Pergusa: una vergogna che ormai va avanti da mesi

Intorno al lago di Pergusa c’è una strada importantissima ma che mai nessuno ha pensato di denominare. Tutti la chiamano stradella di servizio ed in effetti la strada svolge un “servizio” molto utile poiché è l’unica via per raggiungere uno dei pochi alberghi rimasti a Enna nonché le innumerevoli villette ed abitazioni che sorgono intorno al lago. Attraverso di essa è possibile raggiungere anche la bellissima “Selva Pergusina” gestita dal Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali e che giornalmente è meta di gite di scolaresche e di quanti, cercando un contatto con la natura, vi si recano per respirare un po’ di aria buona e per ammirare un panorama di rara bellezza.

Fare un giro attorno al lago di Pergusa, inoltre, è sempre stata una delle cose più belle di cui gli ennesi e i visitatori abbiano mai potuto godere per gli splendidi scorci sul lago del mito di Proserpina e non c’è una sola coppia d’innamorati che, in ogni epoca, abbia mai rinunziato a tale piacere.

Da circa nove mesi l’importante anello stradale è spezzato. C’è un tratto di alcune centinaia di metri chiuso al traffico e ciò crea notevoli problemi a tutti coloro che giornalmente devono percorrere la strada che adesso è divisa in due spezzoni, non più collegati, e divenuti a doppio senso di circolazione.

La strada abbastanza stretta, in alcuni punti descrive delle curve cieche e ovviamente il doppio senso di circolazione ne rende particolarmente pericoloso il percorso. Qualcuno ha però deciso che dev’essere così nonostante il tratto ancora chiuso al traffico sia transitabile in tutta tranquillità.

La strada fu sbarrata nello scorso autunno quando un nubifragio di notevole intensità determinò l’invasione della carreggiata da fanghiglia.

La strada oggi è però completamente libera e transitabile poiché il fango presente è stato da tempo sospinto ai margini della superficie asfaltata nonostante non sia stato portato via. Al momento attuale il massimo disagio potrebbe essere quello di trovarsi dinnanzi a delle banchine non transitabili per circa duecento metri, inspiegabilmente però si preferisce mantenere chiuso il tratto di strada con conseguente doppio senso di marcia nei due tratti dell’importante arteria e creando un pericolo ben maggiore per le centinaia di persone che giornalmente a piedi, in auto o in bicicletta spesso sono costrette a rischiare la vita. Nel caso accadesse l’irreparabile chi dovremo ringraziare questa volta?

Michele Pirrera

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