Palermo, si presenta il rapporto migrazioni in Sicilia 2016

Presentazione IV Rapporto Migrazioni in Sicilia 2016
venerdì 21 aprile 2017, ore 9.30 – 13.00
Palermo, Complesso Monumentale dello Steri, Chiesa Sant’Antonio Abate,
Piazza Marina, 61

Sintesi Rapporto

Sezione Popolazione
Quanti sono gli immigrati in Sicilia. Al 1° gennaio 2016 gli stranieri residenti in Sicilia sono 183.192, il 3,6% della popolazione regionale. Si conferma la contrazione dei ritmi di crescita dei cittadini stranieri nel corso degli ultimi anni. L’aumento rispetto all’anno precedente è del 5,2% (+ 9mila unità). Diversamente dal dato nazionale dove la componente femminile rappresenta il 52,6% del totale, in Sicilia gli uomini costituiscono il 51,1% della popolazione straniera
Fanno più figli. Se a livello nazionale continua a ridursi il contributo positivo alla natalità generato dalle collettività straniere, i nuovi nati in Sicilia da genitori entrambi stranieri passano dai 2.161 del 2014 ai 2.229 del 2015, con un’incidenza sul totale dei nuovi nati del 5,2%. I dati relativi agli ultimi 3 anni (dal 2013 al 2015), evidenziano tassi di fecondità mediamente più elevati (superiori o uguali a 2 figli vs 1,3 figli) ed età medie inferiori (quasi 28 anni vs 31 anni) per le madri straniere.
Meno unioni. Nel 2015, si registra rispetto all’anno precedente una flessione sia dei matrimoni con sposi entrambi stranieri, sia delle celebrazioni con sposa italiana e sposo straniero. Il rito prescelto è quello civile. Delle 20.638 unioni civili e religiose registrate nel corso dell’anno in Sicilia, sono 1.087, il 5,3% delle unioni dell’Isola, quelle in cui almeno uno sposo è straniero. In 711 casi lo sposo è italiano e la sposa straniera, in 188 casi lo sposo è straniero e la sposa è italiana. Gli uomini siciliani hanno sposato soprattutto donne provenienti dall’Est Europa, mentre le donne siciliane hanno scelto in prevalenza cittadini tunisini, marocchini e rumeni. La percentuale più alta di unioni tra sposi entrambi stranieri in Sicilia ha riguardato soprattutto i cittadini di nazionalità rumena (25,2%).
Meno separazioni. Nel 2014 rispetto all’anno precedente si riduce il numero di separazioni tra coppie miste (da 4,4% a 3,9%) e delle separazioni con moglie italiana per nascita e marito straniero o italiano per acquisizione (da 34,9% a 26,6%), ma aumenta il numero delle separazioni con marito italiano per nascita e moglie straniera o italiana per acquisizione (da 65,1% a 73,4%). Il numero dei divorzi delle coppie miste rimane pressoché stabile negli ultimi tre anni. La durata media del matrimonio è di 13 anni. Si abbassa la percentuale dei divorzi con marito italiano per nascita e moglie straniera o italiana per acquisizione (dal 75,5% del 2013 al 64,4% del 2014) e aumentano invece i divorzi con moglie italiana per nascita e marito straniero o italiano per acquisizione (dal 24,5% del 2013 al 33,6% del 2014).
Provenienze. Al 1° gennaio 2016 i cittadini rumeni, con 53.189 presenze, continuano a primeggiare la classifica delle nazionalità presenti in Sicilia (+2.417 unità rispetto al 1° gennaio 2015). Seguono i cittadini stranieri provenienti dalla Tunisia (19.244), dal Marocco (14.840), dallo Sri Lanka (13.452) e dal Bangladesh (8.134).
I cittadini rumeni costituiscono la prima collettività nelle province di Catania (10.737), Ragusa (7.515), Messina (7.301) e Palermo (6.909). I tunisini si concentrano soprattutto nelle Province di Ragusa (7.952) e Trapani (5.364). I marocchini sono presenti in misura maggiore a Messina (3.258) e a Palermo (2.641). Gli immigrati dello Sri Lanka si distribuisco in prevalenza tra le Province di Messina (4.402), Palermo (3.902) e Catania (3.736). I bangladesi risiedono quasi esclusivamente nella Provincia di Palermo (5.874).
Permessi di soggiorno. Al primo gennaio del 2016, le persone con permesso di soggiorno in Sicilia risultavano 113.474, rappresentanti il 2,9% del totale dei titolari di permessi di soggiorno a livello nazionale. La maggior parte dei permessi di soggiorno nella Regione è intestata ad un maschio (60%). Quasi il 16% dei titolari di un permesso valido è di nazionalità tunisina (17.942 persone). Seconda nella graduatoria decrescente è la comunità marocchina (14.548 persone) con una crescita del 62% negli ultimi otto anni. Al terzo posto, si colloca la comunità dello Sri Lanka, ormai radicata sul territorio siciliano con 12.600 permessi nel 2016. La comunità bengalese triplica la propria presenza tra i titolari di permesso di soggiorno negli otto anni considerati, passando da 2.451 individui del 2008 ai 7.310 di inizio 2016. La crescita è maggiormente sostenuta per la componente maschile. La comunità albanese si pone al quinto posto tra le collettività più numerose per permessi di soggiorno detenuti (6.904 individui). Il maggior numero assoluto dei permessi si rileva nelle province di Palermo (21,7%), Catania (20,5%), Messina (15,8%) e Ragusa (13,6%).
Oltre un quinto dei titolari di permesso è minorenne (21,3%) mentre la maggior presenza si concentra nelle classi centrali tra i 25 e i 39 anni. I titolari di permesso di soggiorno maschi e celibi sono quasi 44mila, a fronte di 23mila femmine, e presentano una variazione percentuale nell’ottennio del 124,6% (le femmine del 74,2%). Crescono anche consistentemente, ma con trend inferiore al precedente (+55,8%), i coniugati che passano da 29mila del 2008 a quasi 45mila e 500 del 2016.
Minori. I minori presenti in Sicilia al 1° gennaio 2016 sono 35.365, il 19,3% dei cittadini stranieri residenti in Regione. L’aumento rispetto al 2015 è pari a 1.202 unità, ma se rapportiamo il numero dei minori al totale della popolazione straniera (183.192), si registra una flessione di 0,3 punti percentuali. Il 52,5% dei minori stranieri è costituito da maschi (18.582). A livello provinciale, la maggiore incidenza di minori sui residenti stranieri si registra a Ragusa (22,1%). Seguono Agrigento (20,4%), Palermo (19,2%) e Catania (19,1%).
Istruzione. Nell’a.s. 2014/2015 vi è stato un incremento a livello regionale del nu-mero di alunni stranieri. Dai 21.398, nell’a.s 2011/2012, si è passati ai 24.387 nell’a.s. 2014/2015. Dei 24.387 alunni stranieri, il 39,2% è costituito da alunni stranieri nati in Italia. Nel 2014/2015, inoltre, c’è stato un incremento nel numero di alunni con cittadinanza non italiana (cni), entrati per la prima volta nel sistema scolastico, passando da 1.975 nel 2013/2014, a 2.384 nel 2014/2015. Di questi ultimi, il 12,5% si ritrova nella scuola primaria mentre l’11,4% è presente nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Facendo riferimento alla cittadinanza, la maggior parte degli alunni proviene dall’Europa, seguita dall’Africa, America, Asia. La presenza di alunni stranieri a livello regionale è soprattutto nella scuola primaria, alla quale segue la secondaria di primo grado, di secondo grado e la scuola dell’infanzia.
Questione abitativa. Tra le questioni più pressanti che certamente interessa le condizioni di vita degli immigrati in Sicilia è presente quella riconducibile alla domanda abitativa che, rispetto alle “tradizionali” forme di disagio, tende sempre più ad assumere i caratteri della vera e propria emergenza. È proposta una indagine esplorativa sulle condizioni/forme dell’abitare in relazione ad una possibile tipizzazione delle condizioni di disagio/emergenza che le caratterizzano. Tale profilo è sinteticamente rappresentato nel modello concettuale definito da quattro quadranti costituiti dall’intersezione di altrettante variabili: le condizioni di occupazione “regolare” o abusiva degli alloggi e la localizzazione territoriale (comuni capoluogo o comuni minori) riferita agli ambiti di analisi (Area metropolitana di Palermo e Sicilia Sud-Orientale). Alla luce delle suddette considerazioni è stato delineato il profilo di quattro tipi di forme di disagio/emergenza abitativa che interessano gli immigrati.

Sezione Lavoro
Lavoro. L’Inps conta quasi 70 mila iscritti, tra lavoratori extracomunitari e dei Paesi dell’Europa dell’est. Il 38% è dipendente nel settore dell’agricoltura e della pesca, mentre quasi il 30% è impiegato come domestico. Nonostante la maggiore “flessibilità” ad accettare lavori sottodimensionati, i cittadini stranieri hanno subìto in maniera più intensa degli italiani l’impatto della crisi economica: dal 2011 il tasso di occupazione degli stranieri del Mezzogiorno scende di 4 punti percentuali (è al 53,2% nel 2016) a fronte di un calo di 0,5 punti per gli italiani (42,9% nel 2016).
Nel 2015, le imprese straniere registrate in Sicilia sono 27.766, con un incremento rispetto nel quinquennio del 21,6%.
Rimesse. In linea con il trend nazionale sembra essersi stabilizzato l’invio di rimesse dalla Sicilia. Nel 2015, infatti, gli stranieri che vivono in Sicilia hanno inviato all’estero 190,7 milioni di euro (-3,9% rispetto al 2014). In base ai dati Banca d’Italia, il Paese che ha beneficiato maggiormente di rimesse dalla Sicilia è la Romania dove, nel 2015, sono arrivati 60 milioni di euro, seguiti dal Bangladesh, dalla Repubblica Popolare cinese e dallo Sri Lanka. L’analisi del valore pro-capite delle rimesse (1.176 euro nel corso del 2015) vede al primo posto per invio di rimesse i cittadini bengalesi (2.868 euro), seguiti dai cinesi (oltre 2.600 euro pro-capite) e dai filippini (1.270 euro). Valori pro-capite considerevolmente sotto la media nazionale si registrano per tunisini e marocchini, e anche per albanesi, polacchi e ghanesi.
Cooperative miste. Una finestra interessante si apre con una piccola indagine su imprese “miste”, ossia co-fondate e/o co-gestite da italiani e stranieri, dalla quale emerge l’importanza commerciale di un prodotto “contaminato” da culture diverse. Dalle interviste emerge chiaramente come i veri problemi dell’impresa mista non sono riconducibili al suo essere “mista”, ma quelli più strutturali della debolezza del tessuto imprenditoriale siciliano e della precarietà economica e giuridica degli immigrati.

Sezione Salute
Accoglienza sanitaria allo sbarco. I dati relativi all’assistenza sanitaria agli sbarchi hanno il pregio di essere rappresentativi per consistenza numerica, distribuzione di genere ed età e possono essere utilizzare per stimare, oltre che la frequenza, distribuzione e gravità di alcune delle patologie riscontrate al triage, anche gli interventi sanitari (visite, medicazioni, farmaci, ecc.) durante l’assistenza offerta “in banchina” e i ricoveri o le consulenze predisposte con l’invio presso le strutture ospedaliere del territorio. Sono stati messi a disposizione dalle ASP, e quindi riportati, i dati rilevati per gli anni 2015 e 2016 (disponibili al momento della rilevazione) presso il porto di Trapani (allo sbarco e presso Hotspot), Lampedusa (Hotspot), Palermo, Augusta, Porto Empedocle e Palermo. I dati, seppur frammentati e non omogenei, permettono di tracciare un profilo di salute della popolazione che sbarca sulle coste siciliane di “migrante sano” con eventuali problematiche di salute correlate alle precarie condizioni di vita, prima della partenza per l’Italia, di viaggio e quindi di accoglienza all’arrivo.
Minori stranieri non accompagnati: accertamento dell’età. Il 29 Marzo è stata approvata (dopo più di 3 anni) la legge sulle “Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e altre disposizioni concernenti misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”, la prima, in Europa, che delinea in un testo unico il sistema di protezione e accoglienza per i minori stranieri non accompagnati (MSNA). Pertanto, si rende non più procrastinabile la messa in atto su tutto il territorio nazionale del “Protocollo per l’identificazione e per l’accertamento olistico multidisciplinare dell’età dei minori non accompagnati”, per evitare il ricorso ad esami medici invasivi, quando inutili, e maggiori garanzie procedurali, tra cui la presenza di mediatori culturali, anche durante l’accertamento.
A proposito di vulnerabilità. Il binomio migrazione e vulnerabilità farebbe pensare ad una fragilità intrinseca del soggetto migrante, una volta che ha conosciuto l’esperienza dell’esilio. Eppure la drammaticità dei transiti e spesso le condizioni di vita altrettanto difficili nei contesti d’origine giustificano solo in parte la suddetta equazione. In realtà, i gruppi migranti hanno spesso una capacità di resilienza molto alta, e il loro ammalarsi non è attribuibile ad una predisposizione interna o a un’identica causa esterna. Vanno considerati i luoghi dell’accoglienza come territori in cui lo slancio vitale dei migranti rischia di arenarsi e trasformarsi in sofferenza e follia se non supportato da adeguate progettualità e risposte istituzionali.
L’assistenza sanitaria al richiedente o al titolare di protezione internazionale. Le condizioni di salute autodichiarate e rilevate dall’indagine “Fuori campo. Richiedenti asilo e rifugiati in Italia: insediamenti informali e marginalità sociale”, voluta da Medici senza Frontiere Italia in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Economiche Aziendali e Statistiche dell’Università di Palermo, forniscono un segnale d’allarme: l’86,5% di coloro che sono arrivati in Italia da meno di tre mesi ed il 50,6% di quelli che sono in Italia da più di tre mesi riferiscono di aver avuto almeno un problema di salute nell’ultimo mese, spesso rimasto inascoltato. Le precarie condizioni abitative e la difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale acuiscono i problemi.

Sezione Media, Cittadinanza e Partecipazione
Migranti e social media. Il tema del rapporto fra migrazioni e social media prende in considerazione sia lo scenario che riguarda l’uso che dei social media fanno i migranti nelle diverse fasi del processo migratorio e dei percorsi di integrazione, sia lo specifico effetto che questo uso determina nella costruzione del “racconto” dell’esperienza migratoria, per chi lo fa e per chi lo ascolta.
Giustizia e Corti islamiche. Le Corti islamiche in occidente rispondono a quesiti generali e decidono casi concreti negli ambiti più diversi, offrendo soluzioni che possono essere in contrasto con principi e regole proprie del diritto dello Stato. Operano all’interno delle moschee, in appartamenti privati o nell’ambito di Istituzioni riconosciute dai singoli ordinamenti giuridici (Regno Unito, Olanda, Danimarca). Interpretano le fonti sacre secondo le varie scuole di pensiero in cui si divide la scienza giuridica musulmana. Applicano la Sharia, il diritto islamico, secondo il principio di personalità del diritto a tutti i musulmani che vi si rivolgono, operando come giurisdizioni parallele a quella statuale, fondata invece sul principio di territorialità del diritto. Perpetuano un modello nel quale il diritto e chi lo applica traggono, rispettivamente, autorità il primo e legittimazione il secondo dalla coincidenza tra il precetto religioso e quello giuridico.
Migrazione e partiti politici. Cosa scrivono online partiti e leader sul tema migrazione? È presentata una sintesi dei risultati di una ricerca esplorativa realizzata sui siti ufficiali di alcuni partiti italiani (Partito Democratico, Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle) e sulle pagine Facebook dei loro leader, mostrando le diverse modalità di costruzione della issue e le varie cornici interpretative utilizzate.
Rom a Palermo. Quali le ragioni della persistenza di stereotipi e di luoghi comuni sul popolo romanì? I dati di survey, emersi nel corso di una recente ricerca condotta nella città di Palermo, consentono di sottolineare la necessità di trattare la “questione rom” non più come problema emergenziale, ma come “questione politica”. Soltanto la chiusura dei campi, contestualmente alla elaborazione di politiche abitative rivolte a tutta la cittadinanza, consentirebbe ai Rom di diventare finalmente cittadini attivi e visibili.

Sezione Accoglienza
Il sistema di accoglienza. L’Italia ha cominciato a configurarsi come uno dei principali paesi di riferimento nell’ambito del sistema europeo di protezione. Tra il 1° gennaio e il 29 dicembre 2016 le persone sbarcate nella penisola hanno fatto registrare una quota pari a 180.375 unità, attestando un incremento del 17,4% rispetto al 2015. La Sicilia ha costituito, già a partire dallo scoppio della “crisi migratoria” del 2011, una delle regioni cruciali tanto nel panorama del primo soccorso, quanto in quello della prima e della seconda accoglienza. Stando alle statistiche diffuse dal Ministero dell’Interno, nello scarto temporale compreso tra il dicembre del 2011 ed il novembre del 2015, l’Isola è stata la regione con il più alto numero di presenze nelle strutture preposte all’ospitalità delle persone bisognose di protezione. Tale trend ha subìto una significativa flessione a partire dalla fine del 2015 quando, conseguentemente ad una più efficace redistribuzione dei migranti all’interno del territorio nazionale, il primato della Sicilia nella gestione dell’accoglienza è progressivamente passato ad altri contesti regionali. Nella classifica delle aree che ospitano richiedenti asilo e rifugiati l’Isola occupa ad oggi il sesto posto, preceduta dalla Lombardia, dal Lazio, dal Veneto, dal Piemonte e dalla Campania. Al 28 dicembre 2016 i migranti presenti nella regione ed inseriti nel circuito della protezione ammontano a 14.129 unità, con un’incidenza dell’8,0% sul totale nazionale. I richiedenti asilo ed i rifugiati inclusi nell’ambito del reception system siciliano sono distribuiti in misura piuttosto equa all’interno delle strutture recettive siciliane: il 33,0% sono ospitati all’interno di CAS (centri di accoglienza straordinari), il 30,7% all’interno di centri SPRAR, il 32,1% all’interno di centri di prima accoglienza, mentre il 4,3% è trattenuto all’interno di Hotspot.
Approccio “Hotspot” in Sicilia. Dopo l’avvio del cd. approccio Hotspot deciso dalla Commissione Europea nel settembre del 2015, queste procedure rimangono regolate soltanto da disposizioni amministrative dello stesso Ministero dell’interno. Per molti giuristi, per le associazioni umanitarie e per la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) gli Hotspot sono luoghi di trattenimento amministrativo, dove si procede alla identificazione dei migranti dopo lo sbarco ed alla loro selezione anche in vista di una possibile “relocation” in altri paesi europei. In base alla Costituzione, la loro disciplina dovrebbe trovarsi in atti legislativi che ancora mancano, e dovrebbe rispettarsi tanto il diritto alla libertà personale previsto con limitazioni dall’art.13 della stessa Costituzione, quanto l’esercizio effettivo dei diritti di difesa e l’accesso ad una procedura di protezione internazionale o umanitaria. Oggi gli Hotspot sono disciplinati soltanto dalle “Standard Operating Procedures” (SOP) redatte dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione e Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Diverse le criticità individuate e i limiti dell’approccio “Hotspot”.
Minori stranieri non accompagnati (MSNA). La comparazione con il biennio precedente evidenzia come la rinnovata attenzione rivolta al tema dei minori stranieri non accompagnati sia probabilmente legata all’aumento esponenziale registrato nel 2016 con 24.929 msna sbarcati sulle coste italiane rispetto ai 12.360 dell’anno precedente. Al contempo, tale confronto, consente di rilevare quanto non possa definirsi un’emergenza, almeno in termini statistici, il fenomeno relativo ai c.d. irreperibili ovvero i msna di cui si è persa ogni traccia. Al 31 ottobre 2016 risultavano irreperibili 6.508 msna, “solo” il 6,1% in più rispetto al 2015. La Sicilia si conferma principale terra di approdo nonché di accoglienza ospitando da sola il 40,9% dei msna presenti sul territorio nazionale.
La Tutela dei MSNA. La tutela dei minori stranieri non accompagnati mette a fuoco due delle dimensioni maggiormente problematiche e allo stesso tempo rilevanti nel percorso di accoglienza e inserimento dei minori stranieri non accompagnati. Specificamente si tratta della dimensione giuridico-normativa della tutela e del ruolo che la figura del tutore può assumere nelle sue differenti articolazioni sul territorio siciliano.
I Border Death in Sicilia. Migranti irregolari e richiedenti asilo sono morti e continuano a morire cercando di oltrepassare i confini esterni dell’Unione Europea. Nonostante questo fenomeno perduri da decenni, poco, troppo poco, si sa delle vittime delle frontiere, i border death. Per colmare questo vuoto è stato istituito il Deaths at the Borders Database for the Southern EU, una banca dati open source fondata sui documenti ufficiali rilasciati delle autorità, in opposizione a quelli basati sulle notizie di stampa, su chi è morto cercando di raggiungere l’UE tra il 1990 e il 2013.
L’esperienza dei corridoi umanitari. I corridoi umanitari sono un progetto pilota, il primo in Europa, che consente di coniugare accoglienza, legalità e sicurezza. Il 15 dicembre 2015 è stato firmato un Protocollo tecnico per l’apertura del Progetto Corridoi umanitari tra il Ministero degli affari esteri, il Ministero dell’interno, la Federazione delle Chiese Evangeliche, la Tavola Valdese e la Comunità di Sant’Egidio. I corridoi si rivolgono principalmente “a persone in stato di particolare bisogno e vulnerabilità”, il cui profilo viene tracciato attraverso il lavoro svolto sul campo dai soggetti proponenti.
“Fuori campo”. L’indagine stima che al 2015 fossero circa 10.000 gli stranieri che vivevano in “insediamenti spontanei” (di cui il 75% in grossi insediamenti di almeno 50 abitanti) caratterizzati da carenza o persino assenza delle forniture e dei servizi minimi. Gli stranieri che vivono lì sono in gran parte richiedenti o titolari di protezione internazionale. Dal punto di vista dell’inserimento occupazionale solo un quarto ha un lavoro in Italia. Anche tra coloro che sono arrivati prima del 2011 la percentuale degli occupati supera di poco il 30%. Deboli le reti familiari presenti nel sito e spesso anche nei rispettivi Paesi d’origine.

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