M5S all’Ars; visita alla Diga Blufi

Bruxelles 15 Dicembre 2014 – “Cemento, appalti pubblici ed affidamenti diretti, lavori sovradimensionati ma mai completati. La diga di Blufi è il classico esempio di come le organizzazioni criminali e la politica abbiano lucrato sulle tasche dei cittadini non avendo scrupolo di mettere in ginocchio un’intera comunità come quella madonita. Del caso, stiamo già interrogando la Commissione Europea”. Così il capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo Ignazio Corrao, commenta quanto visto poche ore fa nel corso di una visita sui luoghi dove sarebbe dovuta sorgere la mega diga di Blufi, sui monti madoniti nell’entroterra siciliano. Ad attendere Corrao, diversi sindaci del territorio, tra cui il primo cittadino di Blufi Calogero Brucato con l’assessore Calogero di Figlia, il sindaco di Bompietro Lucio Di Gangi, diversi attivisti del movimento di Grillo ed alcuni cronisti locali che hanno organizzato una spedizione in fuoristrada. La faraonica opera, la cui costruzione è stata avviata negli anni ’80 è costata oltre 500 miliardi di lire ed avrebbe dovuto definitamente risolvere l’annosa problematica siciliana relativa all’approvvigionamento idrico per le popolazioni dei comuni di Agrigento, Enna e Caltanissetta, ma non è stata mai completata. “Conoscevo già lo scempio Blufi quando insieme al presidente della Commissione Ambiente all’Ars Giampiero Trizzino appena insediato, abbiamo iniziato ad analizzare la cronostoria della vicenda, ma vedere i luoghi con i miei occhi è un’altra cosa. È un vero e proprio scempio, è il frutto del controllo mafioso sull’acqua e più in generale di una politica delle opere pubbliche all’insegna dello spreco e del clientelismo. I lavori devono durare all’infinito e il risultato finale non conta. Attorno all’opera pubblica si forma un grappolo di interessi che coinvolge imprenditori, amministratori, politici e mafiosi. Morale il territorio è distrutto, qui c’erano orti e campi floridi mentre ora c’è cemento che inizia a sgretolarsi, così come la già flebile economia del territorio. La Sicilia è ancora assetata e subisce il ricatto di privati che rivendono l’acqua a peso d’oro”.

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