Libri; “La Dea di Morgantina.il ritorno della madre terra” di Emilio Sarli

ENNA

Un nostós: un ritorno. Quello della statua nel suo piedistallo, quello di una divinità nel suo Olimpo, quello del personaggio alle geografie dell’infanzia. È ogni cosa di queste e tutte insieme “La dea di Morgantina- Il ritorno della Madre Terra”, la nuova opera letteraria di Emilio Sarli, edita per i tipi Bonfirraro, da pochi giorni nelle librerie.

Note le vicende legate alle peregrinazioni della scultura, realizzata in Sicilia nel V secolo a.C., ma dopo anni di esilio al Paul Getty Museum di Malibu, la bellissima dea, con il suo morbido panneggio di calcare e le parti nude di un brillante marmo pario, nel 2011 è tornata ad affascinare i visitatori al Museo Archeologico di Aidone. E incantato sarà anche Alfeo Rosso, il protagonista lombardo del racconto, che comincia ad investigare sulle origini della Venere di Morgantina (o Demetra, come meglio suggerirebbe il mito legato alle terre dell’ennese?).

Avvocato originario del salernitano, Sarli ha qui sperimentato una prosa elegante e raffinata, divisa tra storia e leggenda, con un registro stilistico arcaico, perfettamente calato nel racconto.

Sarli, quando ha iniziato ad appassionarsi alla storia della dea di Morgantina?

«Nel 2014 ho letto un articolo su “Panorama”: sono rimasto impressionato dalle vicende singolari della dea di pietra. Poi la visita al Museo di Aidone, dove mi entusiasmò la bellezza prorompente della statua: quel volto assorto ed impenetrabile cominciò ad ispirarmi una trama particolare…».

Quali sono state le sue fonti letterarie?

«Per la descrizione di alcune vicende ho attinto alla Biblioteca Storica di Diodoro Siculo, alla Guerra del Peloponneso di Tucidide, alle Vite Parallele di Plutarco. I versi sul rapimento di Persefone sono stati rinarrati utilizzando l’Inno a Demetra, attribuito ad Omero, e le Metamorfosi di Ovidio. Il ritorno di Madreterra nella sua isola evoca, poi, l’archetipo del nostós letterario, da quello famoso di Ulisse a tanti altri noti ritorni, fisici e letterari, come quelli di Verga, Vittorini, Brancati, D’Arrigo e Consolo».

E per Alfeo Rosso?

«Per Alfeo Rosso è un ritorno alla terra madre che consente un recupero di affetti, sensazioni e memorie; io stesso, scrivendo, ho compiuto un viaggio nel passato, in quel giacimento effervescente di miti e di esperienze che mi hanno suggerito anche risposte utili per questo tempo virtuale, che corre su strade magari meno polverose, ma tanto fittizie ed evanescenti da causare ansie e disorientamenti».(*RMC*)

Rosa Maria Ciulla

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