Precari, la Consulta Europea si esprimerà il 17 maggio

Il Presidente del comitato dei precari nonchè Presidente della commissione affari europei U.R.P.S informa che la Corte Costituzionale ha fissato l’attesa udienza, rinviato a giugno, sulla legittimità della normativa italiana sui contratti di lavoro a termine: si svolgerà il 17 maggio 2016.

Arriverà, quindi, con quasi un anno di ritardo quel parere che i giudici della Consulta avrebbe dovuto rendere noto, su spinta della Corte di Giustizia europea, come indicato nella sentenza dello scorso 26 novembre.

Quella sulla reiterazione dei contratti a termine di docenti e Ata, oltre i 36 mesi, è del resto un partita delicata. Così se lo Stato italiano dovesse perdere, comporterebbe un danno considerevole per l’erario. Perché assieme alla stabilizzazione, un precario con titoli, con almeno 36 mesi di servizio, dovrebbe mediamente percepire attorno ai 25mila euro di risarcimento.

Ora, se tutti dovessero avanzare richieste di risarcimento, il danno potenziale per l’erario sarebbe pari a qualcosa come 5 miliardi di euro. Una cifra enorme che, probabilmente, sta mettendo in crisi i giudici della Corte Costituzionale.  

In questo caso, soddisfazione del Presidente Regalbuto (considerato che la maggior parte dei lavoratori è siciliana o di origine comunque la maggior parte del sud) al pensiero di veder vinta una battaglia di principio e di sostanza. Come noto su questa materia la Corte di Giustizia europea ha già da tempo espresso il proprio giudizio negativo. Risale infatti al 26 novembre 2014 la pronuncia con cui la Corte di Lussemburgo ha pesantemente censurato lo Stato italiano per l’abuso dei contratti a termine nel comparto scuola. Ora da mesi i precari della scuola, che in gran numero hanno avviato una vertenza per avere riconosciuto il proprio diritto alla stabilizzazione dopo tanti anni di supplenza, aspettano che anche la Corte Costituzionale si esprima finalmente e coerentemente su tale materia.

Questa vertenza assume ancor più rilevanza a fronte di un piano di assunzioni varato dal Governo che esclude ancora tanti lavoratori precari (docenti e ATA) che avrebbero titoli e requisiti per poter essere immessi in ruolo. Il comitato con i propri legali, dopo essere già intervenuto nella causa svoltasi presso la Corte di Lussemburgo, parteciperà anche alla discussione del giudizio in Corte Costituzionale e proseguirà con tutte le ulteriori iniziative che si renderanno necessarie – tanto sul piano legale che sindacale – per soddisfare i diritti legittimi dei lavoratori precari.

Il parere della Consulta – spiega il presidente Regalbuto – diventerà anche e soprattutto determinante per l’esito di migliaia di ricorsi pendenti nei tribunali: l’attesa, più che per i risarcimenti adeguati, sempre più spesso considerati favorevolmente dai giudici, riguarda soprattutto il nodo della stabilizzazione di tutti coloro che, non solo nella scuola ma in tutto il pubblico impiego, hanno operato nello Stato anche non continuativamente per almeno 36 mesi, con i titoli richiesti, su posti vacanti”.

L’espressione della Corte Costituzione – continua il Presidente Regalbuto – diventa quindi l’ultimo anello per completare quel processo di avvicinamento alla normativa europea sul diritto al lavoro e sulla lotta al precariato reiterato negli anni. E avrà effetti diretti pure sulla concessione, anche questa già sufficientemente consolidata, degli scatti di anzianità comprensivi del periodo di precariato, del pagamento dei mesi estivi e di tutte quelle indennità che vengono negati ai supplenti in mancanza di ragioni sostitutive”

Conclude il Presidente Regalbuto: “Questa vittoria fa da apri pista a tutti gli altri precari della pubblica amministrazione, vedi Lsu, ex pip, Asu, forestali, e perché no, inserendo anche per le provincie di Enna e Caltanissetta, gli ex Rmi e tutti i dipendenti delle partecipate provinciali e regionali che hanno svolto diversi anni di servizio per gli enti pubblici”. In Sicilia i precari sono circa 24 mila, ed esattamente 18.550 lavoratori precari degli Enti locali, 5.800 ASU e 2200 precari ASP. A questi si aggiungono poi, solo per le provincie di Enna e Caltanissetta, i 1400 ex r.m.i., oggi cantieri di servizio e circa un migliaio nelle partecipate.

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