Istituto Gestalt su tragedia Tribunale di Milano

Una persona che non ha il senso del limite, che ha ucciso spinto dal bisogno di controllare gli altri (“Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato”) e di non farsi controllare (con una condanna imposta dalla legge). Non è depressione per i fallimenti professionali, ma un atto per impedire all’altro di distruggere un sé che si percepisce al limite del crollo”. E sui sistemi di sicurezza: “La mente umana non si controlla con il metal detector, ma con la comprensione e la capacità empatica. In un mondo pieno di paure c’è più bisogno di sviluppare le relazioni tra le persone, sia in ambito lavorativo che familiare, che non di migliorare i controlli all’ingresso dei tribunali” Così la psicoterapeuta Margherita Spagnuolo Lobb analizza il caso di Claudio Giardiello, l’uomo che il 9 aprile ha sparato nel Tribunale di Milano uccidendo tre persone.

Siracusa, 10 aprile 2015 2014I fallimenti possono indurre una persona a uccidere? Si può capire quando una persona ha intenzione di compiere un gesto come quello di Claudio Giardiello, l’uomo che il 9 aprile ha sparato nel Tribunale di Milano uccidendo tre persone?

Secondo Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, “Giardiello è una persona che non ha mai avuto il senso del limite; il suo senso d’identità è costruito sul non stare nei limiti imposti dall’altro, sia esso una persona, lo stato o un magistrato. Quello che ha portato Giardiello ad uccidere è stato il bisogno di controllare gli altri (“Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato” ha detto l’uomo) e di non farsi controllare (con una condanna imposta dalla legge). Paradossalmente, è un uccidere per difendersi, un attaccare annientando l’altro per paura di non potere arginare il potere dell’altro” spiega l’esperta.

Ma la sparatoria implica anche un’altra cosa: c’è da chiedersi se in altri tempi, con una condizione sociale più solida, carneficine come quella messa in atto da Giardiello sarebbero accadute. Anche la nostra società, come Giardiello, non ha più il contenimento del limite. Giardiello avrebbe avuto bisogno di essere contenuto, guardato a vista per i rischi a cui sottoponeva la vita propria e degli altri, avrebbe dovuto essere ‘raggiunto’ nella sua fragilità, nelle proprie paure. Ma vedendo che nessuno era in grado di arrivare alla sua vera anima e ai suoi bisogni, tanto meno i rappresentanti della magistratura e della legge, ha deciso di uccidere tutti. Il suo avvocato lo definisce sopra le righe, paranoico, sospettoso di essere fregato da tutti. Un soggetto così non sopporta di perdere il controllo, appunto perché teme di essere danneggiato dagli altri. Uccidere sembra la difesa estrema ad una altrettanto estrema perdita del proprio controllo. Non si tratta di depressione per i fallimenti professionali, né di grandiosità, ma di un’aggressione per prevenire la propria incapacità di controllare le cose e per impedire all’altro di distruggere un sé che si percepisce al limite del crollo”.

E sui sistemi di sicurezza e controllo afferma: “La mente umana non si controlla con il metal detector, ma con la comprensione e la capacità empatica. In un mondo pieno di paure e desensibilizzazioni c’è più bisogno di sviluppare le relazioni tra le persone, sia in ambito lavorativo che familiare, che non di migliorare i controlli all’ingresso dei tribunali. Perché ciò che davvero è preoccupante è il senso di perdita di solidità personale che molti, la maggior parte degli individui, avvertono nella nostra società, e la mancanza di empatia verso gli altri che tale stato di angoscia e precarietà genera. Nessuno si è accorto dell’angoscia micidiale di Giardiello, neanche la moglie, neanche quelle persone che forse lo avevano incontrato poco prima. È importante che le istituzioni pensino alle paure che le persone sviluppano, non solo a migliorare i sistemi di controllo. Dovremmo tutti essere messi in grado di individuare le ansie e le intenzionalità dei nostri vicini, non solo di rintracciare armi, e per questo c’è bisogno di conoscere le reazioni umane delle persone”.

Per maggiori informazioni e interviste, la Dottoressa Margherita Spagnuolo Lobb è disponibile ai seguenti recapiti:

348 7252437 – margherita.spagnuolo@gestalt.it

Dott.ssa Margherita Spagnuolo Lobb. Psicologa psicoterapeuta, Direttore Istituto di Gestalt HCC Italy, Scuola di Specializzazione in Psicoterapia riconosciuta Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nelle sedi di Siracusa, Palermo, Milano. Ha introdotto in Italia le opere e il lavoro clinico dei rappresentanti più significativi della psicoterapia della Gestalt. È didatta internazionale di psicoterapia della Gestalt, invitata presso vari istituti di formazione e università italiani ed esteri.

Istituto di Gestalt HCC. L’Istituto opera dal 1979 nell’ambito della formazione e della ricerca in psicoterapia della Gestalt sia a livello nazionale che internazionale. È stato la prima Scuola di Formazione in Psicoterapia della Gestalt in Italia. È riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica con Decreti Ministeriali del 9 Maggio 1994, 7 Dicembre 2001, 24 Ottobre 2008 e 24 Aprile 2011 presso le sedi di Siracusa, Palermo e Milano.

L’Istituto mantiene scambi didattici e di ricerca con Università e prestigiosi Istituti di Formazione internazionali. Diffonde i risultati di tale ricerca innanzitutto attraverso il modello che caratterizza la propria Scuola di Specializzazione postlaurea in Psicoterapia della Gestalt, e inoltre attraverso programmi di formazione continua e supervisione per psicoterapeuti, master per la gestione dei team di lavoro nelle aziende, master in comunicazione e competenze relazionali. (www.gestalt.it)

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