NON E’ SOLO ORO QUELLO CHE LUCCICA – di Francesco Gatto

NON E’ SOLO ORO QUELLO CHE LUCCICA
“Il vero valore degli ex voto della Madonna,
testimonianza delle innumerevoli grazie ricevute”

Tra gli elementi che caratterizzano la festa della nostra patrona Maria SS. della Visitazione, ciò che suscita una particolare curiosità è l’enorme quantitativo d’oro che ricopre il simulacro della Madonna e a giudicare dai commenti, pare di essere di fronte a un “segno” di non di facile lettura.
Penso, quindi, sia doveroso spiegare il senso profondo di una tradizione molto antica e alquanto significativa come quella degli ex voto, che, a volte, non so se in malafede o per ignoranza, non viene compresa.

Quella degli ex voto è una pratica antichissima in uso in molte religioni e nel cristianesimo ed è un fenomeno ancora molto vivo.
L’espressione latina “ex voto” sta a significare, nella sua traduzione letterale, “a seguito di un voto” e racchiude tutti quei doni di vario genere che vengono offerti in cambio di una grazia ricevuta o anche di un adempimento ad una promessa fatta indipendentemente dal risultato finale della richiesta.
Essi sono dunque un segno di ringraziamento a seguito di un beneficio ricevuto, oggetti la cui tipologia è molto varia:
se legati alla guarigione di alcune parti del corpo, riproducono in oro, argento o cera, le parti del corpo guarite, oppure tavole votive che raffigurano e descrivono nel dettaglio l’evento miracoloso.
A questi vanno aggiunti altri generi di ex voto, come cuori d’argento, monili d’oro, tele, altari e oggetti vari.
Tra questi, troviamo stampelle, protesi, busti, che esposti in alcuni santuari, raccontano in modo evidente quegli eventi straordinari chiamati miracoli.
I santuari, luoghi di culto legati ad una devozione locale, sono veri e propri scrigni in cui vengono custoditi pregevoli ex voto che testimoniano la profonda devozione popolare, espressione di riconoscenza di gente semplice e umile.

Nel caso degli ex voto donati alla Madonna della Visitazione, sembra non riusciamo a leggere il semplice e chiaro gesto d’amore e di gratitudine perché ci fermiamo solo all’apparenza, cioè l’oro.
Durante la processione della Madonna, al passaggio della Nave d’oro, c’è sempre qualcuno, ennese e non, che sussurra questa frase: “Tutto quell’oro! Lo si potrebbe vendere e dare il ricavato ai poveri!”.
La stessa identica frase disse Giuda durante l’unzione di Betania (Gv.12,1-8) quando Maria, sorella di Lazzaro, versò sui piedi di Gesù un profumo preziosissimo suscitando la reazione di Giuda che non comprese ed apprezzò il gesto di profonda devozione ed amore di Maria.
Nel Vangelo di Giovanni leggiamo: “Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?»” (Gv.12, 4-5).
Anche Giuda ostentando un apparente interesse filantropico per i poveri, e i bisognosi, con un cuore avvelenato, calcola là dove non si può calcolare. Maria compie in un gesto d’amore che non bada a spese, e dona con gioia ciò che di più prezioso ha.
Giuda entra con animo meschino dove lo spazio è quello dell’amore, della donazione totale. Gesù rimasto silenzioso interviene a favore del gesto di Maria dicendo “lascia fare”.

Per non cadere nel luogo comune di Giuda, bisogna comprendere e interpretare il segno che gli ex voto rappresentano al di la di una superficiale lettura.
L’oro della Madonna ha l’arduo compito di testimoniare, attraverso il linguaggio religioso della devozione popolare, la gratitudine per una grazia ricevuta, un rapporto personale tra l’uomo e Dio, un dato condiviso in un secondo tempo da tutta la collettività.

L’oro della Madonna rappresenta la memoria storica di un popolo e la piccola grande storia quotidiana di quanti lo hanno donato insegno di ringraziamento, per essere riusciti ad affrontare, con l’aiuto di Maria, problemi, difficoltà, paure.
Dietro i monili d’oro, si nascondono la fede, le storie, i volti di intere generazioni di ennesi, le lacrime e i sospiri di un popolo.
L’oro della Madonna è il racconto silenzioso, la testimonianza eloquente di chi è stato sfiorato dal mistero, il ringraziamento per un bene ricevuto, un segno di grande affetto di una pietà infinita e di una grande speranza.

Ciò che importa non sono i monili ma la fede di un popolo, di intere generazioni di ennesi che hanno riposto la fiducia in Dio e nell’intercessione di Maria e non sono rimasti delusi.
L’oro della Madonna testimonia la fede di chi come Maria ha saputo scommettere sulle parole dell’arcangelo Gabriele che le disse: “Nulla è impossibile a Dio”.

Ciò che è veramente discutibile è la nostra capacità di lettura di un dato che va interpretato, di un segno di fede, di costume e di una devozione senza tempo che corre il pericolo di smarrirsi, di non essere compresa.

Vendere l’oro della Madonna per “darlo ai poveri”sarebbe comunque una goccia nell’oceano, mentre priverebbe le generazioni future di una testimonianza e un segno di fede che fa parte della nostra eredità.
Come disse Gesù “i poveri li avrete sempre con voi”.
Vendere l’oro della Madonna non risolverebbe il problema dei bisognosi, di fronte ai quali siamo noi, spesso, indifferenti.

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