Pronto Soccorso Ospedale Umberto I Enna; personale d’eccellenza ma turni massacranti

Di Angela Montalto

Finire al Pronto soccorso dell’Umberto Primo di notte può essere un problema. È quello che racconta un professionista ennese testimone diretto, a causa di un malore, di lunghe attese e malumori. Non è di certo colpa del personale in servizio, medici e infermieri si sdoppiano per seguire il flusso, tumultuoso a volte, delle emergenze, ma la proporzione numerica non regge e capita di attendere anche 13 ore. Il nostro testimone ad esempio è finito in ospedale durante le festività natalizie, giovedì è entrato alle 4 di notte per uscire venerdì alle 13 mentre sabato ci è tornato alle 23 di sera per andar via alle cinque del mattino seguente. Qual è il problema principale? I medici in servizio dovrebbero essere 18, prevede la pianta organica, ma solo 11 si dividono le 24 ore. Uno di notte. E per smaltire le lunghe attese, di mattina e pomeriggio ci sono tre medici a turno ma capita proprio come in queste ultime fredde notti di gennaio che le emergenze si susseguono una dietro l’altra. Ecco l’esperienza del professionista, che chiede di non pubblicare il suo nome. “Di notte, in periodo festivo – dice – è quasi imbarazzante stare al pronto soccorso. In una delle due occasioni (sabato), c’era in servizio una giovane dottoressa che correva a destra e a sinistra, passando da un paziente all’altro. I medici in quel reparto sono da lodare, si fanno in quattro per seguire tutti e bene e così gli animi degli ammalati si esasperano, pronti alla rissa e la frustrazione dei medici, che allargano le braccia e si scusano, sale alle stelle. Idem per gli infermieri al triage, che dopo avere assegnato il codice di urgenza cominciano a dare una mano e seguire i sopraggiunti”. Quella di giovedì e sabato sono state davvero due lunghe notti: giovedì un’anziana con il femore rotto – riferisce il testimone – è rimasta per ore interminabili su una barella, in attesa di radiografie e del consulto ortopedico. Mentre faceva giorno si avvicinava il suono di un’ambulanza che portava un’altra donna, impiegata presso l’Azienda sanitaria, con un ginocchio spaccato e da suturare in fretta, mentre un uomo con un principio di ictus aspettava di fare esami approfonditi. In reparto c’era un medico, tre infermieri e un inserviente al quale tocca trasferire i pazienti nei reparti. “In una stanza di tre metri eravamo in sette, tutti di malumore per il dolore, per l’ansia, per l’attesa snervante – così continua il racconto del professionista – Ma con chi te la prendi? Con i medici che fanno un gran lavoro e passano da una diagnosi all’altra come se fossero stanze? Il problema non è la competenza dei medici ma il pericolo di sbagliare nella fretta. Quel sabato, la giovane dottoressa in servizio aveva un volto così stanco da fare quasi tenerezza”. Il pronto soccorso di Enna raccoglie oramai le richieste di un bacino molto ampio ma viene intasato anche da richieste “impossibili”. Molti utenti per eccesso di prudenza o di timore si presentano in reparto anche per una febbre a 39 piuttosto che usufruire dei Ppi, i punti di primo intervento attivi dalle 8 del mattino all’interno del medesimo ospedale oppure nelle ore notturne in Guardia medica (in via Calascibetta, una traversa di viale Diaz). Il primario del Pronto soccorso così replica. “Sì, c’è una difficoltà oggettiva determinata dalla carenza del personale – confessa Renato Valenti – una mancanza che riguarda anche i reparti-fratelli con i quali collaboriamo a stretto giro come Radiologia e Laboratorio analisi e ciò determina inevitabilmente ulteriori ritardi. Ma presto dovrebbero arrivare i rinforzi”. In sintesi completata una lunga attesa per arrivare al cospetto del medico, si deve attendere che si liberi il portantino per recarsi a fare una radiografia, così prevede il regolamento, a sua volta il medico del pronto soccorso deve aspettare che arrivino i referti dagli altri reparti. La direzione aveva chiesto due medici in più, ma è arrivato lo stop dall’assessore regionale. Anche se, dicono a denti stretti all’Umberto Primo, nei pronto soccorsi di altri ospedali ennesi il personale c’è e gli ammalati no. Insomma è un po’ come cantava Angelo Branduardi nella sua “Fiera dell’Est” “…e venne il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo”.

Angela Montalto

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