Nuovo Psr 2014/2020; L’Assessore Cracoloci “Misure a Sportello”

Parlare di bilancio dopo 60 giorni o poco più dal suo insediamento potrebbe apparire prematuro, ma l’assessore regionale siciliano all’Agricoltura Antonello Cracolici cerca di fare un po’ il sunto di questi suoi due mesi da esponente del governo regionale. 

E parla a ruota libera di tutto, dal Psr all’Irvos, passando per i grani antichi e l’olio.

“Fare l’assessore all’Agricoltura mi diverte molto anche perché sto scoprendo un mondo ricco e complesso. Sono uno di quelli che credeva che il latte lo facesse la bottiglia”, afferma scherzando.

Prima di parlare di Piano di Sviluppo Rurale e di burocrazia però Cracolici vuole subito sottolineare un aspetto.

“In Sicilia tendiamo a essere un po’ troppo piagnoni – spiega l’assessore – e tendiamo sempre a raccontare le cose facendo prevalere la parte del dolore, le cose che non vanno, piuttosto che concentrarci sulle cose belle, e sono tante, che realizziamo. Per noi insomma il bicchiere è sempre mezzo vuoto. All’estero, ma anche nel resto d’Italia, siamo riconosciuti e apprezzati molto di più di quello che crediamo. Si è solo persa quella dimensione di prossimità che dovremmo recuperare, ossia quello di riconquistare, per primo, il rapporto con i siciliani stessi”.

Per Cracolici il mondo agricolo siciliano viaggia su due binari: uno che riguarda il mondo dei prodotti a larga diffusione che soffre per tanti aspetti. E poi quello relativo ai mercati di nicchia, che però non interessa la Sicilia stessa, ma si concentra prevalentemente all’estero. Proprio il mercato di nicchia per esempio è quello che ha trascinato al successo, secondo Cracolici, il mondo del vino siciliano, “anche se oggi – dice – quando si dice Nero d’Avola nessuno pensa subito al territorio e all’identità quanto avviene per esempio con il Chianti o il Prosecco, per citare due casi che richiamano alla Toscana e al Veneto”.

Parte dei problemi legati all’agricoltura siciliana sono da ricercare anche nell’eccessiva burocratizzazione dell’accesso ai fondi. Basti pensare a qualche peripezia del precedente Piano. “Semplificazione – spiega l’assessore -. Questa è la parola chiave del mio mandato. Già in questo Psr (quello in vigore nel periodo 2014 – 2020, ndr), inseriremo le cosiddette misure a sportello per progetti con importi massimi di 200 o 250 mila euro. È inconcepibile che chi deve accedere a fondi per spese minime deve attendere anche due anni per riceverli. Si tratta di spese cofinanziate dalla stessa azienda che, magari, trascorsi due anni, non potrà più compartecipare. E così si crea un circolo vizioso con il rischio concreto di non riuscire ad assegnare questi soldi”.

Altra novità riguarda i bandi chiusi per i finanziamenti del Psr. Ce ne saranno due-tre l’anno, Ognuno decreterà una classifica di ammissibilità ed in base a questa lista saranno esaminati i progetti che potranno poi essere finanziati. In questo modo puntiamo ad erogare le risorse nel giro di 120 giorni lavorativi. “Il prossimo 22 febbraio arriverà da Bruxelles il comitato di sorveglianza per approvare 9 delle 15 misure previste dal Psr – spiega Cracolici -. Le rimanenti saranno approvate in via scritta. Credo che ad aprile saremo pronti per partire anche se in queste settimane daremo istruzioni per avviare qualche misura e trovarsi tutti pronti in primavera”.

Il nuovo Psr inizia con alcuni strascichi legali a quello vecchio, quando ancora Cracolici non guidava l’agricoltura, con alcune aziende escluse dai finanziamenti per la produzione in biologico che hanno fatto e vinto un ricorso al Tar. “Abbiamo fatto tutte le verifiche anche noi – spiega Cracolici –. Mi avevano detto che i fondi bloccati dal ricorso al tribunale amministrativo e finiti sotto la lente di ingrandimento sarebbero stati 180 milioni, ma in realtà si tratta di circa 15 milioni. Tuttavia la partita non è persa e stiamo presentando ricorso al Cga per difendere le nostre ragioni”.

Poi un capitolo dedicato al vino, “che deve diventare sempre di più ambasciatore dell’identità siciliana nel mondo”, dice Cracolici annunciando una novità. “Il mondo del vino beneficia di fondi sia con il Psr che con un Ocm che destina parecchi fondi a cantine e consorzi per la promozione. Al di là delle corrette rendicontazioni ci preme capire la reale efficacia delle azioni effettuate all’estero. Cioè ci interessa capire se alcune iniziative sono migliori di altre. Stiamo lavorando per creare un osservatorio che studierà la faccenda”. Facile a questo punto parlare di Irvos, l’Istituto regionale vini e oli di Sicilia. Chiuderlo, come dice qualcuno? “Non se ne parla affatto. Semmai il contrario – spiega -. Ci saranno i soldi per tenerlo in vita ma in una prospettiva a medio termine l’Irvos deve trovare i fondi per autofinanziarsi. La strada principale è quella delle certificazioni che già svolge con successo. Penso alla Doc Sicilia e alle altre Doc. Avanti tutta su questo fronte. Ma penso anche alle certificazioni per l’olio Igp Sicilia, un marchio che appena diventerà operativo potrà fornire ulteriore lavoro e quindi ulteriori introiti. Aggiungerei anche altro. Penso al grano. C’è tantissimo interesse sui grani antichi e su quello che può fare la Sicilia. Ma nessuno in Sicilia è in grado di certificare le varietà dei grani. Dobbiamo cominciare a farlo. È un’altra carta che dobbiamo giocare con determinazione”.

Giorgio Vaiana

Fonte; Cronache di Gusto

Visite: 363

Condividi questo Articolo

GUARINO-ASSICURAZIONI