Pira ad Avvenire: “Si continua a parlare alla pancia della gente e non al cuore o all’anima”

Pira ad Avvenire: “Si continua a parlare alla pancia della gente e non al cuore o all’anima”

Roma- “I social rappresentano una sorta di Minculpop, in cui non vi è confronto, e possono avviare un flusso di informazioni funzionale alla propria tesi. Si registra un meccanismo di disintermediazione, perché i post sui social vengono virgolettati e diventano dichiarazioni”.

Lo ha dichiarato il sociologo siciliano Francesco Pira docente di comunicazione e giornalismo all’Università di Messina, intervista dal giornalista parlamentare e quirinalista, Angelo Picariello, pubblicata a pagina 3 dal quotidiano cattolico Avvenire. In un’attenta e argomentata analisi sulla situazione politica Picariello ha sottolineato come “i leader attuali hanno tutti scalato le loro posizioni non nelle sezioni o nelle scuole di partito di una volta ma padroneggiando i 140 caratteri di Twitter o le tecniche di condivisione di Facebook”. Il giornalista del quotidiano della CEI ha ricordato come :”era appena uscito, nel 2012, il libro La net comunicazione politica, presentato alla Camera dei Deputati del professor Francesco Pira, grande studioso del fenomeno. Dopo sei anni Pira è ritornato sul ‘luogo del delitto’ per mettere a fuoco la patologia di un fenomeno che nel frattempo si è definitivamente affermato. Nei giorni scorsi insieme a un altro esperto del settore, Andrea Altinier, ha pubblicato per i tipi di ‘LibreriaUniversitaria.it’, in collaborazione con l’ università salesiana, il volume Giornalismi – La difficile convivenza con fake news e misinformation. È il frutto di un lavoro di ricerca e monitoraggio della Rete durato circa 2 anni.

“Si continua a parlare alla pancia della gente – ha detto ancora il sociologo Francesco Pira ad Avvenire – meno al cuore e all’ anima. Il Presidente della Repubblica, nel discorso di Capodanno, aveva più volte ripetuto la parola responsabilità. Pur cogliendo la nuova fase della comunicazione politica e i nuovi linguaggi aveva invitato partiti e movimenti alla riflessione. Ma il problema è più generale, riguarda l’ Europa e il mondo. È la fase della deideologizzazione totale. Recenti ricerche dimostrano come alcuni gruppi di persone interessate alla politica continuino a credere a una notizia, a commentarla e a diffonderla, anche quando viene loro spiegato e dimostrato che si tratta di un falso”.

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