MONTE SANT’ELIA “un monte dedicato al mitico santo ennese” e la leggenda di Sant’Elia del il diavolo

MONTE SANT’ELIA

“un monte dedicato al mitico santo ennese”

e la leggenda di Sant’Elia del il diavolo.

di Francesco Gatto

Tra i tanti luoghi che in Calabria, portano il nome di Sant’Elia il Giovane, il più significativo ed imponente è Monte Sant’Elia.

Un autentico monumento naturale, consacrato alla memoria del nostro santo che in quei luoghi visse ed operò.

Monte Sant’Elia spicca per la sua maestosità, tra i rilievi montuosi che dalla Calabria si affacciano sul Mar Tirreno, mostrandosi in tutta la sua imponenza al popolo di viaggiatori che attraversano lo stretto di Messina.

Alto 582 m. dal livello del mare, Monte Sant’Elia sovrasta la città di Palmi, in provincia di Reggio Calabria ed è facilmente raggiungibile attraverso l’autostrada del Sole A3 (Salerno – Reggio Calabria) allo svincolo di Bagnara Calabra – Sant’Elia, nel territorio comunale di Seminara.

Fin da prima del X secolo, la montagna era rinomata per l’esistenza di alcuni conventi di monaci. Uno di questi venne fondato, nell’anno 884, da sant’Elia di Enna, il quale prima di costruire il suddetto monastero per molto tempo fece penitenza in una umida e angusta grotta sulla stessa montagna.

Nell’XI secolo, i monaci basiliani, ricostruirono sulla montagna l’abbazia di Sant’Elia Juniore dove erano custodite anche le sue spoglie. Ruggero II di Sicilia la sottopose nel 1134, assieme alla chiesa di San Fantino che sorgeva vicino all’antica Tauriana, all’archimandrita del cenobio del Salvatore di Messina.

L’abbazia del monte, con il convento, venne distrutta dal terremoto del 1783 e, su quei ruderi, nel 1804 venne costruita una chiesetta in pietrame rovinata dal terremoto del 1894.

Fra i tanti poeti calabresi che celebrano con i loro versi l’incomparabile bellezza di monte Sant’Elia, uno in particolare fa riferimento al nostro Santo, il catanzarese Giuseppe Casalinuovo:

Oh anima, ora che ben sai la via,
rifalla a piedi scalzi la salita
sul rude monte della poesia;

e te accolga pel resto della vita,
tra il cielo e mar, benigno Sant’ Elia,
nell’alta solitudine infinita!

Monte Sant’Elia oltre ad essere una interessante meta turistica, potrebbe essere una meta spirituale, un logo significativo da visitare, dal quale iniziare in terra calabra un itinerario sulle orme di Sant’Elia alla riscoperta dei luoghi in cui il mitico santo ennese visse la sua avventura spirituale.

La leggenda di S. Elia e il diavolo

Si narra che il Santo giunto da Enna, avesse scelto il monte chiamato “Aulinas” (che in greco sta ad indicare una grotta destinata alle greggi) per sottoporsi ad una severa penitenza e fondare un monastero.

Intanto si era costruita una piccola cella fra le rocce, dove si rifugiava a pregare, felice della sua povertà e della sua solitudine.

Il cibo era costituito da bacche, cardi ed erbe selvatiche, la bevanda era semplice acqua. Se il suo corpo era gracile, non altrettanto poteva dirsi della sua anima che si rafforzava sempre più nella fede e nella perfezione.

Secondo la narrazione del palmese Antonio Minasi, “un giorno Sant’ Elia, reggendosi a stento sul suo bastone, passeggiava tranquillamente, intento alle sue preghiere, lungo i viottoli del monte che più tardi da Lui prese il nome. Finalmente il suo convento sarebbe sorto! Satana fino allora aveva cercato d’impedirglielo, diroccando di notte quanto egli con l’aiuto dei confratelli andava facendo di giorno.

Ma, una volta colto in flagrante il demone, il Santo Frate lo aveva scaraventato nel mare sottostante e con tale violenza che nel suo precipitare Satana lasciò in un masso di granito, ancor oggi visibile, l’impronta delle sue enormi zampe biforcute.

Ma quel demone, come ogni buon demonio che si rispetti, tornò a tentare il Santo.

– Ancora qui? – disse S. Elia, chiudendo sorpreso il suo libro di preghiere.
– Già! – fece Satana – Sono venuto a farti delle proposte e se le accetterai non ti disturberò più.

E il demone espose al frate un piano, che dato l’autore era veramente diabolico: Elia avrebbe dovuto lanciare il suo grosso bastone nel sottostante mare e, dove questo fosse caduto, ivi Satana avrebbe potuto formare un covo d’inferno.

Il Frate acconsentì e il suo tentatore si fregò le mani pensando che il Santo, ormai vecchio e debole, non avrebbe lanciato troppo lontano il suo nodoso sostegno.

Con grande stupore però, vide il legno miracolosamente volare alto nel cielo, per cadere poi all’estremo limite dell’orizzonte su un piccolo monte: lo Stromboli.

Suo malgrado Satana dovette trasferirsi là, ma, benché relegato laggiù, continua ancor oggi a sputar fuoco attraverso la bocca della montagna, mentre di tanto in tanto cerca invano di evadere da quella sua prigione, scuotendo la terra che lo trattiene”.

Nel 2003 all’Amministrazione Comunale di Palmi in occasione

del XI° Centenario dalla nascita al cielo di Sant’Elia l’ennese,

pose una targa commemorativa nella “pietra del diavolo”

con il seguente testo:

Testo della targa:

“Questa roccia simboleggia l’eterna lotta
tra il bene e il male.
Da secoli una leggenda popolare

narra che in questo luogo
Il diavolo tentò in vano di distogliere Sant’Elia
(Enna 823 – Salonicco 903)
dalla sua missione

di edificare su questo monte un monastero.
Secondo tale leggenda, le impronte del diavolo
lasciate sulla roccia ancora visibili,
testimoniano lo scontro qui avvenuto
tra il Santo e il demone.
Al diavolo sconfitto non restò che, secondo i patti
rifugiarsi nel vulcano di Stromboli
dove il Santo riuscì a lanciare il suo bastone”.

Amministrazione Comunale di Palmi
2003

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