Nella zona del Milicia si deve scrivere “pericolo di morte”

fonte il gazzettino di sicilia
Nella zona del Milicia si deve scrivere “pericolo di morte”
4 novembre 2018 Laura Compagnino
La sorte è bastarda, tira i dadi e sceglie a chi tocca morire e a chi tocca vivere. Non è colpa del destino, però, se fra Casteldaccia e Altavilla Milicia sono morte nove persone.
Il corso d’acqua che ha travolto questa casa uccidendo tutti quelli che erano al suo interno, contrariamente a quanto oggi in tanti sostengono, non è un torrente che per puro caso ha assunto una portata incredibile come quella di ieri.
Il Milicia è un fiume vero e proprio, indicato nel Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico della Regione Siciliana. Un fiume accanto al quale sono costruite centinaia di villette, a pochi metri dal quale c’è un locale che periodicamente organizza eventi a cui accorrono moltissime persone. Tutti lo sanno, nessuno si è mai stupito, l’unica lamentela è sempre stata per la presenza d’estate di tante zanzare in quella zona, a causa “di tutta st’acqua qua sotto”.
Ad agosto di quest’anno il locale ha organizzato una mega festa con più di 300 persone. A un certo punto, come spesso capita ad agosto, il tempo è cambiato all’improvviso, si è alzato un vento micidiale di scirocco e ha iniziato a piovere. Chi ballava è rimasto a ballare, chi beveva è rimasto a bere, pensando che “tanto alla fine mi bagno e mi asciugo”. Ha continuato a piovere per ore e quasi nessuno è andato via da quel locale. Perché mentre ci si diverte, alla morte non ci si pensa. È come se nulla potesse succedere in un giorno di festa come quello di agosto e come quello di ieri.
La natura invece se ne frega del cerchio in rosso sul calendario e si abbatte come una furia, colpendo tutto e tutti. Avrebbe potuto farlo in quella sera di balli e bevute in pieno agosto e l’ha fatto ieri con quella maledetta pioggia. I nove morti non sono stati una tragedia imprevedibile, un evento difficile da ipotizzare. Queste case costruite accanto a un fiume, addirittura quel locale che ospita centinaia di persone per le serate disco, sono una potenziale tomba. Gli anziani contadini chiamano da sempre questa zona “u vallone” e mai penserebbero di costruirci una casa da quelle parti, “perché l’acqua si porta tutte cose”, come ripetono oggi fra le strade della cittadina.
Sono abitazioni sanate? Sono abitazioni abusive? Non lo so, so solo che ce ne sono tante lungo il fiume, che tutti le conoscono da almeno trent’anni, istituzioni comprese, e che queste case sono e saranno ancora lì. Passati questi giorni, si rimetterà in sesto alla meno peggio la strada oggi devastata dalla furia dell’acqua e del fango, quel locale continuerà ad accogliere tante persone con la voglia di divertirsi e le villette si riempiranno di nuovo di gente per Natale. Tanto che può succedere? Quando è festa, non si può morire.

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