Lettera al “Signor Tornello” della Biblioteca Kore

Di Valentina Rizzo

Signor Tornello della Biblioteca Kore,

L’ho vista all’entrata di questa maestosa biblioteca universitaria, fermo, impassibile.
Sa è strano che il primo impatto con un luogo adibito all’apertura della mente sia Lei, Signor Tornello.

Sono tornata per mia scelta dopo 10 anni, in una città che in questi anni è diventata universitaria, dopo aver vissuto a Bologna, un’altra città che vive di studenti e che apre le sue biblioteche a tutte le fasce di residenti.

Sono tornata Signor Tornello, con del lavoro di ricerca da concludere dopo aver partecipato a una delle più importanti ricerche storiche e archeologiche del Medioevo (non lo dico io, ma le riviste scientifiche), ritenendo ovvio poter continuare a studiare da qui. Non è scontato a quanto pare.

La biblioteca universitaria, che Lei custodisce così diligentemente, deputata, apprendo dai giornali alla “rigenerazione urbana” e per tale ragione finanziata dall’Unione Europea, è aperta unicamente agli studenti della Kore. Le biblioteche però non sono dell’università, sono dell’universitas, dell’universo, delle persone perfino delle stelle se lo volessero, così come dovrebbe essere il sapere.

Le biblioteche Signor Tornello, sono luoghi, non generici spazi dove si fruisce di testi. La differenza è fondamentale, perché un luogo è uno spazio connotato da relazioni e realizzato in base a un obiettivo. Quale può essere l’obiettivo di avere migliaia di libri fruibili a pochi?

Nelle biblioteche si scambiano opinioni, saperi, conoscenze. Si crede che noi fuori dall’università non abbiamo niente da scambiare con i suoi studenti o è forse il contrario? Non vedo altra ragione a un regolamento basato su sistema binario O/I.

Dal Centro per il Libro e la Lettura, del Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Tirismo) giunge al Paese l’invito alle amministrazioni comunali, biblioteche, librerie, case editrici di allearsi in un Patto del Libro. Hanno aderito Milano, Bologna e Palermo per ora. In tale ottica si stanno prolungando gli orari delle biblioteche, per esempio. La ragione di queste politiche culturali (perché i regolamenti sono scelte di politica culturale) risiede nell’obiettivo sociale di portare i residenti a passare del tempo a leggere, a vivere un posto accogliente. Sono metodi efficaci per sostenere progetti a lungo termine di rigenerazione di aree urbane, per citare situazioni da Lei già conosciute. Una biblioteca non può reggersi su una retta. D’altra parte chi entra in biblioteca comunale non esibisce il pagamento della tassa dei rifiuti (ATTENZIONE! Questo non è un suggerimento!).

Signor Tornello, su Amazon.it si acquistano libri scontati, i lavoratori fanno chilometri a piedi per fare in modo che il testo desiderato arrivi direttamente a casa nostra in 24 ore. Volendo la fruizione dei libri non è complicata. La fruizione del sapere è decisamente altro. Intanto è basata sul principio di eguaglianza, insubordinabile a qualunque altro. Ergo: che possa l’amico dello studente Kore che lo aspetta fuori dalla biblioteca, sentirti a lui eguale, possa entrare e magari scoprire che scienze della comunicazione fa anche per lui. Che egli possa!

Le biblioteche sono spazi vivi, luoghi di conflitto scientifico, di tesi e contro-tesi, spade affilate per difendere opinioni, scelte editoriali spesso coraggiose, altre volte banali e ripetitive. I libri sono storie fatte di persone che alle persone dovrebbero essere restituite.

Signor Tornello lei rimane chiuso, rigido davanti a me, perché se io consulto un testo lo tolgo a uno studente. Signor Tornello, “togliere”, “privare” e simili non sono verbi ammissibili nel mondo della cultura. Lei è fuori luogo. La digitalizzazione permette la prenotazione dei testi e sapere quando verranno restituiti. Oltre al fatto che, Lei non lo sa perché non è stato mai in altre biblioteche, funziona sempre così! Ecco perché il ruolo delle biblioteche è educativo alla vita sociale, ad avere cura dei libri, a consultare un testo in tempi ragionevoli e a non dimenticare di restituirlo. Si pensa agli altri!

Signor Tornello, immaginiamo un ragazzino del liceo liceo di fronte, deve scegliere che fare dopo il diploma. “Faccio psicologia a Enna o a Cesena?”. Come dovrebbe essere invogliato a fare un investimento nel proprio territorio se non può entrare nel posto che vede tutte le mattine, se non con una visita guidata?
Il 50% dei lettori in Italia, fonte Istat è composto da adolescenti. A loro, quello che volgarmente è identificato come “il futuro!”, va l’impegno di tutte le istituzioni e delle imprese della cultura affinché siano critici lettori, persone curiose e indipendenti conoscitori. Chi sa si difende diceva una mia insegnante del liceo.

Signor Tornello, faccia ancora uno sforzo di immaginazione, un ricercatore indipendente spagnolo che viene a fare una ricerca di comparazione sulla Settimana Santa a Enna, orgoglio della tradizione di questa cittadina, e deve consultare dei testi scientifici italiani, non lo fa entrare nella biblioteca universitaria?

Si aprono le chiese e si chiudono le biblioteche, e il sapere sarà per grazia di Dio?

Le domande non finiscono qui, ma se possiamo cominciamo a cercare delle riposte, a darci obiettivi che non siano sottratti a una visione culturale e sociale dei territori. Le politiche culturali del territorio devono mettere a sistema i servizi e in questo le istituzioni hanno un ruolo di responsabilità nei confronti di tutti coloro che vi abitano, a prescindere dal reddito, dalla occupazione e così via. Il mondo della cultura, delle biblioteche, dei musei e del patrimonio in generale non può prevedere limiti, solo orizzonti da espandere e deve aprire ogni mattina pensando alla persona che mai si sognerebbe di conquistare.

Faccia un respiro profondo signor Tornello, è l’aria fresca che ossigena il mondo delle idee e le rende buone pratiche.

Libertà!
… Signor Tornello.

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