Siciliani Indignati: manifesto per governare la Sicilia

Manifesto per il futuro della Sicilia Le elezioni regionali saranno un’occasione imperdibile per affrontare con determinazione e risolvere con competenza i drammatici problemi della Sicilia, aggravati dal governo Crocetta che ha aperto un autentico baratro nel sistema gestionale, favorito dall’opposizione di carta dei 5 stelle.
Senza dimenticare le questioni antiche che pesano ancora come macigni: la corruzione nell’amministrazione, la criminalità mafiosa e non, l’inefficienza e lo spreco di risorse, il clientelismo dilagante, la crescente povertà, il dissesto idrogeologico, l’incapacità di valorizzare risorse strutturali quali turismo e beni culturali (emblematico il flop dei distretti turistici e dei servizi al pubblico di musei e siti archeologici).
A questi fattori di arretratezza se ne sono aggiunti altri, prodotti dalla fallimentare gestione finanziaria che ha trasformato crediti della Regione verso lo Stato in debiti dei siciliani (la riduzione dei residui attivi di bilancio ha raddoppiato il debito regionale) e portato alla rinuncia di circa 15 md€, impoverendo i Comuni lasciati senza risorse e dunque nell’impossibilità di assicurare i servizi essenziali ai cittadini e relegandoli al ruolo di gabellieri. Nonostante l’insensata rinuncia ai contenziosi vinti in Corte costituzionale ed agli accordi mortificanti che violano l’autonomia finanziaria riconosciuta dallo Statuto, il bilancio evidenzia gravi squilibri, come contestato dalla Corte dei conti.
Ma un’emergenza prevale su tutte: é quella del LAVORO. In dieci anni abbiamo perduto 223.600 posti di lavoro occupati da siciliani con meno di 44 anni, e ne sono stati creati appena 94.200, coperti da ultra 44enni. La perdita di occupazione è di 130.000 unità (tasso di disoccupazione totale al 22,1% quella giovanile al 57,2%). Tra disoccupati (383.000) e coloro che vorrebbero lavorare l’area della disoccupazione coinvolge ormai quasi un milione di siciliani, quasi 300.000 in più del 2007, distruggendo così la speranza di lavoro, di futuro, di famiglia. DESERTIFICAZIONE ED IMPOVERIMENTO HANNO RUBATO LA DIGNITÀ ED IL FU-TURO A GENERAZIONI DI SICILIANI E SONO INACCETTABILI PER UN PAESE CIVILE.
L’Autonomia, inattuata e tradita, da strumento di riscatto é divenuta alibi per una classe politica e burocratica parassitaria ed incapace. Il governo regionale a trazione del PD ha commissariato tutti i rami dell’amministrazione producendo immobilismo e clientele. Molti sodali o rimasti in colpevole silenzio oggi pretenderebbero oggi di candidarsi in “discontinuità” con Crocetta…puntando solo a sostituirlo.
La Sicilia spende più per pagare il debito che per investire in agricoltura, conseguenza nefasta di un modello di austerità che ha fatto pagare al Sud il prezzo più alto, ha impoverito i ceti medi, distrutto ricchezza, messo fuori mercato imprese e professioni, mortificato chi vive di pensione.
La pressione fiscale, superato il disavanzo della Sanità, non è diminuita ed i Siciliani sono i più tartassati d’Italia, ma il livello dei servizi sanitari impone ancora a migliaia di siciliani di emigrare pure per ragioni di salute.
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#SicilianIndignati Quale nuova impresa potrà nascere o arrivare in questo contesto? Mentre quelle che ci sono scappano verso Malta o altre aree europee. Riscossione Sicilia ha appesantito l’esazione fiscale con oneri insopportabili portando al fallimento migliaia di imprese.
Lo smantellamento del sistema bancario siciliano (ben diverso trattamento é stato riconosciuto alla banche venete e toscane) ci ha resi una colonia finanziaria. La carenza di credito porta all’asfissia le imprese e gli agricoltori. Le procedure esecutive distruggono valore aziendale e produttivo.
Gli investimenti nell’ammodernamento delle infrastrutture sono scesi del 40% in 10 anni aggravando il divario nel Paese. A questi ritmi di interventi perequativi ci vorranno oltre 400 anni raggiungere la dotazione infrastrutturale del Paese e torneremo ai livelli di produttività del 2007 solo nel 2030, con una Sicilia invecchiata ed impoverita.
Le procedure amministrative debbono concludersi in 30 giorni o al massimo in 120 giorni e svolgersi su piattaforma informatica (e-government). Chi investe in Sicilia non può subire la vessazione burocratica, pantano nella quale annega ogni iniziativa. La contraddittoria soppressione delle Province é l’emblema di un fallimento e causa del disastro della viabilità interna e della fatiscenza delle scuole. Per attrarre investimenti esterni occorre puntare sulla fiscalità di sviluppo, utilizzando le prerogative statutarie, sulla riorganizzazione dell’amministrazione, costituendo un’agenzia di sviluppo che concentri, snellendoli, i processi decisionali su incentivi ed autorizzazioni, sull’ammodernamento della legislazione urbanistica, sulla sicurezza.
Il dissesto idrogeologico, gli incendi che bruciano boschi e riserve, la crescente siccità sono piaghe aggravate da incapacità gestionale, criminalità ed ignoranza, non affrontate da un governo inadeguato, fattori che compromettono seriamente il futuro dei nostri figli. La Sicilia, per scelte scellerate di politica industriale, é stata trasformata in pattumiera d’Italia, essendo rimasti, dopo fallimentari esperimenti industriali, inquinamento, malattie e la migrazione dei giovani e dei più capaci.
BASTA con la piaga della corruzione. Dobbiamo pretendere competenza, professionalità, trasparenza totale, lavoro vero, crescita sostenibile e rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione e dallo Statuto.
BASTA con l’immigrazione illegale e scriteriata. La nostra terra non può trasformarsi in “hot spot” per migranti, che destina alberghi e strutture ricettive a centri di accoglienza, riducendo le opportunità vitali dell’offerta turistica, che bisogna invece incrementare a partire dai trasporti (un volo da Roma a Palermo o Catania costa sino a 400€). Anche se sappiamo bene che per combattere la drammatica tendenza allo spopolamento, all’invecchiamento ed all’impoverimento (nel 2060 saremo 1mil. in meno, con età media 60 anni ed un Pil ridotto di 1/4) abbiamo necessità di energie che vanno però integrate ed educate, come avvenuto nella nostra terra per millenni. E l’Europa e lo Stato debbono assumere impegni precisi di fronte ad fenomeno che assume una valenza epocale.
BASTA con la fuga dei nostri migliori ragazzi e con il declino delle Università e delle istituzioni culturali, ormai ridotte all’asfissia finanziaria ed a gestire un’agonia.
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#SicilianIndignati BASTA con la fuga dei pensionati che per sopravvivere con pensioni da fame, sono costretti a trasferirsi all’estero per far quadrare il bilancio familiare ed arrivare a fine mese. Occorre ridurre la tassazione sulle pensioni inferiori a 1000€ mensili e detassare quelle di coloro che trasferiscono in Sicilia la residenza per dieci anni.
Non possiamo ignorare che la Sicilia sia divenuta maglia nera per reddito e condizioni sociali: la somma tra reddito medio disponibile pro capite e indice di disuguaglianza del reddito ci colloca all’ultimo posto (74,4 punti a fronte di una media nazionale di 98 punti e una media del Mezzogiorno di 83 punti).
È necessario coniugare uguaglianza e pari opportunità con l’economia di mercato in modo da tornare ad essere una terra dove si può nascere, studiare, lavorare, investire, farsi una famiglia ed invecchiare con serenità. Occorre restituire centralità alla capacità imprenditoriale, all’iniziativa dei privati, del volontariato, della società, favorendo le start-up, gli incubatori e le reti d’impresa, la cooperazione, l’innovazione ed il recupero delle tradizioni artigiane, l’agricoltura di qualità, le tecnologie, la digitalizzazione.
L’AUTOGOVERNO E L’INSULARITÀ DELLA SICILIA COSTITUISCONO LE VERE OPPORTUNITÀ PER RIPARTIRE puntando sulle competenze, la legalità, la fiscalità di sviluppo, l’agroalimentare, le risorse finanziarie, le infrastrutture, il turismo, i beni culturali e le aree interne, la centralità mediterranea, innovando le forme di autonomia a partire dalla modernizzazione e dalla piena attuazione dello Statuto regionale in una prospettiva euromediterranea.
Siamo donne e uomini, imprenditori, docenti, artigiani, professionisti, pensionati che combattono, da anni e senza tregua, la malamministrazione del Governo regionale, ma non vogliamo abbandonare la nostra terra, e, sopratutto, non vogliamo che si continuino a condannare ad un futuro da emigranti i giovani siciliani. Rivendichiamo con orgoglio il nostro passato migliore, i grandi passi fatti nella lotta alla mafia e vogliamo costruire un futuro per una Sicilia libera, pulita, ospitale. Abbiamo vinto la battaglia sul referendum costituzionale contro una riforma che non considerava il Sud ed accentrava, convincendo tanti siciliani delusi ed indignati, sfiduciati nei partiti, anche in quelli anti-sistema, che si astenevano, ai quali oggi ci rivolgiamo chiedendo nuovamente di reagire in modo democratico: VOTANDO Ci spinge l’indignazione, la rabbia per l’incapacità delle classi dirigenti, per la dissipazione di risorse straordinarie, ma anche la consapevolezza che occorre passare all’azione, con le competenze, la passione ed il coraggio di chi si é cimentato nel lavoro, nello studio, nell’impresa ed ha dimostrato di saper fare, per costruire insieme un futuro per la Sicilia, restituendo dignità ai cittadini siciliani, non privilegi o favori SicilianIndignati sará il nostro nome, consapevoli che non basta lamentarsi, ma che occorre rimboccarsi le maniche e spendersi personalmente per il futuro della propria terra. Perché sano i fatti a dare credibilità agli impegni ed alle parole. La Sicilia é redimibile e lo possiamo dimostrare insieme. Palermo, 8 agosto 2017 Gaetano Armao

ASSI DI INTERVENTO
1) PIÙ LAVORO E LOTTA ALLA POVERTÀ: Piano straordinario per lavoro, investimenti ed innovazione. Fiscalità di sviluppo, opportunità di impresa per i giovani, attrazione di aziende e di pensionati. 2) PIÙ INVESTIMENTI: Investimenti in infrastrutture (porti, aeroporti, intermodalitá) e reti viarie (ferrovie e strade), riduzione dei costi di trasporto e carburanti. 3) PIÙ FORMAZIONE: università e ricerca, reti della conoscenza, opportunità di rientro per giovani laureati, sostegno alle famiglie. 4) UN’AUTONOMIA RILANCIATA: attuazione ed ammodernamento dello Statuto, insularità, recupero dell’autonomia finanziaria. 5) UN’AMMINISTRAZIONE CHE FUNZIONI MEGLIO: Riorganizzazione dell’amministrazione e sburocratizzazione, risanamento dei comuni, pieno utilizzo risorse UE. 6) ASSI PER LA CRESCITA Rilancio del patrimonio culturale, del turismo, dell’agro-industria e della pesca. Piano straordinario per la produttività agricola e le aree interne. 7) SALUTE E LEGALITÀ: Più tutela della salute, più sicurezza, lotta al clientelismo, alla corruzione, alla mafia. 8) RISORSE PER LA VITA: Ambiente, aree naturali, risanamento idrogeologico, disinquinamento e rigenerazione energetica.
www.sicilianindignati.eu

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