Presentato il disegno di legge per garantire la sicurezza negli ospedali etnei. Promotori: Fsi-Usae, Scavone e altri 16 senatori

Presentato il disegno di legge per garantire la sicurezza negli ospedali etnei. Promotori: Fsi-Usae, Scavone e altri 16 senatori

Presentato il disegno di legge n. 2909 “Disposizioni per garantire la sicurezza, l’ordine pubblico e l’incolumità di cittadini ed operatori sanitari presso le strutture ospedaliere e i presidi ambulatoriali di guardia medica”, promosso dalla Fsi-Usae, dal Senatore Scavone e da altri 16 senatori. A renderlo noto è Calogero Coniglio, segretario territoriale della provincia di Catania e coordinatore nazionale Fsi-Usae Federazione Sindacati Indipendenti aderente alla Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei.

Si tratta di disposizioni che mirano a garantire la sicurezza, l’ordine pubblico e l’incolumità di cittadini ed operatori sanitari presso le strutture ospedaliere. Un provvedimento necessario dopo le gravi aggressioni avvenute negli ultimi mesi nei pronto soccorso etnei. Basta ricordare il caso di un medico aggredito la notte di San Silvestro scorso presso il pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele perché si era rifiutato di fornire il nome di una ricoverata che aveva avuto un incidente con la moglie di uno degli aggressori. E, da ultimo, nella notte del 18 settembre 2017 il caso di una donna, medico di guardia in servizio a Trecastagni, stuprata da un giovane.

“Negli ultimi cinque anni, l’organizzazione sindacale Fsi-Usae (Federazione Sindacati Indipendenti), aderente alla Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei, guidata dal segretario generale Adamo Bonazzi – si legge nel disegno di legge – ha denunciato, soltanto nei vari presìdi ospedalieri siciliani, circa 63 aggressioni, di cui 12 nel 2015, 14 nel 2016 e 15 nel 2017. L’articolazione regionale di tale organizzazione sindacale, in Sicilia, ha profuso un continuativo impegno sul tema della sicurezza a opera del segretario territoriale e coordinatore nazionale Calogero Coniglio, contribuendo in maniera significativa a tenere desta l’attenzione sul problema delle aggressioni cui sono frequentemente soggetti medici e infermieri. Le conseguenze di ogni episodio di aggressione si ripercuotono sugli operatori sanitari che, per tutelarsi sono obbligati a stipulare un’idonea assicurazione per rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale, poiché l’azienda ospedaliera non copre la colpa grave. Inoltre le conseguenze di questi episodi si ripercuotono, inevitabilmente, sul senso di sicurezza dei cittadini, che proprio presso le strutture ospedaliere chiedono di essere protetti e al sicuro. Ci si trova dunque di fronte a una progressione di violenze, difficilmente arrestabile in forma autonoma, per cui non è rinviabile l’adozione di valide soluzioni volte ad assicurare la sicurezza di chi opera per la salute (medici, infermieri e così via) dei cittadini italiani e per la sicurezza dei cittadini stessi. Oggi, i presìdi di polizia all’interno delle strutture ospedaliere dipendono dalle questure territoriali e sono attivati su richiesta delle amministrazioni per ragioni di sicurezza e di opportunità debitamente motivate, ove le risorse di personale e di organizzazione lo consentano, e grazie alle denunce della Fsi-Usae finalmente nasce un disegno legge nazionale”.

L’articolo 1, comma 1, del presente disegno di legge prevede che presso ogni pronto soccorso dei presìdi ospedalieri di primo e secondo livello venga istituito un presidio fisso di polizia, col compito di tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza, composto almeno da un ufficiale di Polizia giudiziaria e almeno due agenti.

Il comma 2 stabilisce che nei presìdi ospedalieri di base – cioè quelli con un bacino d’utenza inferiore, che è tra gli 80.000 e i 150.000 abitanti, qualora non sia possibile, per ragioni organizzative o economiche, istituire il presidio fisso di polizia – agenti di polizia sorveglino i presìdi di base, anche attraverso contatti diretti e frequenti con il personale sanitario, al fine di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica.

L’articolo 2 pone a carico del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’interno, l’onere di emanare un decreto, entro sessanta giorni dall’approvazione della legge, con il quale ricollocare i presìdi ambulatoriali di guardia medica in ambiente protetto. Infine all’articolo 3 si prevede che dalla legge non derivino nuovi o maggiori oneri per le finanze pubbliche.

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