Niscemi, mille persone allo sciopero generale sociale

Circa mille persone hanno aderito allo sciopero sociale indetto a Niscemi venerdì 21 novembre 2014. Partito con un numero inferiore di cittadini, mano a mano il corteo si è ingrossato sfilando per le vie della città; presenti tanti studenti e mamme, molti i cartelli di adesione allo sciopero sulle vetrine degli esercizi commerciali che hanno abbassato le saracinesche in segno di solidarietà con i manifestanti. Gli organizzatori dello sciopero, soprattutto i giovani niscemesi, non celano la propria insoddisfazione verso il numero di concittadini scesi in piazza. Eppure, tanti erano i niscemesi e altrettanti numerosi i siciliani di altri comuni venuti a dare la propria solidarietà. Il giornalista Antonio Mazzeo ha cercato, in maniera egregia, di leggere sociologicamente la realtà sociale niscemese odierna: “Dopo alcuni medi di assenza, sono tornato a Niscemi – ha affermato tra l’altro dal palco- e ho trovato negozi e attività commerciali chiusi, tanti giovani e famiglie emigrati per lavoro. La militarizzazione del territorio comporta l’immiserimento e di questo bisogna tener conto”. Gli interventi dei niscemesi hanno focalizzato l’attenzione sui problemi ogni giorno più pesanti per la città, a cominciare dalla problematica dell’acqua, alla spazzatura, al balletto istituzionale attorno alla problematica del MUOS: “Se non scendiamo in piazza, vuol dire che siamo contenti di questa situazione” ha affermato Maurizio Giannetto in un intervento di denuncia nei confronti dell’assenza di molti cittadini. “Lo sciopero non si ferma qui – hanno evidenziato due giovani attiviste, Elvira Cusa e Giuliana Reale – in queste settimane sono sorti tavoli tecnici attorno ai problemi di Niscemi: invitiamo i cittadini a farne parte perché la mobilitazione è appena iniziata”.

Altri manifestanti, come Enzo Dragotta, Angela Bregamo e Pippo Gurrieri, hanno esposto le motivazioni dell’impegno sociale sempre più necessario attorno alle problematiche del MUOS, dell’acqua, della spazzatura e della crisi che attanaglia le imprese produttive come l’agricoltura. In molti hanno sottolineato che il movimento di lotta non si è affatto arrestato, nonostante la dura repressione e l’opera di stigmatizzazione che cercano di fare terra bruciata attorno agli attivisti. “Non ci fermeremo” sono le parole più ricorrenti, mentre altre, scritte su uno striscione, ricordano che “C’è chi parte, c’è chi resta, c’è chi protesta”.

Un’altra fase della mobilitazione No MUOS si è avviata.

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