Roger J. Wilson, un’eccellenza dell’archeologia mondiale al servizio del territorio ennese

Roger J. Wilson, un’eccellenza dell’archeologia mondiale al servizio del territorio ennese

Per gli studiosi ennesi di Archeologia greco-romana Roger J. Wilson era fino ad oggi un libro, anzi un manuale, che nessuno studioso della disciplina che si rispetti poteva tralasciare nella sua formazione.
In realtà “i Wilson” sono a oggi circa 200 pubblicazioni, non un libro soltanto, in una carriera piena di ricerche, scavi e soprattutto divulgazione dei risultati.
Inglese, formatosi alle Università di Oxford e Dublino, Wilson è decano oggi alla British Columbia University di Vancouver, in Canada.
Dal 2013 scava per un mese intero ogni anno in Contrada Gerace, in territorio di Enna, a pochi chilometri dal bivio Ramata. E lo scorso 6 giugno, in una Sala Cerere gremita come solo nelle grandi occasioni cittadine, grazie a una conferenza organizzata dalle sedi di Enna di SiciliAntica e CNA, Wilson ha ufficialmente presentato alla città i risultati illustrando e socializzando le scoperte fatte fino ad ora, per la prima volta da sei anni a questa parte, rivelando le varie ipotesi interpretative e dando anche le indicazioni sul prosieguo delle ricerche ancora da effettuare.
Questa nasce da una intesa tra l’Università della Columbia University di Vancouver, con finanziamenti a totale carico dello Stato del Canada, e la Regione Siciliana. E la voce si spezza in gola a un Roger Wilson davvero commosso dal ricordo sincero di Sebastiano Tusa, l’Assessore ai BB CC della Regione Sicilia, tragicamente scomparso in un incidente aereo in Etiopia lo scorso 10 marzo, al quale lo legava un’amicizia più che trentennale, oltre che la comune passione per l’archeologia.
La Villa di Gerace, ancora oggi di proprietà privata, ha alcuni punti di contatto con la più nota Villa del Casale di Piazza Armerina, perché parimenti tardo-antica (anche se forse non proprio coeva) e chiaramente per la sua vicinanza geografica, ma in realtà, a ben vedere, le due sono realtà assai diverse ed uniche nel loro genere.
Di Gerace, per esempio, conosciamo innanzitutto il proprietario – dice Wilson – il quale ha un nome certo, che risponde a “Philippianus”, e sappiamo anche che questo nome è in qualche modo “parlante”, poiché lo inquadrava chiaramente anche come allevatore e amante di cavalli. Tutto ciò è anche confermato dal ritrovamento di parecchi bolli laterizi – addirittura 250 per undici tipi diversi e vari monogrammi – in uno dei quali è presente un’immagine equina contornata dal nome “Philippianio”.
Dunque, Philippianus era con ogni probabilità un facoltoso possidente terriero con un allevamento di cavalli, una vera e propria scuderia, che addestrava per le corse con i carri a Roma. E a una di queste molto probabilmente era risultato persino vincitore, come si evincerebbe dal mosaico nel tappeto delle Terme – la scoperta certo più strepitosa del sito, per la brillantezza delle tessere musive e per lo stato di conservazione quasi perfetto del disegno pavimentale! – nel quale, se nella locuzione CAPITOLINIS GAVDIUM il primo termine venga interpretato come ablativo anziché dativo, ci sarebbe evidenza di questa celebrazione.
È l’unico esempio, questo mosaico – ci tiene a precisarlo il professore Wilson – di tutte le testimonianze finora ritrovate in tutte le Province Romane dell’Impero, a presentare una iscrizione continua, a contornare, cioè, senza soluzione di continuità tutti e quattro i lati del pavimento del frigidarium.
A Gerace sono stati trovati – a riprova di questa teoria – un numero alto di reperti ossei equini, zoccoli di cavallo e addirittura denti da latte equini. Poi anche semi carbonizzati di orzo e altri cereali, tubuli in ceramica per il passaggio dell’aria calda, ma soprattutto marmi preziosi provenienti da tutto l’Impero Romano e in particolare dal Mediterraneo – dalla Grecia continentale e insulare, dalla Turchia, dalla Tunisia – e vini pregiati d’importazione da Israele fino alla Spagna, che conosciamo grazie alle differenti forme ceramiche ritrovate, all’interno delle quali venivano stoccati. Insomma, beni di lusso questi senza alcun dubbio, che solo chi aveva un tenore di vita molto agiato poteva permettersi e che divenivano, a loro volta, esempi lampanti di uno status symbol in ascesa nella rigida piramide sociale romana.
Ora che la città è consapevole dell’immenso patrimonio che Gerace rappresenta, deve solo scommettere su questo bene, che potrebbe in futuro divenire un vero e proprio motore economico per il nostro territorio, un indotto grazie al quale la sonnolenta economia cittadina potrebbe risalire la china, risollevandosi in modo decisivo e pure produttivo!
Proprio per questo è stato istituito, in occasione dell’incontro della città di Enna con l’archeologo Wilson, un comitato “Pro Gerace” promosso da SiciliAntica, che coinvolgerà non solo i professionisti dei Beni Culturali, ma tutti coloro che vorranno dare il loro contributo attivo per la crescita e valorizzazione del nostro patrimonio archeologico e culturale.

Giuliana Maria Amata

Visite: 357

Condividi questo Articolo

GUARINO-ASSICURAZIONI