Renzi: il gioco delle tre carte? L’opinione di Angiolo Alerci

Ho ascoltato con particolare attenzione il discorso tenuto da Renzi in occasione della festa dell’Unità , trasmesso in diretta TV, e ne ho apprezzato la chiarezza con la quale ha ritenuto di informare il popolo diessino ed il popolo italiano del suo programma. articolato fino alla scadenza ordinaria del Parlamento prevista per il 2018.

Realizzazione, però, gravata da una particolare condizione: se il Parlamento approverà tutte le leggi di riforma che, nel contempo, saranno presentate.

Si tratta più che di una condizione sospensiva, di una vera forzatura che dovrebbe far ricadere su altri il mancato rispetto di questo formale impegno, assunto nei confronti del popolo italiano.

L’appello-minaccia rivolto alle minoranze del P.D. per concordare eventuali modifiche a leggi già approvate in via definitiva, già formalmente respinto da tutti, può aprire la strada a nuove soluzioni con l’acquisizione, in sede di voto, di parlamentari prevenienti da diverse altre formazioni politiche.

La sinistra del P.D. d il SEL già denunziano la possibilità di questa soluzione, non tenendo conto che il loro comportamento non può in democrazia bloccare i provvedimenti approvati a larga maggioranza, sia da parte degli organismi di Partito che dalla maggioranza dei gruppi parlamentari.

Ma il lungo discorso di Renzi mi ha personalmente creato delle notevoli perplessità dal momento che, spesso, tra il dire ed il fare di Renzi non c’è il mare ma un oceano.

Nel tentativo di avvicinare la minoranza del suo partito e costringerla a votare le riforme, si parla da tempo di modificare la elezione dei nuovi senatori, da elezioni di secondo grado ad elezioni a suffragio universale.

 

 

 

 

 

 

 

L’iter della abolizione del bicameralismo perfetto ha subito troppe modifiche.

Dalla abolizione totale del Senato, organo che nel tempo si è dimostrato inutile, dannoso e costosissimo, alla creazione del Senato delle Autonomie, senza tener conto che sia i comuni, che le province e le regioni avevano da sempre strutture proprie a costo zero, che da sempre hanno interagito con gli organi dello stato.

Ma nel corso delle discussioni al nuovo Senato delle Autonomie sono state attribuite numerose nuove funzioni ,che nulla hanno a che vedere con le “ autonomie”, e che anzi interferiscono con quelle proprie della Camera dei Deputati.

Ai nuovi senatori (?) verrebbe accordata la immunità ed il cosiddetto “costo zero” diverrebbe solo un pio ricordo.

Ed ancora si richiede di includere altre funzioni per ottenere l’unico scopo serio “cambiare tutto per cambiare niente”.

Nel corso della lunga discussione una larga maggioranza si era pronunziata per soppressione “sic et simpliciter” , che avrebbe risolto il problema e non avremmo assistito ai balletti ed a certe scene che resteranno nella memoria di quanti hanno avuto la sventura di seguire in diretta le riprese dal Senato.

Presidente Renzi se la legge così approvata dovesse essere rimessa in discussione, valuti la possibilità di proporre soltanto la soppressione del Senato.

Ho seguito, come sopra ho detto, la intera relazione di Renzi, ma la cosa che mi ha stupito maggiormente è stata la totale assenza nel suo discorso del problema del debito pubblico.

Sottovalutare questo aspetto, nel momento in cui si parla di circa 90/milioni di bonus per i cittadini e per le imprese dal 2016 al 2018, mi è sembrato un po’ esagerato.

Angiolo Alerci

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