L’ ANTICO RITO RELIGIOSO DELL’OSTENSIONE DEI SANTI “29 giugno l’apertura della Madonna ad Enna”

L’ ANTICO RITO RELIGIOSO DELL’OSTENSIONE DEI SANTI
“29 giugno l’apertura della Madonna ad Enna”
di Francesco Gatto

Il 29 giugno con il rito “dell’apertura della Madonna”, hanno inizio i solenni festeggiamenti in onore della patrona.
Si tratta di una tradizione particolarmente sentita, nella quale la corale partecipazione degli ennesi, imprime solennità ad un rito piutosto semplice ma alquanto suggestivo: l’apertura, lo svelamento e la traslazione del simulacro della Madonna dalla cappella dei marmi all’altare maggiore.
Pur nella sua semplicità, continua ad essere da secoli una cerimonia coinvolgente, commovente, emotivamente intensa, un forte momento di preghiera, un rito consegnatoci dalla tradizione probabilmente di origine spagnola.
Questo rito che un tempo era celebrato in quasi tutte le chiese della nostra città si conserva ancora oggi non solo nella Chiesa Madre con l’apertura della Madonna della Visitazione, ma anche nel Santuario di Valverde, nella Chiesa di San Francesco con l’apertura dell’Immacolata e nella chiesa della Passione con l’ostensione del simulacro dell’Ecce Homo; mentre nelle chiese di San Sebastiano e di San Francesco di Paola i santi vengono ancora oggi coperti da una quadro, ma non svelati solennemente, secondo il rito classico dell’apertura.
Tracce di questa tradizione è possibile coglierne in alcune chiese di Enna dove vengono custodite le tele o cosiddetti sportelli che chiudevano le nicchie dei vari santi titolari delle chiese: a San Tommaso nell’ufficio parrocchiale è custodita la tela che chiudeva la nicchia di Santa Lucia proveniente dalla vecchia chiesa della santa demolita negli anni 40 e la tela di San Biagio conservata nella sagrestia dell’omonima chiesa.
Anche l’eremo di Montesalvo, inglobato poi nel tessuto cittadino, era custode della tela della Trasfigurazione che chiudeva la nicchia dell’altare maggiore. Oggi, rivalutata, viene posta in cima alla scalinata tripartita simbolo del monte Tabor (il monte dove Cristo, trasfigurato, apparve insieme ad Elia e Mosè).
La tela, che raffigura questo episodio evangelico, avrebbe dovuto celare probabilmente o solo il simulacro del Cristo trasfigurato o un gruppo scultoreo raffigurante i protagonisti dell’episodio del Tabor, ma di queste sculture non si ha memoria.
Sempre nella chiesa di Montesalvo, nella cappella patronale di San Pasquale (che oggi ospita la statua di san Francesco d’Assisi), un quadro chiudeva la nicchia del santo (di cui oggi pubblichiamo la foto inedita). Purtroppo la bellissima statua di San Pasquale, compatrono della città, scomparve negli anni 70 insieme al quadro.
La tradizione dell’apertura, dello svelamento e dell’ostensione dei santi patroni è un rito molto diffuso in Sicilia e in varie parti del sud Italia. I riti più celebri sono: l’esposizione delle reliquie di San Gennaro a Napoli, la cosiddetta “sciuta da cammira” di Sant’Agata a Catania e quella dei vari patroni dei paesi etnei. A Palazzolo Acreide è molto celebre la “sciuta” di San Paolo e San Sebastiano i cui simulacri vengono mostrati dopo un crescendo spettacolare di invocazioni da parte dei devoti.
Questa tradizione secolare influenzò anche l’architettura delle nostre chiese per cui le cappelle patronali o gli altari privilegiati dei santi titolari dei vari santuari, erano progettati tenendo conto delle esigenze di tale rito.
In queste cappelle venivano studiati particolari congegni che servivano a svelare i simulacri occultati da tele raffiguranti le fattezze del santo o da porte blindate, per custodire preziosi simulacri o reliquiari. Questi, nei giorni dei festeggiamenti, erano mostrati solennemente ai fedeli, simulando l’apparire e il discendere del santo in mezzo ai suoi devoti.
Il passaggio dalla raffigurazione pittorica a quella plastica del simulacro del santo, tridimensionale e più simile alla realtà, suscita nei fedeli una suggestione carica di pathos e di emozioni.

Da qanto detto emerge chiaramente il prezioso contributo dell’arte, che ha sempre aiutato la chiesa a celebrare i suoi dogmi e i suoi santi, collaborazione quando mai visibile in riti e tradizione come questa dell’apertura.

Se ancora oggi possiamo godere della bellezza di tele, simulacri, architetture e riti importanti per le tradizioni del nostro popolo, dobbiamo certamente ringraziare l’arte che ci ha reso partecipi della bellezza di Dio, consegnandoci tesori inestimabili da custodire, preservare e valorizzare.

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