Pergusa: oltre un centinaio di Runner domenica scorsa per ricordare Maurizio Vaneria

É già caldo il sole, seppur settembrino, quando alle 8 e mezza del mattino gli amici di Maurizio Vaneria, il ciclista ucciso martedí scorso, sulla Pergusina, da un automobilista, Pasquale Mingrino, che si é poi dato alla fuga, si incontrano all’autodromo di Pergusa per correre nel suo nome. Sono oltre un centinaio, molti runner e qualche ciclista, perché in fondo Maurizio era entrambi. Adorava la corsa ma non disdegnava la bici. Come al richiamo del suono della tromba che chiama al raduno, gli atleti hanno risposto all’appello lanciato via Facebook da Sergio Trapani, sportivo e amico di Maurizio, che invitava tutti a Pergusa a fare una corsa assieme e onorare, così, la memoria di quest’uomo. In prima fila c’è Serena, 16 anni, figlia di Maurizio, che al termine ha tra le mani un mazzo di fiori, regalatole dai partecipanti. Lo aveva promesso nella lettera che aveva scritto per il padre e che poi aveva  letto al termine del funerale. ” Da oggi, papà mi allenerò con costanza, e correrò per te”.  ” L’iea di fare qualcosa che ci facesse stare vicini anche alla famiglia, che ci tenesse uniti come sportivi, mi é venuta al funerale di Maurizio – dice Trapani – Le parole di Serena hanno toccato il cuore a tutti. Così ho lanciato l’iniziativa su Facebook ed eccoci. Saremmo stati anche di più. Tanti sono fuori per gare e compitazioni sportive” . Tra chi affronta questi 5 chilometri di corsa, che fanno da anello al lago del mito di Proserpina c’è anche Enzo Vaneria , uno degli undici fratelli di Maurizio, che é arrivato dalla Germania, per dare l’ultimo saluto a fratello . “Sapevo che mio fratello qui era molto amato – dice – ma vedere tanta gente in suo onore da la dimensione del grande affetto che ha seminato Maurizio. Grazie ” . Non c’è un fischio di inizio. Gli atleti corrono, insieme, non c’è una gara, non bisogna arrivare primi, c’è un tenersi vicini per esorcizzare la paura, per superare una tragedia. ” Credo di essere stato l’ultimo a vedere Maurizio vivo – dice Luigi Giummulé, profondamente provato da questa disgrazia-  Ero fermo all’ ingresso della pista , quel pomeriggio, che aspettavo un altro runner, Paolo Savoca. Maurizio aveva finito l’allenamento. Solitamente si fermava a parlare. Ma quella sera lui aveva fretta di andare a casa. Sembrava volesse piovere. Quindi ci siamo salutati ed é andato via. Se si fosse fermato, anche pochi minuti, forse oggi sarebbe ancora qui”.  Anche il vigile del fuoco, Enzo Rindone, che aveva salutato ai funerali in lacrime, dal pulpito, Maurizio, corre in nome dell’amico e compagno di allenamento. Al termine é lui ad elevare una preghiera, alla quale tutti si uniscono. E quando Serena, fa lo sprint finale,  per arrivare prima, scatta l’applauso. Un applauso che non é gioia, allegria, festa. Piuttosto un’applauso che celebra la vita, quella che continua, quella di una sedicenne che fa  i conti con l’orrore. Perché se è vero che Mingrino,fermato dalla polizia stradale all’indomani dell’incidente, rimane in carcere, emergono particolari inquietanti che gettano una luce ancor più sinistra su quest’uomo, che non solo ha investito un inerme ciclista ma non si é neppure fermato a vedere se si potesse ancora fare qualcosa. Secondo indiscrezioni, le immagini sbobinate già la sera stessa della tragedia, dalla Polizia Municipale, ritraggono Mingrino, subito dopo avere ucciso il povero Vaneria, ad Enna bassa, a qualche decina di metri dall’ospedale. L’uomo scende dalla macchina e controlla distrattamente i danni. Chiude l’autovettura ed entra in un’ottica,  che c’è lì, a pochi metri, per dare un’occhiata agli occhiali. Dopo di che risale sulla sua Alfa 156 amaranto, ancora sporca di sangue e torna a casa.

Pierelisa Rizzo

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