squadra. Nella sua storia ci sono tanti pezzi di sogno che si compongono, che raccontano il percorso di un Atleta Special Olympics che ha sperimentato come l’attività sportiva  possa rappresentare la strada per tornare a sentirsi una persona con un valore. Lo sport ha ridato a Milton un ruolo ed un’identità dopo le difficoltà che ha incontrato da adolescente; ha rappresentato la strada giusta che gli ha permesso di ritrovarsi, abbandonando così definitivamente la solitudine e la disistima. La differenza, la crisi e la malattia isolano, chiudono in un mondo solitario che fa sentire ancora peggio. Lo sport riapre alla vita, collega agli altri, crea mondi che si schiudono uno dopo l’altro: un amico, una squadra, un torneo, il quartiere, la città, l’Italia ed infine il mondo. È stato lui stesso a riconoscere come il basket, e nello specifico la Pallacanestro Unificata di Special Olympics, che prevede la composizione di squadre composte da Atleti con e senza disabilità intellettiva, sia stata la risposta giusta alle sue difficoltà. “Il basket ha cambiato la mia vita, giocando ho la possibilità di sfogare le mie emozioni e mi fa sentire decisamente meglio. Grazie a Special Olympics, durante un periodo difficile della mia vita, mi è tornata la passione e la voglia di giocare”.
Il basket offre a tutti un ruolo, quello giusto, il proprio ruolo. Offre una cornice, il campo di gioco, per sperimentare regole e relazioni. Offre la visione di futuri migliori perché il basket è dinamico. Tutto può cambiare in un attimo. Attacco e difendo, vinco e perdo, sono un gregario e, allo stesso, tempo il protagonista. “Del basket mi piace l’emozione di vincere una partita negli ultimi secondi – dichiara Milton – che ha già vinto la partita più importante, si è ripreso la sua vita e non vuole più fermarsi. Dopo aver partecipato a diverse edizioni dei Giochi Nazionali Special Olympics e dopo essere stato chiamato a rappresentare l’Italia, nel luglio ed agosto scorso, ai Giochi Mondiali di Los Angeles, fra pochi giorni salirà sull’aereo per Toronto per giocare la partita più emozionante che un Atleta possa desiderare e continuare a sognare, ad occhi aperti.
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