Occupazione in provincia; il 2015 anno molto “turbolento”

Spostare il “baricentro” più in avanti sperando in una “ripartenza”. E’ questo l’auspicio che il mondo sindacale locale si augura per il sistema lavoro in provincia nel 2016 visto che per tutto il 2015 per rimanere in tema calcistico le parti sociali hanno “giocato sempre in difesa” cercando di “limitare il passivo”. Infatti nell’anno appena concluso il mondo del lavoro provinciale è stato per la quasi totalità attraversato da forti “turbolenze” che hanno toccato tutti i settori pubblici e privati e migliaia e migliaia di lavoratori. Un tessuto occupazionale dove nessuno ha più certezze. E se a livello nazionale si parla di “ripresa” del sistema paese, ad essere sinceri questa “messa in moto” sul territorio provinciale non si sentita. Infatti tanti sono i settori rimasti in sofferenza. Primo tra tutti quello edile che poi con il suo indotto fa girare l’intero sistema economico. Ormai da oltre 5 anni il comparto è fermo, non si bandiscono grandi opere pubbliche e i posti di lavoro persi in provincia sono quasi 2 mila. Non meno tempestoso è il periodo che vive il mondo dell’agricoltura e della forestazione. Rimangono tutte sul tavolo le incertezze per i circa 300 lavoratori del Consorzio di Bonifica mentre i circa 2500 lavoratori stagionali forestali malgrado abbiano lavorato sino all’ultimo giorno utile del 2015 non sono riusciti a concludere le giornate previste per legge. Ma non meno preoccupante la situazione per i circa 300 dipendenti tra diretti ed indotto della Biomasse di Dittaino. Tutto da decifrare il domani dei 10 dipendenti della sede provinciale dell’Associazione regionale Allevatori mentre per una cinquantina di ex dipendenti della Multiservizi ormai non c’è neanche l’ancora di salvataggio degli ammortizzatori sociali. Sperano in un 2016 migliore i circa 300 lavoratori della formazione professionale mentre il comparto della scuola pubblica tra personale docente e non docente vive i problemi di carattere nazionale ma che negli ultimi anni hanno fatto perdere in provincia circa 600 posti di lavoro. In eterna emergenza rimane il settore dei rifiuti con i suoi circa 500 lavoratori, mentre non è meno tranquillo quello dei circa 2 mila precari degli enti locali. Anche un settore sino a poco tempo fa per certi versi “tranquillo” come quello della sanità con oltre un migliaio di addetti in provincia ha iniziato a sentire “sussulti” e lo stesso dicasi per i circa 20 dipendenti della Camera di commercio senza stipendio da alcuni mesi. E non se la passa bene anche il comparto del 118 in provincia circa 200 addetti. Anche nel settore dei servizi sia pubblici, dall’energia elettrica, al Gas, all’acqua e che insieme mettono centinaia di lavoratori la situazione rimane fortemente in fibrillazione, come lo stesso dicasi per quello del trasporto pubblico su gomma dove in provincia operano non meno di 500 addetti. Incertezze anche nelle aziende private che operano su commesse pubbliche come quelle delle pulizie, ristorazione, manutenzione global service, assistenza domiciliare agli anziani. E le speranze vanno a scemare anche per chi il lavoro lo ha perso e sino poco tempo fa in provincia circa 500 persone, viveva grazie agli ammortizzatori sociali. Ma le nuove disposizioni in materia del governo nazionale non garantiscono più questa ultima possibilità di sopravvivenza. Ma paradossalmente tutto ciò va a cozzare con il dato che nel 2015 il saldo tra le imprese scritte alla Camera di Commercio di nuova nascita e quelle che hanno chiuso i battenti,è ritornato ad essere positivo sfiorando le 15 mila unità complessive. E’ vero che rispetto al 2008 il saldo rimane negativo di oltre un migliaio di aziende con la perdita complessiva di non meno di 1500 posti di lavoro. Ma è anche vero che il fatto che ci sia una inversione di tendenza è incoraggiante. Tra tutti i settori più in crescita quello degli imprenditori under 35, con a capo una donna o uno straniero. Sopratutto nei primi 2 segmenti la provincia di Enna è ai primi posti in Italia. Tutto ciò fa capire che in questo territorio, sopratutto tra le giovani leve c’è voglia di abbandonare l’idea del posto fisso e puntare a fare impresa.

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