Salute, rischio infezioni nei pazienti con dispositivi cardiaci, gli esperti di confrontano a Enna

Salute: rischio infezioni nei pazienti con dispositivi cardiaci, gli esperti si confrontano a Enna

ENNA 5/04/2017 – Le infezioni rappresentano una delle complicanze più gravi correlate all’utilizzo dei dispositivi cardiaci elettronici impiantabili (CIED), cioè pacemaker e defibrillatori. Su questo concordano gli esperti del settore, molti dei quali parteciperanno sabato 8 aprile ad un Convegno Regionale dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC), organizzato presso i locali del Fondo Proserpina di Enna, sede dell’Estensione in aula remota della Facoltà di Medicina e Farmacia dell’Università Dunarea de Jos din Galati (RO).
Questo è un problema comune a tutto il mondo – ha spiegato il dottor Giovanni Licciardello, Presidente Regionale dell’AIAC e Primario di Cardiologia dell’Ospedale Muscatello di Augusta – che rischia, in alcuni casi, di vanificare gli eccezionali risultati clinici che i CIED hanno permesso di ottenere”.
L’incontro organizzato a Enna servirà a promuovere un registro che sarà adottato in tutte le regioni italiane e che avrà l’obiettivo di analizzare il problema dell’incremento delle infezioni CIED, per fare un’analisi sulle conoscenze attuali del problema e valutare la prevalenza dei fattori di rischio infettivo in un significativo campione di pazienti.
“Andando nel concreto – aggiunge Licciardello – un’infezione CIED è un’evenienza grave, che richiede una prolungata degenza in ospedale e può mettere il paziente a rischio della vita. Questo tipo di infezioni provoca gravi disagi e rischi per il paziente, che spesso deve essere sottoposto a rimozione completa di tutto il sistema impiantato. Queste problematiche determinano quindi ingenti costi per il sistema sanitario nazionale”.
Fortunatamente oggi cominciano ad emergere risultati importanti riguardo nuove strategie di prevenzione pre e post impianto e soprattutto l’utilizzo di una retina antibatterica impiantabile a protezione del dispositivo che rilascia micro dosi controllate di antibiotici e che in USA ha dimostrato una riduzione di circa il 90% delle infezioni.

“Questo è un fenomeno in crescita – ha ricordato il Dottor Carmelo Iacobello, Primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Cannizzaro di Catania – I tassi di infezione non tendono a scendere negli anni, ma anzi sembrano mostrare un trend in incremento. Ciò è dovuto da un lato dall’età sempre più avanzata dei soggetti sottoposti ad impianto di dispositivi cardiaci e dal crescente numero di comorbilità di tali pazienti, dall’altro dalla più lunga sopravvivenza dei pazienti con impianto cardiaco.

Esistono quindi pazienti più a rischio, quelli che hanno varie comorbilità, in terapia antiblastica, antitumorale o corticosteroidea, i pazienti diabetici o con insufficienza renale sono più a rischio infezioni, per tali ragioni oggi dobbiamo prendere in seria considerazione tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.

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