Megadiscarica di Centuripe: interrogazione al Ministro dell’Ambiente dei parlamentari Epifani e Muroni (Leu)

Questo il testo dell’interrogazione dei Parlamentari Rossella Muroni e Guglielmo Epifani (Leu) al ministro dell’Ambiente riguardo alla possibilità che venga realizzata una mega discarica in territorio di Centuripe e Catenanuova

Interrogazione a risposta in commissione 5-00954
presentato da
MURONI Rossella
testo di
Lunedì 19 novembre 2018, seduta n. 86

  MURONI e EPIFANI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:

si parla attualmente di un mega impianto capace di accogliere un quarto dei rifiuti prodotti in Sicilia, con la vasca più grande mai esistita nell’isola. Si presenta così l’iniziativa di Oikos, la società di proprietà della famiglia Proto che ad agosto 2018 ha presentato agli uffici del comune di Centuripe, in provincia di Enna, la proposta di realizzazione di una piattaforma per la valorizzazione dei rifiuti. Il sito scelto dagli imprenditori catanesi, che a Motta Sant’Anastasia gestiscono un’altra discussa discarica, ricade in contrada Muglia, a tre chilometri dal centro di Catenanuova, in una zona agricola. Circa 150 ettari acquistati in estate, per i quali i Proto sperano di ottenere una variante al piano regolatore;

se si leggono le oltre cento pagine di relazione tecnica, prodotte da Oikos insieme al Centro studi di ingegneria sanitaria ambientale, a colpire sono le caratteristiche dell’impianto. Il sito, infatti, potrebbe ricevere mille tonnellate al giorno di rifiuti che sarebbero oggetto di trattamento meccanico-biologico, utile a stabilizzare la frazione organica dell’indifferenziato, con una vasca da due milioni e 800 mila metri cubi – quasi tre volte la settima in corso di realizzazione nella discarica palermitana di Bellolampo – e la possibilità di gestire 300 metri cubi al giorno di percolato. Il progetto, inoltre, prevede la costruzione di un impianto di compostaggio da 110 tonnellate quotidiane, e la possibilità di produrre combustibile solido secondario (Css);

tutto questo ricadrebbe su un’area decisamente «fragile» sia dal punto di vista ambientale che archeologico, per la presenza di decine di microzone, e non solo, con caratteristiche di pregio le cui comunità, da anni, hanno individuato un proprio percorso di sviluppo sostenibile che vede il suo punto di forza nell’attuazione della «Strategia nazionale per le aree interne»;

il sindaco di Centuripe non chiude al progetto della megadiscarica anzi afferma: «Potrebbe portare benefici in termini occupazionali». Anche se poi aggiunge: «Se vogliono fare una gigantesca discarica, il tema neanche in consiglio comunale arriverà»;

sulla questione è intervenuta anche la Legambiente Sicilia che ha espresso una forte contrarietà alla paventata possibilità di realizzazione di una piattaforma di gestione e valorizzazione dei rifiuti nel territorio di Centuripe e paesi limitrofi;

si tratta di un assoluto passo indietro, sempre secondo la Legambiente Sicilia, rispetto gli attuali orientamenti dei Governi, a tutti i livelli, che sono quelli del mantenimento di sistemi circolari e chiusi che tendano a soddisfare direttamente sul territorio i fabbisogni dello stesso e all’impegno, ormai decennale, di associazioni e comitati che cercano di costruire, su quel territorio e comunque in tutta l’isola, un ciclo virtuoso dei rifiuti basato sulla sostenibilità e sull’economia circolare;

inoltre si parla di un impianto la cui tecnologia risulta all’interrogante obsoleta e superata e in netto contrasto con il nuovo pacchetto europeo sull’economia circolare che modifica la direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE, specialmente per la previsione, tutta italiana, di produzione di Css (combustibile solido secondario);

il tutto aggravato dal fatto che la megadiscarica insisterebbe, come detto su un’area decisamente «fragile» sia dal punto di vista ambientale che archeologico –:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non intenda adottare iniziative normative, con il coinvolgimento delle regioni, al fine di prevedere prescrizioni e limiti più stringenti in tema di realizzazione di impianti per il trattamento dei rifiuti fortemente invasivi, specialmente con riferimento ad aree fragili dal punto di vista ambientale e di grande rilevanza sul piano archeologico, storico e paesaggistico come nel caso sopra richiamato.

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