Riforma dei Consorzi di Bonifica Siciliani, atti con gravi incongruenze e difformità?

Riforma dei Consorzi di Bonifica Siciliani, atti con gravi incongruenze e difformità?
Decreto Presidenziale 12 settembre 2017: “Approvazione dello schema tipo di statuto dei Consorzi di Bonifica” (Gurs – venerdì 29 settembre 2017 – Anno 71 – Numero 41 – parte prima)
Dopo quattro anni in cui si è tenuta nei cassetti, la riforma dei consorzi di bonifica ha subito nelle ultime settimane una improvvisa accelerazione con atti che appaiono incongruenti ed illegittimi. Ad evidenziarlo è una dettagliata interrogazione presentata dalla deputata regionale di Forza Italia, Bernardette Grasso. “La riforma che si vorrebbe attuare – afferma la parlamentare – certamente vanificherà il raggiungimento delle finalità che hanno guidato il Legislatore nell’emanare la predetta legge e determinerà enormi costi per la collettività. Quando, viceversa, come è nello spirito della Legge, si sarebbe dovuto pensare ad una riforma utile ad adeguare i servizi di bonifica e di irrigazione alle attuali esigenze dell’agricoltura”. Appare quindi irrinunciabile effettuare una attenta riflessione sulle legittimità ed efficacia dei predetti atti amministrativi emanati nell’ambito della procedura di riforma in atto, in modo da permettere ai nuovi Enti di poter nascere su basi solide, sia dal punto di vista giuridico che organizzativo ed economico e, di conseguenza, riuscire ad assicurare servizi efficienti e produttivi in favore dell’utenza. I Consorzi di Bonifica hanno il compito di realizzare e gestire opere di difesa e regolazione idraulica, di provvista e utilizzazione delle acque a prevalente uso irriguo, interventi di salvaguardia ambientale. I Consorzi svolgono quindi un’attività polifunzionale, mirata alla sicurezza territoriale, ambientale ed alimentare del Paese, contribuendo in tal modo ad uno sviluppo economico sostenibile. A difendere gli interessi dei Consorzi di Bonifica è l’Associazione nazionale ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue), con personalità giuridica privata, che rappresenta e tutela gli interessi dei Consorzi di Bonifica, di irrigazione e di miglioramento fondiario operanti in Italia. Questo in sintesi sono le opere realizzate e gestite dai Consorzi siciliani: superficie territoriale Regione Siciliana Ha. 2.570.723, Superficie Consorziata Ha. 2.374.474 (% 92,36).
P. S.
Il testo completo della Legge di riforma: (On.le Bernardette Grasso)
OGGETTO: Riforma dei Consorzi di Bonifica Siciliani

Con l’art. 13 della L.R 28/01/2014, n. 5 il Legislatore Regionale ha previsto la riforma
dei Consorzi di Bonifica Siciliani attraverso l’istituzione di due soli Consorzi (Occidentale ed Orientale) per l’interno territorio regionale, demandando alla Giunta Regionale l’approvazione dello Statuto e del Regolamento di organizzazione dei due istituendi Consorzi, da predisporre a cura dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, atti che dovevano essere adottati entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge. Con deliberazione della Giunta Reg.le n° 325 dell’08/08/2017 è stato approvato lo schema tipo di Statuto e con deliberazione n° 326 dell’08/08/2017 e n° 385 del 12/09/2017 è stato approvato lo schema tipo di Regolamento. Quindi con D.P Reg. n. 467 del 12/09/2017 è stato approvato lo schema tipo di Statuto e sono stati costituiti i Consorzi di Bonifica Sicilia Occidentale e Sicilia Orientale e con successivo D.P. Reg. n. 468 del 13/09/2017 è stato approvato lo schema tipo di Regolamento. Ad un primo esame i predetti atti regolamentari, sembrerebbero evidenziare gravi incongruenze e difformità:

1. Difformità nella strutturazione organizzativa dei due Consorzi
Per il Consorzio di Bonifica Sicilia Orientale sono state previste n°8 aree, mentre per quello Occidentale solo 6. Tale difformità tra i due Enti genererà disparità di trattamento e non se ne comprendono le motivazioni, in quanto le attività consortili da sempre espletate sono le medesime in tutti i Consorzi. Ciò potrebbe ingenerare la nascita di contenziosi da parte dal personale, con inevitabili danni per la P.A.

2. Le procedure di individuazione delle figure apicali (direttore generale, dirigenti, capi settore etc.) per l’organizzazione gerarchica dei suddetti nuovi Enti, sono in palese ed evidente contrasto con i Piani di Organizzazione Variabili di tutti i Consorzi accorpati, a suo tempo regolarmente approvati dalla Giunta di Governo, facendo riferimento solo ai vigenti Contratti di lavoro. E’ noto, difatti, che la posizione gerarchica è data dalla qualifica e, a parità di questa, dalla anzianità di servizio nella stessa. L’assenza di tale previsione creerà ulteriori disparità, in quanto si vorrebbe non tener conto del diritto di anzianità nella mansione ormai acquisito da ciascun lavoratore presso gli Enti accorpati, con conseguenti contenziosi e danni per l’Amministrazione. E infatti non a caso l’art. 8 della L.R. n° 16 del 11/08/2017 ha previsto, al comma 6, che per l’attuazione dell’accorpamento dei Consorzi non trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 24 della L.R. 45/95 che, invece, ben disciplinava le procedure di individuazione delle figure apicali stabilendo che per la nomina del direttore e di tutte le altre figure apicali si doveva procedere considerando il diritto di anzianità e la posizione giuridica. Da mesi, stante al gossip che di solito precede le nomine, si “fantastica” sui possibili papabili alla nomina di direttore generale dei due nuovi Enti e, tra questi, si vocifera la possibilità che vengano nominati Direttori, funzionari già in servizio, i quali pare posseggano titoli ed anzianità inferiori rispetto ad altri. Se così fosse, si vorrebbero capire i criteri che stanno alla base di tali nomine.

3. Il decreto di istituzione dei nuovi Enti (D.P. Reg. n° 467 del 12/09/2017) ha stabilito che i componenti del consiglio d’amministrazione ammontino al n° 9. Tale previsione statuaria risulta illegittima in quanto non tiene conto della norma vigente e cioè dell’art. 13 della L.R. 45/95 che, così come modificato dall’art. 33, comma 2, della L.R. n° 2 dell’08/02/2007, prevede che “il Consiglio di Amministrazione è formato da 5 componenti di cui 3 eletti dall’assemblea dei consorziati e 2 nominati dalla Giunta Regionale, 1 dei quali con funzione di Presidente”. Risulta palese che, tenuto conto delle fonti del diritto, un decreto, sia esso presidenziale che assessoriale, non può modificare una norma di legge votata dal Parlamento Regionale.

4. Difformità nella tempistica delle attività propedeutiche all’entrata in funzione dei nuovi Enti. Nello schema di regolamento tipo, approvato con D.P. Reg. 468/2017, vengono assegnati al Commissario straordinario, ai fini del completamento dell’iter per la piena operatività dei due Consorzi, n° 180 giorni, mentre con il decreto di costituzione dei medesimi due Enti viene stabilito che detto percorso venga completato entro e non oltre il 31/12/2017.

5. Disposizioni transitorie confuse a tratti contorte e probabilmente inattuabili.  Da un lato si dice che il personale mantiene il trattamento economico e giuridico posseduto nei Consorzi accorpati e dall’altro non si tengono in debito conto le procedure previste nei Piani di Organizzazione Variabili in atto vigenti nei medesimi Enti;  Il Commissario Straordinario esercitando tutte le funzioni, che in base allo Statuto e al Regolamento sarebbero di competenza del Presidente, del Consiglio di Amministrazione e del Direttore Generale, accentrerebbe dunque in sé tutte le mansioni di ordinaria e straordinaria amministrazione e potere gestionale.  Tempistica degli adempimenti in capo al Commissario che, oltre ad essere incongruente con il termine fissato in decreto per l’esecuzione degli stessi adempimenti, come prima detto, appare assolutamente inverosimile ed inattuabile. Non è infatti neanche lontanamente pensabile né possibile effettuare, entro 60 giorni, la ricognizione della situazione patrimoniale, economica, finanziaria, dei rapporti giuridici (attivi e passivi), del contenzioso, del personale, effettuare il piano di riorganizzazione funzionale e finanziario (alienazione dei beni mobili ed immobili, individuazione dei possibili componimenti bonari e/o transattivi, rinegoziazione ed efficientamento dei costi per beni e servizi, etc.) e tanto altro ancora. La mancanza di chiarezza e di corretta programmazione determinerà confusione, lungaggini e danni economici.  Allo stesso modo non è certamente possibile pensare di redigere entro 180 giorni, e quindi oltre il termine del 31/12/2017 fissato in decreto, il Piano di Organizzazione Variabile, il Piano di Classifica e di Riparto, il Regolamento per la gestione patrimoniale e finanziaria, il Catasto consortile, il Regolamento elettorale , l’elenco degli elettori e tanti altri importanti adempimenti indispensabili per la normale e regolare operatività dei nuovi Enti. Solo per avere idea di che si parla si pensi che per dotarsi del solo piano di classifica i vecchi Consorzi hanno impiegato diversi anni con impiego di risorse, anche economiche, notevoli.  Adozione del Piano normativo e finanziario per il ripianamento delle passività nebulosa, farraginosa ed incerta. Ciò determinerà l’automatico passaggio ai nuovi Enti di tutta la gran mole di contenzioso, risalente ad anche trent’anni addietro, che ne decreterà la paralisi gestionale in brevissimo tempo.  Confusione nell’adozione dei Piani, dei Regolamenti, nell’emissione dei ruoli, del servizio di tesoreria, nelle funzioni dei Collegi dei Revisori, etc. Alla luce di quanto su evidenziato, la riforma che si vorrebbe attuare certamente vanificherà il raggiungimento delle finalità che hanno guidato il Legislatore nell’emanare la predetta legge e determinerà enormi costi per la collettività. Quando, viceversa, come è nello spirito della Legge, si sarebbe dovuto pensare ad una riforma utile ad adeguare i servizi di bonifica e di irrigazione alle attuali esigenze dell’agricoltura. E allora appare irrinunciabile effettuare una attenta riflessione sulle legittimità ed efficacia dei predetti atti amministrativi emanati nell’ambito della procedura di riforma in atto, in modo da permettere ai nuovi Enti di poter nascere su basi solide, sia dal punto di vista giuridico che organizzativo ed economico e, di conseguenza, riuscire ad assicurare servizi efficienti e produttivi in favore dell’utenza, scongiurando contenziosi e danni per la P.A. che già si profilano all’orizzonte. È desiderio della sottoscritta conoscere le ragioni per le quali una riforma tanto importante, che si sarebbe dovuta attuare in 120 giorni e rimasta a giacere per quasi quattro anni, stia subendo un’accelerazione tanto vertiginosa.

(MAURIZIO DI FAZIO)

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