Maltempo Sicilia, i geologi rilanciano l’allarme sulla fragilità idrogeologica

Maltempo Sicilia, i geologi rilanciano l’allarme sulla fragilità idrogeologica

Fabio Tortorici, Presidente della Fondazione Centro Studi CNG: il 15 per cento della popolazione è residente in aree ad elevata o media pericolosità idrogeologica e idraulica

Dopo il crollo del ponte sul rio Santa Lucia lungo la statale 195 in Sardegna e i nubifragi che hanno portato distruzione nelle province di Catania e Siracusa, nuovamente il maltempo ha messo in ginocchio l’isola. Tutti episodi che testimoniano il cattivo stato di salute e manutenzione delle infrastrutture in Italia e che rilanciano l’allarme dei geologi sulla fragilità idrogeologica del nostro Paese. “I terremoti, le alluvioni e tutti i fenomeni disastrosi che colpiscono l’uomo e le sue attività sono da decenni ormai troppo frequentemente un mero spunto per propagande elettorali” denuncia Fabio Tortorici, Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi.

“Siamo il Paese in cui – afferma Tortorici – il 15 per cento della popolazione è residente in aree ad elevata o media pericolosità idrogeologica e idraulica, quindi con alta probabilità di alluvioni e frane; negli anni ‘50 il consumo di suolo era pari al 2,7 per cento e oggi si è passati al 7,6 per cento, ogni secondo, quindi, si consumano circa 3 metri quadrati di suolo. E ancora, sottolinea il geologo siciliano: le norme di polizia idraulica fanno ancora riferimento ad una legge del 1904; il 20 per cento del nostro territorio è a rischio desertificazione, ma la legge che regola la concessione e lo sfruttamento delle acque superficiali e sotterranee non è più aderente alle richieste di una società moderna, risalendo al 1933; in media ogni 15 anni si verifica un terremoto di magnitudo superiore a 6.3; oltre 12 milioni di immobili (tra cui scuole, luoghi di lavoro, beni culturali, ecc…) necessitano di opere di adeguamento sismico e risanamento e la popolazione residente in zone sismiche supera i 24 milioni, con ben 706 comuni interessati da alto rischio. Eppure, i geologi sono a spasso, in un Paese con una conclamata cattiva gestione e manutenzione del territorio, dove appena due ore di pioggia seminano distruzione e mettono a nudo l’incapacità di mettere in sicurezza la popolazione”.

Il Presidente della Fondazione Centro Studi CNG evidenzia come “per mettere in sicurezza le nostre infrastrutture basterebbe un 30 per cento di quanto speso per la ricostruzione”. “Il 99.99 per cento dei cittadini – prosegue – quando prenota un hotel, domanda se è disponibile il wi-fi gratuito, ma non vuole sapere se la costruzione sia antisismica. È ora che si prenda coscienza dell’importante ruolo svolto dal geologo nella prevenzione dai rischi naturali, in una nazione in cui si passa da un’emergenza all’altra: terremoti, frane, siccità, alluvioni. Oggi è toccato alla Sicilia, ma il futuro è ancora da scrivere, auspicando di trovare un governo disponibile a investire sulla geologia per la tutela dei cittadini” conclude Tortorici.

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