L’On Lentini su situazione dei Centristi

L’approssimarsi delle scadenze elettorali nazionale e regionale ha messo in fibrillazione la politica, specialmente l’area centrista sembra attraversata da un’originale tensione che, purtroppo, lungi dal fare presagire un rilancio della proposta politica rivolta a quell’enorme parte dell’elettorato distante dagli opposti estremi come dal populismo dei 5 stelle, conferma la confusione e la carenza di una leadership credibile e che trovi nel consenso elettorale la conferma della coerenza di un progetto politico.

Come definire altrimenti il profluvio di dichiarazioni rilasciate in occasione dell’ennesima disfatta della disastrosa esperienza crocettiana? Mi riferisco, per intenderci, a quanto letto all’indomani della mancata dichiarazione di parifica del Bilancio regionale da parte della Corte dei Conti.

All’imbarazzato, ma comprensibile, silenzio del PD fanno da contraltare le dichiarazioni di due ex ministri siciliani, entrambi “leader” di soggetti politici praticamente virtuali ed entrambi preda, complice magari l’afa dei giorni appena trascorsi, di strani complessi di doppiezza di posizioni e di inspiegabili vuoti di memoria.

Leggiamo, per esempio, del Cantiere Popolare, curioso caso di edificio politico regredito da costruzione a cantiere smantellato, che lancia improbabili out-out al centro-destra, spingendosi fino a porre veti su eventuali candidati alla presidenza della Regione, mentre il suo leader siede alla Camera alla guida di un gruppo parlamentare che sostiene il governo Gentiloni di centro-sinistra…

E’ curioso osservare come l’on. Romano riesca, nei 40/50 minuti di volo che separano Roma da Palermo, a passare dal ruolo di alleato di ferro di chi sostiene ius soli ed unioni civili a quello di attore coprotagonista di una coalizione in cui siede chi sostiene l’esatto opposto, con tanto di pretese di poteri di veto.

Peccato per lui che il cambio d’abito che tanto bene gli riesce in aereo non sia risultato tanto digeribile per gli elettori. Nonostante la mobilitazione in forze il Cantiere si è rivelato alle elezioni di Palermo, suo principale centro visto che è praticamente assente altrove, ben poco “popolare”: un ex Ministro e capogruppo alla Camera in carica, altri due parlamentari regionali (e potrei continuare) sono riusciti ad eguagliare il risultato che una lista, come quella di Alleanza per Palermo, che molti “addetti ai lavori” accreditavano per fallimentare e che, invece, con la sola forza dell’impegno sul territorio, senza mezzi, ha mostrato esistere una grande area di consenso moderato e riformista che cerca solo di trovare riferimenti credibili.

Ma mentre “Sparta” piange, l’Atene dei centristi alleati col PD non solo “non ride”, ma addirittura sembra presa da ancora più inestricabili complessi.

L’altro ex Ministro, Giampiero D’Alia, dimenticando il ruolo determinante avuto nel portare Crocetta a Palazzo d’Orleans, e la circostanza che appena qualche settimana fa i suoi rappresentanti sedevano nel governo regionale ed hanno partecipato a scrivere e fare approvare quelle leggi di Bilancio oggi stroncate dalla Corte dei Conti, rivendica un’improbabile verginità politica e, addirittura, fa dichiarare al suo capogruppo Forzese, col quale appena due anni fa era giunti alle carte bollate, di pretendere “discontinuità” dal PD.

A differenza di Romano a D’Alia va riconosciuta una coerenza durata almeno un quinquennio: è riuscito, con costanza ed impegno, a far evaporare nel nulla una formazione che aveva conseguito alle regionali scorse quasi l’11% dei consensi, passando da 13 a 5 rappresentanti all’ARS, e, dopo averlo fatto alle comunali di Catania nel 2013, è riuscito a saltare a pié pari le elezioni amministrative di Palermo, dalle quali si è guardato bene di partecipare non riuscendo ad esprimere non una lista ma nemmeno un singolo candidato…
Insomma, un altro indimenticabile successo da rivendicare per ottenerne in cambio, sul tavolo del PD o su quello di Forza Italia o di chissà chi altri, la garanzia di riottenere un comodo posto al Parlamento nazionale senza darsi la pena di cercare un voto.

E, tanto per restare in tema di siculi ministri centristi, mi astengo da qualsiasi commento sul movimento di Alfano, anche questo divenuto partito “di lotta e di governo”, visto che dichiara di stare all’opposizione di Crocetta ma il suo Assessore rimane ben saldo sulla sua poltrona.

Sono in fondo queste insopportabili ambiguità, questa pretesa di fare i furbi senza pagare dazio alla coerenza, ad aver precluso alle centinaia di migliaia di siciliani che, per cultura e storia personale e familiare, guardano al centro dello schieramento politico di trovare una casa, un luogo dove poter esprimere un impegno coerente coi propri valori, senza dover essere subalterni alle ali estreme degli schieramenti, che peraltro stanno ultimamente riprendendo quota proprio a danno di chi sostiene posizioni più ragionevoli ed attente alla mediazione.

Nel momento in cui Renzi subisce l’iniziativa a sinistra di Pisapia e D’Alema e la Lega sembra ormai aver assunto la posizione di primo partito nel centro-destra, il bisogno di un’area di responsabilità, attenta alle ragioni dello sviluppo ed a quelle di chi è più debole nella società, diventa ancora più evidente ed urgente.

Per farlo occorre però, con franchezza, superare una stagione: quella di una certa oligarchia, senza credibilità e consenso, che ha preteso e pretende di dettare condizioni, che gioca su più tavoli la carta screditata di sigle ormai vuote ed invise all’elettorato.

E’ tempo che, per usare le insuperabili parole di Don Sturzo, siano i liberi ed i forti a scendere in campo, a costruire con umiltà e dedizione un nuovo spazio al centro, ripartendo dal lavoro paziente e quotidiano sul territorio, a contatto con la gente, che dia nuove risposte alle molte sofferenze della Sicilia.

Questo cammino deve partire dal basso ma, è giusto ed auspicabile, che anche a Roma ci si renda conto di come, un’area grande di consenso che proprio in Sicilia ha avuto e può avere la sua base, deve poter contare sulla chiarezza dei percorsi e delle posizioni, senza indulgenza per ambiguità e velleità di personaggi senza seguito. Una leadership rinnovata che sappia proporre credibilmente ai siciliani una vera alternativa al disastro dell’ultimo decennio.

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