L’ennese Toni Vasco volontario in Madagascar “Una scelta di vita racchiusa tutta in una frase quella del nome della stessa associazione”.

Una scelta di vita racchiusa tutta in una frase quella del nome della stessa associazione. E’ così che l’ennese Tony Vasco spiega il perché nel 2005 lasciando tutto quello che aveva nella cosiddetta “società civile” nella sua Enna decise di trasferirsi in Madagascar mettendosi a servizio della popolazione locale ed in particolare dei bambini di strada. Il Madagascar è una isola del continente africano nell’emisfero australe sull’oceano indiano con una estensione di circa 2 volte l’Italia ma con una situazione economica molto precaria. E l’”Omeo Bon Bon” ovvero il nome della Onlus che Toni insieme a degli amici di Ferrara ha fondato rappresenta l’innocenza e nello stesso tempo la semplicità e la sincerità di chi vive felice con poco “Mi piace che si conosca la ragione per la quale abbiamo dato questo nome alla Associazione – ci racconta Toni – in malgascio la parola Omeo significa “mi dai” e Bon Bon chiaramente caramella. Quindi insieme significa “mi dai una caramella”. Questa era la richiesta che mi rivolgevano, i bambini del villaggio rurale di Ankaditsiary dove avevo trascorso qualche mese prima di ritornare in Italia e fondare l’Associazione. Ed é in questo nome che si racchiude il senso profondo della nostra azione: ci rivolgiamo verso i più deboli, i bambini di strada”. Da 15 anni ormai vivi in Madagascar. Hai lasciato tutto in Italia e ti sei trasferito. E’ stata una scelta difficile? “Credo di non essere mai stato interessato alla carriera, sostanzialmente ho preferito sperimentare diverse opportunità e diverse conoscenze e quando ho potuto, cercare di metterle a disposizione degli altri e questo anche nel periodo di lavoro presso il servizio di salute mentale di Enna. Negli anni ottanta ho fondato l’Associazione Franco Basaglia che aveva come soci infermieri oltre che “pazienti” e volontari , pratiche di terapie “non convenzionali” come lo shiatsu e alcune forme di meditazione. Eravamo negli anni 90. Fondamentalmente ho sempre creduto che la vita mi avrebbe sempre dato cio’ di cui avessi avuto veramente bisogno. Con gli errori e anche le sofferenze che non ho mai attribuito ad altri, ma anche con la gioia della prova. Quando ho deciso di iniziare questa avventura in Madagascar ero profondamente consapevole di cio’ che avrei sacrificato, ma sentivo più urgente a cinquanta anni di fare altro senza timore, senza rumore e cercando in me cio’ che sentivo necessario”. La tua scelta è stata accettata dalle persone a te più care? “Avevo già perso i genitori, ma posso dire che alla fine avrebbero accettato questa mia scelta – continua – certo é utile dire che é stata soprattutto mia madre ad essere disposta a comprendere le mie “sregolatezze”. Attualmente penso che alcuni parenti accettino la mia scelta senza giudizio anche se non con chiaro apprezzamento. Certamente ci sarà qualcuno con non condivide assolutamente questa mia scelta”. Probabilmente tanta gente non sa neanche dove sia il Madagascar. Ci spieghi di preciso dove operi? “L’associazione opera a Fianarantsoa, cittadina sporca e sgradevole che si trova nella parte centrale del Madagascar. Chi é venuto a trovarci come ospite o come volontario del servizio civile credo abbia portato con sé in Italia il senso di disperazione che traspare dalla vita di cosi’ tanti esseri umani che sopravvivono lungo i marciapiedi e rovistano nella spazzatura nella speranza di trovare qualche cosa da poter vendere e a volte anche da poter mangiare”. Come hai già detto in precedenza il vostro intervento è finalizzato ai bambini di strada. “Si il nostro intervento é rivolto verso loro. Attualmente presso la casa di accoglienza “desidero guardare il cielo” vivono con me 19 bambini: alcuni erano orfani nel momento in cui sono stati accolti (correva l’anno 2008), altri lo sono diventati negli anni. L’età varia dai 4 ai 14 anni. Presso il centro diurno “ le radici del cielo “ accogliamo 110 bambini di strada che possono usufruire di tre pasti al giorno, delle cure sanitarie, della frequenza scolastica e attività ludiche ed educative di vario genere (sport, biblioteca, lavori manuali, yoga, fotografia, attività pittoriche, coro ed altro ancora) Qualche anno fa grazie alla presenza di una nostra sostenitrice ,Loredana, e della Draco edizioni di Modena abbiamo pubblicato un libro che é come una mostra fotografica realizzata dai nostri bambini: “ I Colori della Vita e l’albero delle Emozioni”. Si possono apprezzare le foto fatte dai bambini e i pensieri che queste immagini hanno suscitato in loro. Foto eseguite da non professionisti che hanno ricevuto la gentile approvazione da parte di Pierrot Men noto fotografo di fama internazionale. E’ logico che se ci prendiamo cura dei bambini non possiamo non farlo per i loro genitori: cure sanitarie, donazioni di cibo nelle condizioni estreme, promozione di attività lavorative (abbiamo formato 8 mamme che hanno seguito un corso di pasticceria con un provetto pasticcere. Oggi queste signore sono in grado di produrre e vendere le loro leccornie). Inoltre da anni pratichiamo la permacultura nel terreno dove stiamo costruendo la nuova casa di accoglienza. Ci lavorano 6 persone di cui tre non vedenti. Con sacrificio stiamo riuscendo a garantire i prodotti dell’orto sufficienti per le nostre mense, a casa e al centro”. In questi 15 anni la comunità ennese ti è stata vicina e ti ha sostenuto? “Ho sempre sentito l’affetto e anche l’interesse della mia citta da parte degli amici e anche di altri. Il sostegno ci viene dato con continuità dalla comunità della Parrocchia di S. Lucia e a tutti loro a cominciare da Padre Mario Saddemi e Andrea Libertino e dalla dottoressa Livia Iacono va la nostra profonda gratitudine”. Sei credente? “Sono cresciuto in una famiglia cattolica. Credo nella forza e nell’amore trasmesso da Gesu’ il Cristo”. Chi volesse come può fare per sostenerti? “Se si desidera contribuire alla realizzazione dei progetti puo’ consultare il sito www.omeobonbon.it dove troverà gli aggiornamenti dei nostri interventi oltre che la procedura per potere offrire un aiuto”.

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