L’artista Steven Beercock “Dipingere con il senso di libertà e trasgressione di un bambino”

L’incoscienza, la spensieratezza, il senso di libertà, la felicità, la voglia di trasgressione di un bambino. E’ quello che ha ritrovato nella pittura Steven Beercock che per la prima volta nella sua giovanissima carriera di pittore la scorsa settimana ha esposto i suoi lavori nella splendida location dell’ex Galleria Civica in piazza Scelfo trasformata in Spazio Enna, un contenitore espositivo che vuole ospitare tutti i generi di espressioni artistiche. E Steven, docente di madrelingua Inglese, nativo di York ma ormai ennese d’adozione dove vive ormai da 30 anni ha esposto per una settimana una sessantina degli oltre 200 lavori prodotti in soli 4 anni di attività pittorica. Lo abbiamo incontrato nella giornata conclusiva della sua personale. Steven come è stato questo tuo esordio pubblico. “Al di la di ogni più rosea aspettativa – commenta – mai avrei potuto immaginare tanta gente a venire a vedere i miei quadri, compresi i tanti stranieri presenti in città. Ma la cosa che mi ha fatto molto più piacere è prima di tutto l’arricchimento personale che ho ricevuto da questa esperienza. Io che sono totalmente autodidatta, ho dovuto rispondere a tantissime domande dove magari non ero così preparato e quindi è stato come mettersi in discussione costantemente. In pratica è come se per certi versi ho rivisto nuovamente i miei lavori guardandoli con una dimensione e prospettiva diversa rispetto a quando li ho realizzati. In un certo senso li conoscevo per la prima volta insieme al pubblico che mi faceva le domande. Si sono molto soddisfatto”. Ma come nasce questa tua improvvisa passione per la pittura. A Enna tu sei molto conosciuto apprezzato e molto stimato per la tua attività di docente di Inglese e per le tue innovative tecniche di insegnamento. Ma non come pittore. “Devo dive che probabilmente la vena pittorica in me c’è stata da sempre visto che anche mia madre dipingeva anche se come me ha iniziato tardi. Lei aveva 60 anni quando ha inizito e lo ha fatto poi senza soluzione di continuità sino all’età di 87. E per certi versi è capitata la stessa cosa anche a me. Ho fatto qualcosa sino a 17 anni. Poi il nulla assoluto per 37 anni. Poi tutto è inziato per scherzo 4 anni fa quando, dopo essermi trasferito nella nostra nuova casa, guardando le pareti bianche e vuote insieme a mia moglie Giusi riflettevamo su come poterle riempire. Avevamo pensato a delle stampe, poi a dei quadri acquistati ma quelli che vedevano non ci soddisfacevano e quelli che ci piacevamo andavano oltre il nostro budget. Così decidemmo che ci avrei provato io a dare colore alle nostre pareti. E’ così ho ripreso i pennelli e pensavo che lo avrei fatto solamente per questo motivo, per noi. Ed invece non mi sono più fermato”. Da quel momento in poi, in 4 anni Steven ha realizzato nelle differenti tecniche di olio e acrilico, circa 200 quadri, in pratica uno ogni settimana. Ed a quanto pare questa continua vena artistica non si ferma affatto. “Diciamo che in questo momento sono particolarmente ispirato – continua – e la notte mi fermo a meditare e penso a quello che vorrei fare. Addirittura diversi dei miei lavori sono dei sogni”. Dicevamo che tu sei un autodidatta. Quindi possiamo dire che non si ispiri o ti fermi ad un solo genere? “Proprio così – continua – per me la pittura non rappresenta altro che una esigenza per esprimere le mie sensazioni, un modo di comunicare con gli altri. Probabilmente dopo una fase della mia vita dove ho fatto altre cose era arrivato il momento ed avevo la necessità di fare dell’altro. E lo faccio con lo spirito di un bambino che non ha la consapevolezza, che ha l’incoscienza di non avere nessun timore a sbagliare. Una cosa però che contraddistingue i miei quadri c’è, ed è l’esaltazione dei colori”. Steven per concludere. E’ chiaro che l’esplosione di questa ispirazione è tutta tua. Ma probabilmente come tutte le sensazioni se non viene anche stimolata non viene fuori. E per esserlo a volte ci vuole anche un pizzico di coraggio come quello di organizzare una personale che è un modo per mettersi in discussione. Per te questo è stato un esordio. Come mai hai deciso a farlo?. “E’ chiaro che dopo una così importante da un punto di vista numerico di produzione di lavori era per certi versi quasi necessario organizzare una prima mostra. Ma la spinta decisiva a far conoscere quanto io abbia fatto sino ad oggi è arrivata da mia moglie. E’ stata lei a darmi quel pizzico di coraggio in più per decidermi. Probabilmente se lei non avesse insistito ancora non mi sarei sentito pronto per questo confronto pubblico”.
(foto Gianluca Murella)

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