L’avventura spirituale di una misericordiata ennese suor Elisabetta Ciraulo

La avventura spirituale

di una misericordiata ennese

suor Elisabetta Ciraulo

(Enna 1561 – 6 febbraio 1627)

“La “MEDICINA” della misericordia, è l’unica che può guarire e cambiare anche le vite che sembrano perdute”. (Papa Francesco)

“Esempio splendidissimo di conversione e di santità, consegnata all’oblio come tanti altri ennesi, Elisabetta Ciraulo vedova, terziaria francescana, fu la stella più fulgida del paradiso serafico di Montesalvo. Mirabile nelle estasi, divenne illustre per le profezie e ancor più illustre per i miracoli in vita e in morte. “

Cari amici

Il 6 febbraio ricorre l’anniversario della nascita al cielo della Serva di Dio Suor Elisabetta Ciraulo, la cui vita rappresenta un autentico patrimonio spirituale da valorizzare e su cui riflettere.

L’incredibile storia di Suor Elisabetta può dirci ancora qualcosa, perché come tante storie di santi e non, è segnata da un svolta, da un cambiamento di rotta, dalla conversione e dalle meraviglie che opera la misericordia di Dio nella vita di ciascuno.

L’avventura spirituale di suor Elisabetta oggi, è quando mai attuale e significativa in un periodo come il nostro, in cui un Papa per la prima volta, con insistenza, ci parla di un DIO MISERICORDIOSO, padre amorevole che corre incontro al figlio che si ravvede e con la sua misericordia, guarisce, rinnova, ed offre nuove opportunità.

Questa nuova visione di Dio rende ancora più attuale, affascinate ed incredibile la storia di una “MISERICRDIATA” (termine coniato da papa Francesco), che ad Enna fu segno tangibile di conversione e predilezione da parte del Signore.

Suor Elisabetta nacque a Castrogiovanni nel 1561, da genitori che la educarono cristianamente.

Alle età di 12 anni, secondo gli usi di allora, fu data in sposa a un uomo della stessa casa Ciraulo. Essendo ancora minorenne, fu richiesta a Roma la dispensa, che arrivò dopo sei anni di convivenza dei due promessi, i quali portarono a termine il contratto matrimoniale. Ad un anno dal matrimonio, Elisabetta perdette il padre, ed il marito liberatosi della presenza del suocero, cominciò a maltrattarla, finché l’abbandonò, rimasta sola si diede ad una vita sfrenata.

Ma Dio, che guardava con infinita misericordia Elisabetta la portò ad un severo esame di coscienza, facendole percepire il suo miserevole stato.

Profondamente addolorata per i suoi peccati, chiese insistentemente a Dio che venisse sciolta da quei lacci con cui il maligno la teneva avvolta.

In una visione Il Signore gli mostrò lo stato della sua anima, che simile ad un vaso in frantumi sparsi in mezzo al letame dei porci, veniva risanata dalle mani misericordiose del Salvatore.

Consolata da questa visione, Elisabetta cominciò a condurre una vita dedita al raccoglimento e alla preghiera.

Appresa la notizia della morte del marito, prese la decisione di farsi religiosa. E dopo un attento discernimento nella preghiera per comprendere la volontà di Dio vestì l’abito del Terz’Ordine francescano nella chiesa di Montesalvo presso i Frati Minori.

Fatto voto di castità, Elisabetta si consacrò totalmente al Signore, e vestendo una ruvida tunica di lana, condusse una vita austera fatta di penitenza e di preghiera.

Ogni giorno partecipava nella chiesa di Montesalvo alle Sante Messe e alle funzioni religiose che vi si celebravano, pregando con fervore, questo stile di vita osservò fino alla morte.

Elisabetta ardeva di amore per Dio e per le anime, e dal Signore ricevette ogni genere di consolazione spirituale.

Nelle contrarietà e infermità si mostrò molto paziente, così come nelle molteplici tribolazioni causatele dal maligno, il quale cominciò a farle guerra, maltrattandola anche con durissime percosse. Una volta gli attacchi del nemico infernale furono tali che la resero inabile a camminare per un anno. Ma a questi lotte con il nemico seguivano sempre divine consolazioni.

Una volta, quando il demonio le si accanì particolarmente, si rivolse a San Michele Arcangelo, che subito la soccorse la persuadendola ad armarsi con la spada della Fede ed accostarsi frequentemente all’Eucarestia.

Una volta questa Serva di Dio, mentre una persona stava confessandosi col suo padre spirituale, vide che le uscivano dalla bocca molte serpi velenose e una serpe più grande entrava ed usciva più volte. Suor Elisabetta vedendo ciò cominciò a piangere inconsolabilmente, per quell’anima meschina, pregando affinché la Dio le usasse misericordia.

Anche i superiori dell’ordine conoscendo i doni di cui era favorita suor Elisabetta chiesero consiglio su scelte importanti riguardante la riforma dell’ordine.

Il Ven. P. Fra Antonino da Patti, essendo visitatore apostolico della Riforma in Sicilia, spinto da motivi di perfezione, pensando di indurre i religiosi riformati a non confessare nelle chiese dei secolari, per aver più tempo da attendere alla vita contemplativa. Desiderando sapere se ciò fosse stato un vero servizio di Dio, ricorse a suor Elisabetta per conoscere la volontà del Signore.

Una notte mentre la Serva di Dio mentre pregava, gli fu rivelato che il maggior servizio che si poteva rendere a Dio e al prossimo era l’esercizio di amministrare il sacramento della Penitenza, il cui valore era superiore ad ogni altro sacrificio. “Il Signore accetta questo lavoro più che qualsiasi martirio”.

Inteso questo il Padre si tranquillizzò l’animo, rimettendosi a quanto gli aveva detto Suor Elisabetta, avendo di lei una grande stima.

Purtroppo non possiamo conoscere tutte le rivelazioni, le estasi, le visioni e i rapimenti di questa Serva di Dio, perché non furono annotati dai suoi confessori.

Però fu sempre stimata, fino all’ultimo istante della sua vita, sia dai religiosi che dai secolari, come una grande Serva d Dio.

Suor Elisabetta il 6 febbraio del 1627, dopo aver ricevuto i sacramenti, passò al Signore con grande fama di santità, all’età di 60 anni e 38 dalla sua conversione.

Al suo funerale accorse tutto il popolo, ed alcuni per avere delle sue reliquie le tagliarono a pezzi la tunica, molti miracoli furono operati da Dio quel giorno.

Per evitare che il suo corpo venisse trafugato, e fosse oggetto di un eccesso di devozione fu sepolto in un luogo segreto del convento di Montesalvo, di cui si è persa a tutt’oggi la memoria della sua esatta collocazione, in una ricognizione della cripta del convento compiuta negli anni novanta si è potuto costatare che il corpo di suor Elisabetta non è stato deposto nella cripta, ma probabilmente tumulato in un angolo della chiesa.

I miracoli di questa Serva di Dio furono molti, ma per trascuratezza dei frati, non furono raccolti. Solamente il padre Francesco da Pietraperzia, allora chierico sacrestano nel convento di Montesalvo in Castrogiovanni, testimoniò di aver visto venire dalla vicina Calascibetta una donna tormentata dai demoni e portata con forza dai parenti alla tomba della Serva di Dio.

Ella gridava che suor Elisabetta la tormentava. Entrata in chiesa e postala sopra la sepoltura, si vide subito che tutti i mattoni del sepolcro ad un tratto si staccarono, con grande stupore dei presenti, mentre la donna rimase miracolosamente sana e libera.

In una nota della Provincia Riformata di Sicilia, trattando del Convento di Castrogiovanni, così scrivevano di suor Elisabetta: “Giace anche nella chiesa del convento, in un luogo separato dagli altri, suor Elisabetta Ciraulo, vedova chiamata ad una vita di perfezione, con semplicità e purezza di cuore cominciò a servire Dio, dopo aver preso l’abito del terz’ordine francescano riformato, mirabile nelle veglie, nelle opere di penitenza, nell’orazione, nell’estasi; divenne illustre per le profezie e più illustre ancora per i miracoli in vita e in morte”.

Autore: P. Antonino da Randazzo.

Suo Elisabetta è stata, e può continuare ad esserlo per la nostra comunità, un grande dono di Dio “una peccatrice convertita”

una conversione che la portò alle vette della santità.

un grande e mirabile segno di redenzione.

“Il Paradiso è pieno di peccatori perdonati”.

(Papa Francesco).

PREGHIERA

O Dio infinitamente buono, che vai in cerca della pecorella smarrita, vieni in nostro aiuto, come sei venuto incontro amorevolmente alla venerabile tua serva Elisabetta, perché come lei anche noi liberi dalle catene del peccato possiamo amarti con tutte le nostre forze ogni istante dalla nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Francesco Gatto

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