Olio; una buona annata la 2015

di Lorella Di Giovanni

La nuova campagna olearia sta per cominciare, e in alcune regioni è anche in anticipo di almeno un mese. 

Dopo un 2014 in cui il proliferare della mosca olearia in tutte le regioni e la diffusione del batterio Xylella in Puglia hanno messo in ginocchio l’olivicoltura italiana, dimezzandone le quantità e compromettendone la qualità; quali sono le attese, le speranze e le aspettative di olivicoltori, frantoiani e consumatori?

Per la campagna olearia di quest’anno le stime sono alquanto positive, lasciando spazio a previsioni ottimistiche sia in termini di quantità raccolte sia in merito alla qualità dell’extravergine: la buona fioritura e allegagione unitamente alle favorevoli condizioni climatiche registrate in buona parte della Penisola e ai contenuti attacchi di mosca, hanno ricoperto gli ulivi di frutti sanissimi e floridi.
Con 85 milioni di “alberi eterni” e 350 differenti cultivar, l’Italia olearia quest’anno potrebbe avvicinarsi alle 360 mila tonnellate di produzione, segnando un incremento del 20% circa rispetto alla scorsa campagna del 2014.

Le migliori performance produttive si registrano al Sud, dove soprattutto in Sicilia si prevedono incrementi produttivi anche pari al 40%, con olive sane e di buon calibro. Mentre al Nord e al Centro le rese non sembrano soddisfare del tutto le attese, in compenso gli oli saranno di altissima qualità e ricchi in polifenoli.

L’ottima annata olearia non ha riguardato però soltanto l’Italia, ma ha interessato anche gli altri Paesi concorrenti che si affacciano sul Mediterraneo come la Spagna, il Portogallo, la Francia, la Grecia e la Tunisia. Questa congiuntura preoccupa gli operatori italiani che si interrogano sul futuro delle quotazioni, lamentando elevati costi di produzione e il perdurare di prezzi troppo bassi.
L’Italia – che esporta metà del suo prodotto e ne importa il doppio – vive dunque nel paradosso di una produzione in ripresa in un’olivicoltura in difficoltà strutturali, economiche e organizzative; dove la migliore strada da percorrere sembra essere quella della qualità e della valorizzazione del prodotto, passando attraverso l’innovazione, la cultura imprenditoriale e la cooperazione.

Fonte: Cronache di Gusto

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