L’Agricoltura del Sud è la più giovane d’Italia oltre 26 mila le imprese U35

L’agricoltura del Sud è la più giovane d’Italia: più di 26 mila le aziende condotte da under 35

Michela Giuffrida: “Sono i giovani quelli che meglio possono interpretare questo cambiamento, e per questo vanno sostenuti e incentivati”

L’agricoltura del Mezzogiorno è la più giovane d’Italia: salgono a 26.587 le imprese condotte da under 35 nel 2016, ben il 52% di quelle presenti in Italia.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti a commento del Rapporto Ismea Svimez 2015-2016 dal quale si evidenzia che l’agricoltura del Sud è cresciuta piu’ del resto d’Italia. A contribuire a colmare lo storico gap con le regioni del Centro-Nord è stata la spinta propulsiva delle nuove generazioni alla crescita del settore che si è dimostrato essere il più gettonato dopo il commercio nelle nuove aperture. Tra chi fa dell’agricoltura una scelta di vita la vera novità rispetto al passato sono le new entry da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sulla campagna con estro, passione, innovazione e professionalità, i cosiddetti agricoltori di prima generazione. Secondo una analisi della Coldiretti/Ixe’, tra queste new entry giovanili nelle campagne, ben la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è più contento di prima. La scelta di diventare imprenditore agricolo è peraltro apprezzata per il 57 per cento anche dalle persone vicine, genitori, parenti, compagni o amici.

Il risultato è che, secondo una indagine della Coldiretti, le aziende agricole dei giovani possiedono una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media, un fatturato più elevato del 75 per cento della media e il 50 per cento di occupati per azienda in più. Per favorire l’ingresso dei giovani la Coldiretti ha costituito una task force per cogliere le opportunità di insediamento nell’agricoltura italiana per almeno ventimila giovani imprenditori entro il 2020 che vengono dall’avvio dei Piani di Sviluppo rurale regionali finanziati dall’Unione Europea. Gli interventi che si rivolgono a giovani agricoltori tra 18 e 40 anni non compiuti possono arrivare ad offrire fino a 70.000 euro a fondo perduto per iniziare l’attività oltre a un contributo a fondo perduto sugli investimenti aziendali che può arrivare sino al 60% ma i giovani potranno accedere inoltre a tutte le altre misure previste sviluppo rurale come consulenza aziendale o la formazione con criteri di priorità. Un sostegno che è stato accompagnato di una importante misura nella Legge di stabilità che prevede l’esonero dei contributi previdenziali al 100% per i primi tre anni e poi del 66% e 50% per il quarto e quinto anno, fortemente sostenuta dai giovani della Coldiretti.

“Qualcosa si muove nel Mezzogiorno d´Italia, è il comparto agricolo che registra un incoraggiante +7.3% rispetto all’anno precedente. I dati contenuti nel Rapporto Svimez-Ismea sull’agricoltura del Mezzogiorno fotografano un Sud capace di crescere sfruttando le sue migliori risorse – dice Michela Giuffrida membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del parlamento europeo -. Il trend positivo già registrato l’anno scorso migliora e conferma il settore agricolo come quello con maggiore potenziale di crescita. È proprio su questo comparto che devono concentrarsi gli sforzi per favorire gli investimenti. La strada é già segnata: l’agricoltura cresce del 7,3% (molto di più rispetto al nord che segna un +1.6% ) crescono del 20% gli iscritti alle facoltà di agraria, crescono gli occupati, cresce l’imprenditoria giovanile. Alle istituzioni spetta il compito, il dovere, di accompagnare e facilitare la crescita dell’agricoltura attraverso il ritorno dei giovani alla terra, la semplificazione burocratica, la detassazione, le misure per il primo insediamento e, soprattutto, l’accesso al credito. I giovani in agricoltura sono imprenditori preparati e formati, che portano innovazione e agiscono nel segno della multifunzionalità. Oggi agricoltura vuol dire anche energie rinnovabili, parchi, agriturismo, formazione, inclusione sociale, internazionalizzazione. Operare in questo comparto non può prescindere da un corretto e costante dialogo con l’Europa per coglierne tutte le opportunità. E sono i giovani quelli che meglio possono interpretare questo cambiamento, e per questo vanno sostenuti e incentivati. Il Sud non può che ripartire dal suo territorio, ricchezza in grado di dare una concreta prospettiva occupazionale e imprenditoriale ai nostri giovani”.

Fonte: Cronache di Gusto

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