“Se é sociale, non é lucrativo”: l’Uisp interpreta il malessere delle associazioni sportive dilettantistiche del territorio.

“Se é sociale, non é lucrativo”: l’Uisp interpreta il malessere delle
associazioni sportive dilettantistiche del territorio. C’è il rischio di
una “tempesta perfetta”

Firenze, 16 dicembre. L’Uisp interpreta e rilancia il malessere delle
società sportive dilettantistiche del territorio: “Se è sociale, non è
lucrativo”. Tra i provvedimenti annunciati dal governo nel “pacchetto
sport” della legge di stabilità, ad allarmare di più è l’inserimento
della figura delle cosiddette società sportive dilettantistiche
“lucrative”. Nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina a
Firenze, Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp: “il rischio è quello
di una tempesta perfetta all’interno di un mondo che si fonda sul
volontariato sportivo, non profit per definizione. Un ambiente
associativo vasto che crea educazione e valore sociale. L’Uisp, ad
esempio ha 1.345.000 soci dei quali 480.000 sotto i 18 anni e 310.000
sopra i 50 anni. L’introduzione di nuove figure orientate spiccatamente
al profit rischia di spiazzare fortemente un sistema che ha ancora
bisogno di armonizzazione normativa nella legge del terzo settore, che
impatta con la delibera del CONI sulle attività sportive ammissibili con
ricadute sulle perdita della fiscalità di vantaggio. Un sistema che ha
permesso alle società sportive di nascere anche in territori di
periferia, al di fuori delle logiche di mercato, grazie alla buona
volontà di singoli dirigenti e operatori associativi.

Che cosa dicono i diretti interessati? “La concorrenza con questi nuovi
soggetti sportivi spinti da logiche lucrative e in grado di ottenere i
medesimi vantaggi fiscali delle Asd dilettantistiche metterà a serio
rischio la sopravvivenza e la valorialità dell’associazionismo sportivo
territoriale” hanno detto Lisa Vieri, polisportiva Le Sieci Firenze e
Gabriella Bruschi, Asd Sesto fiorentino.

In questa vicenda sono molto importanti i risvolti fiscali di una
normativa di vantaggio che ha sempre guardato con favore allo sport come
bene collettivo per la salute: “Quella del mondo della promozione
sportiva non è un rifiuto ideologico di questa proposta – ha detto
Damiano Lembo, responsabile nazionale del Coordinamento nazionale degli
Enti di promozione sportiva e presidente UsAcli – contestiamo però
metodo e merito. Queste decisioni sono state prese sulla nostra testa e
non siamo stati nemmeno consultati. Inoltre, l’attuale Registro delle
società sportive serve proprio a stabilire delle regole che rischiano
di diventare assolutamente inutili”.

Salvatore Sanzo, presidente Coni Toscano, intervenuto a nome del Coni
nazionale: “Dobbiamo guardare in avanti senza perdere il volontariato
come base del nostro mondo. Per questo il Coni ha presentato proposte di
modifica, come la garanzia di prelazione per le Asd dilettantistiche in
occasione di bandi pubblici per l’assegnazione di impianti sportivi”.
Stefano Tassinari a nome del Forum del Terzo settore nazionale
sottolinea che la recente riforma del terzo settore introduce la figura
delle imprese sociali: perché inserire in maniera surrettizia, cioè
inserendola nella Legge di bilancio, questa nuova figura di società
lucrative?

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