Santa Rita da Cascia “La Pacera” di Francesco Gatto

Santa Rita da Cascia

“La Pacera”

“Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).

“Santa Rita scelse la via della pace

rifiutando la violenza.

Come moglie e madre,

amò profondamente il messaggio di Gesù,

come consacrata la preghiera e la vita spirituale”.

Rita nacque nel 1371 a Roccaporena, un paesetto solitario e sconosciuto in provincia di Perugia.

I genitori Antonio Lotti e Amata Ferri, stimati dai concittadini, ricevettero dal comune di Cascia l’incarico di “pacieri”, il cui compito consisteva nel pacificare gli animi dei loro rissosi conterranei e di riconciliare le famiglie in discordia fra loro.

All’età di 14 anni, obbediente al volere dei genitori, si unì in matrimonio con Paolo Mancini di Ferdinando, dalla loro unione nacquero due figli: Giangiacomo e Paolo Maria.

La famiglia è felice, i ragazzi crescono bene nella fede e rispettosi nel comportamento.

Ma un improvvisa sventura si abbatte sulla famiglia di Rita, il marito Paolo di Ferdinando viene assassinato. Durante i funerali la giovane vedova perdona gli assassini del marito, mentre i figli giurano vendetta. Rita allora rivolgerà al Signore questa preghiera <>. Giangiacomo e Paolo Maria moriranno a 14 anni alcuni anni dopo. E Rita rimasta sola, riaffiora in lei il sogno accarezzato fin dall’infanzia: consacrarsi tutta al Signore.

Ma una grave ostacolo si frappone al suo ingresso nel monastero delle agostiniane di S. M. Maddalena in Cascia. Le monache si rifiutano di accoglierla, temendo di venire coinvolte nella spirale di vendetta, giacché tra la famiglia Mancini e le famiglie degli assassini di Paolo non è ancora avvenuta la pacificazione. Rita raddoppia le preghiere e i digiuni perché avvenga la sospirata pace. Nel 1407 un documento scritto dai “pacieri comunali” attesterà l’avvenuta riconciliazione. L’ostacolo che si frapponeva al suo ingresso in monastero è rimosso, un’antica tradizione racconta che, Rita viene miracolosamente trasportata a Cascia nel monastero delle agostiniane, di notte, dai suoi grandi tre protettori: S. Agostino, S. Giovanni Battista, S. Nicola da Tolentino.

Le monache, scese per la preghiera, trovarono Rita nel coretto, comprendendo chiaramente il volere di Dio. Inizia così la sua vita da consacrata che durerà 40 anni. Rita divide le sue giornate tra preghiera, opere di carità e lavoro. La clausura allora consentiva di uscire per servire i poveri e le famiglie in difficoltà. Durante i quarantenni di vita monastica avvennero diversi fatti prodigiosi, il più celebre è Il miracolo della Vite.

Si racconta che la Madre badessa, per mettere alla prova l’ubbidienza e l’umiltà di suor Rita, le domanda di innaffiare un tralcio secco piantato vicino al muro del monastero. Rita ubbidisce e l’annaffia ogni giorno, fra i sorriso delle consorelle. Ma la sua l’ubbidienza e umiltà furono premiate, il tralcio attecchì e divenne una vite rigogliosa che produce uva, e ancora oggi si può ammirare ancora oggi nel chiostro del monastero.

Il Venerdì Santo del 1432 avvenne il miracolo della stigmatizzazione di Rita. Le vibranti parole del predicatore la commossero profondamente fino alle lacrime, suscitando in lei l’ardente desiderio di partecipare alle ai patimenti di Cristo.

Nella sua cella, Rita prostratasi davanti al Crocifisso pregò così: “Gesù, fammi condividere la tua passione, fammi partecipe della tua sofferenza!”. E quì avvenne il prodigio: una spina si staccò dalla corona di Gesù e le si conficcò sulla fronte procurandole una profonda ferita che poi divenne una piaga. Porterà questa ferita per quindici anni fino alla morte, scomparendo momentaneamente in occasione del pellegrinaggio a Roma con le sue consorelle.

Nel 1443, Rita si ammala gravemente. Durante questa malattia che durerà quattro, verso la fine, una sua parente, era andata a farle visita, chiede di portarle una rosa e alcuni fichi del suo orto di Roccaporena. Si era in pieno inverno: una coltre bianca di neve ricopriva la terra. Questa parente va e vede sopra la neve, una rosa sbocciata e sull’albero due fichi maturi. Da qui il legame della Santa con le rose, che vengono benedette il giorno della sua festa il

Rita muore in fama di santità il 22 Maggio 1447, in quel momento tutte le campane di Cascia, settanta chiese di cui undici entro le mura della città, suonarono prodigiosamente a festa per salutare il suo ingresso in cielo. I Casciani accorsero nella chiesa del monastero per venerare il corpo di Rita che emanava un soave profumo.

Numerosi furono i miracoli avvenuti dopo la sua morte, raccolti tutti in un documento chiamato il “Codice dei miracoli” nel 1457, dieci anni dopo la sua morte.

Nel 1457 viene fatta la prima ricognizione del corpo di Rita che viene trovato incorrotto. Nel 1626, si compie la seconda ricognizione del copro, in occasione del processo di beatificazione. Il 16 luglio del 1628 papa Urbano VIII la proclamerà “Beata” e ne approva il culto.

Il 24 maggio del 1900, papa Leone XIII proclama “Santa” Rita da Cascia che chiamerà la perla dell’Umbria. Viene stabilito che la sua festa si celebri il 22 maggio, nella chiesa universale. La devozione a S. Rita si estende al mondo intero, ovunque sorgono santuari a lei dedicati.

Il messaggio di Rita è un messaggio semplice e essenziale, riconducibile a quattro parole: amore,croce,perdono, Pace.

Rita ha amato, Rita ha sofferto, Rita ha perdonato, Rita ha portato riconciliazione.

Rita è stata la paciera di Cristo, come i suoi genitori, dal cielo è certamente paciera per tante anime e tanti cuori sconvolti dalla prova, disorientati dalla sofferenza, oppressi dalla croce.

Il notaio annoterà nel Codice dei Miracoli : “Perché Dio ha operato tanti miracoli per mezzo di Rita? e rispondeva “Perché ha voluto mostrare agli altri fedeli un modello di vita!”.

Preghiera

O Signore, come a Santa Rita, dona anche a noi di cercarti nella preghiera

e nel raccoglimento confidando sempre nel tuo amore.

Donaci un cuore capace di perdonare le offese ricevute e desideroso di portare pace.

Amen.

22/05/2018 Francesco Gatto

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