Morte del Ciclista ennese Maurizio Vaneria: Chiusura in tempi record da parte della Procura

Josè Trovato
La Procura ha chiuso in tempi record, ottenendo il giudizio immediato, l’inchiesta per la morte del ciclista ennese Maurizio Vaneria, un uomo stimato e benvoluto da tutti, sposato e padre di due figli, investito e ucciso sulla strada statale “pergusina” il 13 settembre scorso da un pirata della strada, che poi è fuggito senza prestare soccorso. Ma il processo, inizialmente fissato per il 6 febbraio, slitta a maggio perché l’imputato, il cinquantenne di Pietraperzia Pasquale Mingrino, accusato di omicidio stradale, ha chiesto il rito abbreviato. È il legale della famiglia Vaneria, il penalista Mauro Di Natale, a esprimere un plauso alla Procura per la celerità con cui si è chiusa l’inchiesta, di cui è titolare il sostituto procuratore Giovanni Romano, coordinata dal Procuratore Massimo Palmeri. “In meno di cinque mesi si sarebbe già svolta la prima udienza, se non ci fosse stata la richiesta di giudizio abbreviato – afferma l’avvocato Di Natale –. Non possiamo che plaudire all’ottimo lavoro svolto dalla Procura”. Mingrino, difeso dall’avvocato Giovanni Palermo, sarà processato a partire dal prossimo 11 maggio dal Gup Elisabetta Mazza.
Dopo aver travolto e ucciso il ciclista con la sua Alfa 156, Mingrino scappò via e fu individuato l’indomani nel suo paese, al culmine di una ricerca frenetica compiuta in forze dalla Questura, con gli uomini delle Volanti, della Squadra Mobile e della Polizia Stradale. Dopo qualche giorno Mingrino ha confessato tutto. Ha detto di essere fuggito “per paura”, e perché non era assicurato, aggiungendo di aver appreso della morte del ciclista solo tramite “Facebook”. Ha detto di aver capito sin da subito la gravità dell’incidente, ma di aver comunque deciso di andarsene senza prestare soccorso. Quando avvenne l’incidente, ha evidenziato durante la confessione, con lui in macchina con lui non c’era nessuno. Veniva da Pergusa. “Quando mi trovavo sul rettilineo in salita, improvvisamente sulla mia corsia di marcia ho investito un ciclista della cui presenza non mi ero accordo – è uno stralcio della confessione -. Nonostante il forte impatto e nonostante la mia auto avesse riportato una grossa ammaccatura al parabrezza, sebbene avessi da subito capito la gravità dell’evento, tuttavia, per paura e, soprattutto perché il veicolo non è coperto da polizza assicurativa, ho ritenuto opportuno al momento allontanarmi e subito mi sono recato a Pietraperzia”.

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