Istituto di Gestalt; coppia dell’acido, perché Martina Levato non è in grado di occuparsi di suo figlio

Una personalità borderline che ha fatto un figlio per redimersi dalle sue colpe. Vederlo una volta al giorno potrebbe peggiorare la sua fragilità. Così la dottoressa Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, analizza il caso del bambino della coppia dell’acido

 

 

Siracusa, 19 agosto 2015Sulle sorti del bambino della coppia dell’acido ci sono ancora molte polemiche. Martina Levato e Alexander Boettcher, entrambi condannati a 14 anni di carcere per l’aggressione con l’acido ai danni di Pietro Barbini, hanno la patria potestà sospesa. La mamma potrà vedere il figlio Achille, affidato momentaneamente al Comune di Milano. Intanto per il piccolo è stata aperta la procedura di adottabilità.

 

Ma è giusto dare il neonato in adozione? Ci sono altre possibilità? Che cosa implica per Martina vedere il figlio una volta al giorno? Ecco l’analisi di Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy.

 

 

È giusta la decisione di dare il neonato in adozione?

Un giudice deve innanzitutto tutelare il bambino e, davanti ad una coppia di genitori così instabili e vendicativi, che non hanno manifestato segni di pentimento dopo il reato e la condanna, non credo che si possa fare diversamente.

 

Il giudice ha concesso a Martina di vedere il figlio una volta al giorno, che senso ha questo provvedimento? È giusto per il bambino?

Come psicologa e psicoterapeuta, posso dire che nel periodo post-natale il bambino sviluppa un forte bisogno di attaccamento verso le figure che lo accudiscono. Il bambino ha bisogno di questo legame per crescere sano. È un periodo importantissimo nello sviluppo, e quando il bambino perde legami importanti in fase di sviluppo – non solo legami verso le persone ma anche verso i luoghi – questo chiaramente determina dei danni gravi. Gli incontri giornalieri brevi potrebbero solo essere funzionali a gestire la separazione dal corpo della madre, con cui il bambino è stato in contatto per nove mesi. Ma la madre dovrebbe essere consenziente a finalizzare gli incontri a questo scopo. Il bambino ha bisogno di trovare al più presto un luogo e una relazione in cui “radicarsi” e a cui affidarsi. Un volto da incontrare ogni volta che piange o scopre qualcosa, uno sguardo che rispecchi le emozioni positive e il senso di sicurezza, un ambiente sereno e stabile.

 

Per Martina  invece incontrare il bambino una volta al giorno cosa implica?

Martina è chiaramente una persona borderline, incapace di coniugare sentimenti tra loro opposti: da una parte vedere il figlio contribuirà a tenerla calma, ma dall’altra vederlo solo una volta al giorno e per poco tempo non placherà il suo desiderio materno, chiaramente manifestato dalla donna. Ciò potrebbe far arrabbiare di più Martina e renderla una persona ancora più chiusa, peggiorando la sua fragilità. Finché non riesce a vedere le conseguenze del gesto che ha fatto, non c’è la possibilità di vivere il dolore della perdita del figlio per apprendere a relazionarsi in modo più altruista.

 

Perché questi genitori non sono in grado di allevare il loro figlio?

Martina e Alexander hanno voluto questo figlio per “purificarsi”: l’idea di fondo è ‘abbiamo fatto del male, ora facciamo una cosa buona’. Non hanno fatto un figlio per aprirsi alla vita, ma per attribuirgli un compito manipolativo. Tutti i genitori sognano qualcosa sui figli che concepiscono, e questo va bene, qui il punto è che il figlio potrebbe consentire loro di non assumersi la responsabilità sociale dei loro gesti.

 

I genitori potrebbero essere pericolosi per il bambino?

Certamente una coppia che pianifica con tanta lucidità una serie di delitti e ne porta a compimento uno con tanta determinazione non sembra possedere le qualità genitoriali, prima di tutto la tolleranza verso la diversità: se il bambino piange per motivi a loro sconosciuti o perché non dovrebbe secondo loro piangere, cosa faranno? Lo puniranno? “Ripuliranno” ciò che è accaduto e non doveva accadere? Può anche darsi che il bambino crei l’effetto opposto e faccia aprire gli occhi a questa coppia, rendendola capace di vedere gli errori commessi e l’effetto sull’altro del loro comportamento. Ma è solo una possibilità, non è un dato certo. Si tratta quindi di un rischio troppo grande per il bambino e, come sappiamo, il giudice deve tutelare il minore non i genitori.

 

Ci sono possibilità alternative all’adozione?

I genitori di Martina e Alexander si sono dichiarati disponibili ad adottare il bambino. Se l’ambiente della famiglia allargata dà affidabilità, mi sembra una soluzione che consente di dare speranza e fiducia a questi due giovani, che devono comunque fare un percorso serio di psicoterapia. Tenendo ben presente una cosa: un bambino può redimere dalla follia, ma attenzione a non attribuire scopi alle vite dei bambini; sono gli adulti che devono prendersi cura dei piccoli, non il contrario. I genitori devono avere la capacità di lasciarsi trasformare dai figli, e non sempre è possibile, specie nel caso di personalità complesse come quelle di Martina e Alexander.

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