resoconto Convegno di chiusura del Piano formativo ARCA

resoconto Convegno di chiusura del Piano formativo ARCA

Catania, 20 febbraio 2019 – Crescono le professionalità dedicate al sostegno dei bisogni sociali in mondo del lavoro sempre più complesso, dove il concetto di “produzione”, diventa riduttivo e si sgrana difronte alla varietà dei servizi offerti alla persona, riferibili soprattutto alla disabilità fisica e psichica. “Quando parliamo di lavoro produttivo abbiamo in mente quello che si fa in azienda – commenta Amarildo Arzuffi, direttore Area Formazione Fondimpresa, il fondo interprofessionale che ha finanziato il piano formativo ARCA – Aggiornare e Riqualificare le Competenze Aziendali”, dedicato a 160 lavoratori di 8 strutture dell’ANFFAS regionale, l’associazione Nazionale Famiglie di disabili intellettivi e relazionali, con sedi a Palazzolo Acreide (SR) che è ente capofila, e poi Catania, Messina, Caltanissetta, Scoglitti (RG). Scordia (CT).
“Nel mondo del lavoro si stanno, invece, sempre più affermando queste nuove professionalità– prosegue Arzuffi –anche in termini occupazionali, ed è importante che Fondimpresa punti l’attenzione sulla necessità che esse siano continuamente aggiornate”.
In Sicilia, l’ANFASS rappresenta l’associazione di famiglie e di persone con disabilità più numerosa e maggiormente rappresentativa a livello regionale. “Complessivamente raccoglie un migliaio di famiglie di persone con disabilità” ha spiegato il presidente regionale Giuseppe Giardina, nel corso di un incontro sul più ampio tema delle politiche sociali verso la qualità della vita della persona con disabilità e della sua famiglia, organizzato dalla società Civita srl che assieme al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania (per l’aspetto accademico) è partner del Piano ARCA. Al dibattito sono intervenuti oltre che al direttore del Dipartimento Giuseppe Vecchio e Carlo Colloca, presidente corso di laurea Politiche e Servizi Sociali, i professori Maurizio Avola, Maria Pia Castro e Teresa Consoli che hanno curato la stesura di un questionario e per la rilevazione dei bisogni formativi e dell’analisi della domanda e spiegato lo strumento metodologico Matrici, sviluppato all’interno delle ANFASS. “Attraverso una serie di interviste a famiglie e operatori –spiega Teresa Consoli –intendiamo delineare le esigenze dei portatori di disabilità, delle famiglie e degli operatori. Le ANFASS – prosegue – sono strutture che mostrano contemporaneamente due punti di forza e debolezza. Da una parte, sono capillarmente diffuse sul territorio e costruite sulle relazioni familiari, che è di per sé elemento di forza, ma d’altra parte la figura centrale del presidente viene caricata di responsabilità che rende difficile, a volte, poter adempiere contemporaneamente agli impegni associativi e di rappresentanza con quelli personali di sostegno al proprio familiare disabile”. “Nei rapporti con gli enti pubblici – aggiunge Maria Pia Castro – ANFASS mostra una marcia in più proprio perché le relazioni familiari danno forza alle istanze da rappresentare, ma allo stesso tempo mette in evidenza tutto il divario di competenza tra gli operatori e gli impiegati di uno sportello pubblico”. “Il pubblico, insomma – per Maurizio Avola – si muove con molta lentezza, ha una visione parcellizzata dei servizi e per lo più, si limita a un supporto economico piuttosto che immaginare un progetto di vita, al quale, invece, lavora invece ANFASS”.
Sono intervenuti anche Angelo Cerracchio, ANFFAS Nazionale, Luigi Croce, Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, Nanda D’Amore, Civita, Angela Nania, autorappresentante ANFFAS Catania, raccontando la esperienza.
Il piano ARCA, e ha proposto oltre 15 moduli costituiti per il 53,12% destinati alla qualificazione dei processi produttivi e dei prodotti, per il 31,25% destinati all’Innovazione dell’organizzazione, per il 15,53% destinati alla digitalizzazione dei processi aziendali.
Un momento che è stato anche l’occasione per discutere di temi delicati, ad esempio, al come viene gestita dal personale di tali strutture la sessualità nei pazienti affetti da patologie psichiche, così come indicata nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che riconosce il diritto all’autodeterminazione, oltre a tutte le forme di espressione, e pertanto anche alla sessualità. Particolarmente apprezzati sono stati anche i corsi dedicati al metodo Feuerstein applicato alla disabilità, e la riabilitazione equestre indicata soprattutto per patologie legate allo spettro autistico, alla sindrome di Down, al disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ai disturbi del comportamento dell’età evolutiva.

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