Roma al teatro Palladium “Vestire gli ignudi”

Giovedì 15 – Venerdì 16 – Sabato 17 Marzo – ore 21
Domenica 18 Marzo – ore 18

VESTIRE GLI IGNUDI
di Luigi Pirandello

Adattamento e regia di
Gaetano Aronica

Con
Andrea Tidona, Gaetano Aronica, Vittoria Faro, Stefano Trizzino, Barbara Capucci, Fabrizio Milano

Scene e costumi Antonia Petrocelli
disegno luci Luca Pastore

Assistente alla regia Riccardo Contrino
Assistente scena e costumi Francesca Rossetti
Sartoria Farani – Roma

Una produzione Teatro Pirandello (Agrigento)

VIDEO TRAILER: https://vimeo.com/249405486

Teatro Palladium – Università Roma Tre
Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma

Prezzi spettacoli: intero € 15 / ridotto € 10 / studenti € 5

Vicenda che sembra uscire dalle pagine dei giornali di oggi o da un format televisivo specializzato in fatti di cronaca, Vestire gli ignudi – scritta nel lontano 1922 da Luigi Pirandello – è una storia nera che potrebbe essere letta come una seduta psicanalitica. A riproporla e ad attualizzarla ulteriormente ci ha pensato Gaetano Aronica, presidente della Fondazione Pirandello, che dal 15 al 18 marzo al Teatro Palladium di Roma, la dirigerà ed interpreterà insieme ad un ricco cast formato da Andrea Tidona, Vittoria Faro, Stefano Trizzino, Barbara Capucci, Fabrizio Milano.
Una giovane donna, Ersilia Drei, viene ritrovata in fin di vita in un giardino pubblico. La sua storia, raccontata da un giornalista, sale alla ribalta delle cronache e diventa un caso nazionale, ma le dichiarazioni della donna provocano uno scandalo che pare trasformarsi in un intrigo inestricabile.
Sulla scia della recente cronaca hollywoodian-weinsteniana, Vestire gli ignudi è una storia di sesso, potere e visibilità mediatica che sembra scritta ai giorni nostri. Ma è soprattutto la storia di una libertà, di una ribellione ad una società imprigionata nei meccanismi della forma, cui fa riferimento lo stesso Pirandello nella sua omnia produzione teatrale. In particolar modo in quest’opera si incarna l’efferato contrasto tra maschile e femminile: gli uomini, ingabbiati nel ruolo sociale, agiscono soltanto per dovere, privi di un mondo affettivo e di un autentico impulso vitale congelato in un freddo e vuoto formalismo; Ersilia, al contrario, vive nel suo moto interiore, nei sentimenti, e nella propria capacità di mettersi a nudo, ma è straniera in un mondo che non riconosce e che non la riconosce se non come corpo da usare, consumare, azzannare, dilaniare. Il cannibalismo dei personaggi sta tutto qui: nel nutrirsi di ciò che ad essi manca e non possono avere: la Vita, che scorre libera e pulsa nelle braccia di Ersilia come fosse un animale ferito, la Natura, in gabbia.
Il flusso di coscienza della protagonista diventa quindi lo specchio deformante che smaschera la vera natura degli altri personaggi, facendone emergere il lato oscuro, a tratti terribile: durante questo percorso di formazione e trasformazione, Ersilia si scoprirà “donna” in un modo diverso da come si è sempre sentita e assumerà una nuova coscienza di sé.
Con una installazione futurista firmata da Antonia Petrocelli (autrice anche degli originali costumi) che lascia trasparire la caratterizzazione atemporale dei personaggi e alcuni tagli cronachistici atti a trasportare l’azione e il contesto in qualunque momento della storia, Aronica lascia trasparire la sottile violenza sotterranea del testo, mischiandola alla intrinseca volontà di sopraffazione dei personaggi – benché dissimulata da un pietistico sentimentalismo e un buonismo di facciata – e costruisce una partitura teatrale con un ritmo cinematografico indubbiamente all’ultimo respiro.

Visite: 197

Condividi questo Articolo

GUARINO-ASSICURAZIONI