La cantautrice ennese Francesca Incudine porta il suo album “Tarakè” a Sanremo nei giorni del Festival.

Francesca Incudine porta il suo album “Tarakè” a Sanremo nei giorni del Festival. La cantautrice siciliana, che sarà accompagnata ai fiati da Carmelo Colajanni, sarà ospite lunedì 4 febbraio del “Festivalino di Anatomia Femminile” ideato e promosso da Michele Monina, noto critico musicale e speaker di Rtl. Sono previste esibizioni in tre differenti luoghi: nell’”Attico di Monina”, in piazza Sirio Carli e a Casa Sanremo (l’area hospitality del Festival, allestita all’interno del Palafiori). Martedì 5 febbraio la Incudine sarà poi nella sede del Club Tenco per “Sa(n)remo senza confini”, il ciclo di appuntamenti musicali pomeridiani organizzati dal magazine L’Isola che non c’era.

L’album “Tarakè” ha vinto la Targa Tenco 2018 come miglior album in dialetto, ma l’artista siciliana in questi mesi ha portato a casa anche altri importanti risultati, a partire dal Premio Bianca d’Aponte (e, nell’ambito dello stesso contest, anche il riconoscimento della critica intitolato a Fausto Mesolella). In più è stata selezionata per “Fai volare la tua musica”, il contest bandito da Alitalia, Siae e Rockol che la vede al fianco di altri 35 autori in una playlist trasmessa a bordo di alcuni voli nazionali e internazionali della nostra compagnia di bandiera.

Francesca Incudine propone un live di grande impatto; si muove tra canzone d’autore e world music per raccontare di viaggi, di speranza, di coraggio e di cambiamento, “di semi sparsi al vento”. Brani ben piantati per terra, che raccontano storie coraggiose, amori fecondi, finestre sul reale e sul possibile, desideri e volontà. Quadri sonori dipinti dagli arrangiamenti di Carmelo Colajanni e Manfredi Tumminello, che uniscono sapientemente il suono alla parola, il pop alla world music, il siciliano all’italiano, per restituire al pubblico una trama ispirata.

Francesca Incudine, ennese, tra le giovani realtà più interessanti della world music italiana, è un’artista sensibile e inquieta, come il titolo del suo disco, “Tarakè” (Isola Tobia Label): una parola che deriva dal greco e significa scompiglio, turbamento, ma che si trasforma quando incontra il suffisso “akos” (rimedio), diventando “tarassaco”, il nome di un fiore che ha in sé il problema e la sua soluzione. È quel fiore conosciuto anche come soffione, che pare esaudisca i desideri quando, grazie ad un alito, i suoi semi si disperdono nel vento. E, seguendo la traiettoria dei batuffoli di tarassaco, Francesca Incudine è partita alla ricerca di storie e di emozioni da raccontare, per lo più in siciliano, nelle tracce del disco: le operaie della Triangle Waist Company di New York morte in fabbrica avvolte dalla fiamme; i dubbi di Colombo e Gutierrez che, in una immaginaria conversazione, si interrogano sulle ragioni del viaggio; il dramma dell’immigrazione e il coraggio dell’umanità; la voglia di cambiamento; la forza dell’amore quando è appartenenza e non possesso; la capacità di trasformare le “cadute” in danza; il tempo che passa vissuto con la leggerezza dell’infanzia. È un disco che racconta l’impegno di vivere “Tarakè”, ma lo racconta con la delicatezza e la levità dei semi nel vento.

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