MEETING DEL LIONS CLUB DI ENNA “Il Carnevale in Sicilia e in Sardegna: due tradizioni a confronto”

MEETING DEL LIONS CLUB DI ENNA
“Il Carnevale in Sicilia e in Sardegna: due tradizioni a confronto”
Siamo in pieno periodo di Carnevale (ovviamente ci riferiamo a quello del calendario e nulla più: con buona pace di ogni tentazione a facili sottintesi; con i tempi che corrono!) e il Lions Club di Enna, presieduto dall’Avv. Maria Grazia Lo Iacona ha pensato di trattare come viene vissuta questa festa in Sicilia e in Sardegna. Un insolito (fino ad ora) confronto sul tema, fra le due più grandi isole d’Italia. E lo ha fatto in un noto locale di Pergusa, al cospetto di un consistente numero di lions e ospiti.
Presente anche il Past Governatore, Avv. Rosario Pellegrino.
“Il Carnevale in Sicilia e in Sardegna: due tradizioni a confronto” questo, infatti, è stato il titolo della conferenza svolta da due valenti soci, in ordine di intervento: il Dott. Rocco Lombardo e la Prof.ssa Graziella Cerina Puleo.
La provata competenza dei relatori e le suggestive diapositive di cui si sono avvalsi, hanno estasiato ed intrigato molto l’attenta platea.
Rocco Lombardo, con la solita garbata scorrevolezza, ha tratteggiato i principali segni distintivi del carnevale siciliano. Ha messo, così, in evidenza il calore popolare di questa festa che ha radici molto remote.
Il termine carnevale, ha puntualizzato, deriva dall’espressione latina “carmen levare, cioè eliminare la carne”.
E questo per il divieto, da parte dell’ordine ecclesiastico, di non mangiare carne dopo il Martedì Grasso, subito prima, quindi, dell’inizio della Quaresima.
Un particolare importante di questa festa è il mascheramento, a simbolico suggello del temporaneo livellamento tra servi e padroni. Il carnevale siciliano, infatti, mette più in risalto le “maschere” che sono di impronta tendenzialmente più scherzosa e satirica di quella sarda. Esso, inoltre, è meno corale di quello dell’altra Isola, come vedremo in seguito.
Il carnevale siciliano dà molto spazio agli scherzi, alle filastrocche e agli indovinelli ricchi di doppi sensi.
La maschera tipica della nostra Isola è quella di “PEPPE NAPPA” (traduzione: Giuseppe con la toppa nei calzoni), che si reputa la più antica fra quelle italiane (risale al Seicento) e vuole rappresentare il prototipo del fannullone, sempre pronto a disubbidire, con divertente abilità ingannatrice, ai compiti affidati dal suo padrone.
Molto suggestivo, poi, è lo schizzo che Lombardo fa di “MIUNI”, giovane forzuto e semplicione, nei nostri paraggi elevato ad espressione del Carnevale.
L’intervento di Rocco Lombardo si è concluso con un interessante cenno alle pietanze e ai dolci tipici del carnevale, dando particolare risalto al largo uso dei sughi di maiale (Maccarruna a sucu), alle “Chiacchiere” e alla Pignolata, per non andare oltre.
Graziella Cerina Puleo, fiera della sua origine sarda, con spontanea giovialità ha dissertato sul carnevale in Sardegna. Una festa, come detto, più incline alla coralità; le maschere, infatti, sono solite presentarsi in gruppi omogenei, anche se non mancano espressioni individuali, ma queste non sono preponderanti come avviene, invece, nel carnevale siciliano. Esse, peraltro, rimarcano, in modo netto, l’accostamento ad aspetti agropastorali, nonché spiccate connotazioni dionisiache.
Nel precisare che il carnevale sardo inizia il 16 gennaio, Graziella si è voluta soffermare particolarmente su quello che si celebra in Barbacia (Carnevale Barbaricino), vale a dire nell’entroterra della regione, in quanto depositario delle più intense e genuine tradizioni isolane. I Comuni di Ottana, Mamoiada e Orobelli sono stati quelli cui ha fatto più riferimento, per la loro marcata espressione dei segni distintivi della Festa, fra cui: la coralità delle maschere, con i loro tratti non sempre spiccatamente gioviali (sono, comunque, presenti motivi di satira, a volte scherzosa, a volte beffarda); maschere accompagnate da suoni di campane e bagliori di fuoco. Un Carnevale, in buona sintesi, con i Merdules di Ottana (maschere rappresentanti i contadini), con i Mammuthones di Mamoiada, tutti vestiti di rosso, impegnati in travolgenti ritmi dionisiaci, con i Thurpos (ciechi) di Orotelli, contadini vestiti di nero, impegnati in suggestive danze apotropaiche.
Graziella ha, anche,fatto cenno alle travolgenti competizioni equestri (la Sartiglia di Oristano) ed ha chiuso con un rapido cenno alle pietanze e ai dolci tipici: i Mallureddus al ragù bianco, il Porceddu al mirto, le Zeppole; e qui ci fermiamo per opportuna economia espositiva.
La Presidente Maria Grazia, nel congratularsi vivamente con i relatori che, con la loro non comune competenza, hanno offerto a tutti i presenti un’importante e gradevole occasione di arricchimento culturale e nuovi stimoli d’animo, ha voluto amabilmente salutare tutti, esprimendo l’auspicio che iniziative del genere (ovviamente su tematiche diverse e anche con riferimento ad altre regioni d’Italia) potessero avere un seguito, non fosse altro che per la loro forte energia aggregatrice e il loro sapore non certo di “una minestra riscaldata”.
Enzo Vicari
Addetto stampa

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