Lucio Vulturo, una storia artistica lunga 60 anni

Lucio Vulturo: una passione lunga 60 anni

“Alle scuole elementari ottenni il primo premio e con quei soldi mio padre ci comprò cinque sedie per la cucina”, fu questo il primo riconoscimento alla passione di Lucio Vulturo, ritrattista ennese classe ’49. La passione con il disegno nasce in contemporanea con quella per Capitan Miki, un personaggio dei fumetti che riproduceva di continuo. Come ricordano i suoi coetanei nel quartiere dove vive, Lucio era sempre con la matita tra le mani. Ritrattista per passione e talentuoso per vocazione se ne sta fitto fitto nel suo laboratorio, cosi lo chiama, e si perde in quei minuziosi dettagli che coglie e ritrae donandogli nuova carica. Per realizzare un soggetto impiega dalle sei alle 12 ore dipende dalla complessità. I suoi ritratti hanno un’anima. Le sue matite scivolano sui foglio che sembra quasi carezzare, la tecnica che adopera è detta sanguigna “basta utilizzare una matita di grafite usando il tratteggio per simulare le parti in ombra di un volto, un paesaggio o un oggetto lasciando pulita la superficie del foglio per quelle in luce”, spiega con semplicità. Ormai in città possedere un suo ritratto in casa è diventato un must, tanto che un ristorante ha fatto realizzare delle gigantografie sui suoi lavori per arredare il locale, i suoi disegni sono anche in un bel calendario. L’apprezzatissimo artista ennese spopola anche sui social network e nella sua pagina raggiunge centinaia di consensi con pollice in su a ogni condivisione. Per anni Vulturo si è dedicato al suo lavoro da artigiano delle insegne poi con il pensionamento è esploso in lui il desiderio di ricominciare a ritrarre il mondo, a raccontarlo, non c’è eventi storico o episodio locale che sfugga alla sua matita. Tra i primi lavori realizzati, come racconta, ce n’è uno che ricorda con particolare affetto correva l’anno 1981 e con il brano “Bianca Stella” sul palco di San Remo saliva un ennese, Sebastiano occhino ed è proprio al cantautore che dona come il suo ritratto: “voleva essere una sorta di porta fortuna di buon auspicio per la sua arte”. L’arrivo di un personaggio importante, la città magicamente innevata, la tragedia del mare o due innamorati che si tengono per mano. “Non disegno per riempire un vuoto ma per svuotare un pieno che è dentro di me”, dice utilizzando le parole di Daolio voce dei Nomadi. Il primo quadro a olio fu un volto di donna era un esperimento, uno studio ma una persona lo vide e volle assolutamente acquistarlo, il primato tra i soggetti riprodotti, lo tengono le tre donne di casa: Franca, la moglie e le due figlie Emanuela e Agnese. La straordinarietà dei suoi lavori non sta solo nella perfezione dei tratti ma nella capacità di cogliere e dare carattere ai volti che ritrae, dai quali trapela tanto la malinconia che l’austerità. Le rughe raccontano delle storie, i sorrisi i paesaggi emotivi che ci stanno dentro, i ritratti a volte sembrano lasciare il foglio.

Angela Montalto

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