Intervista alla prof.ssa Rosalia Silvestri, direttore del Centro di Medicina del Sonno, Università di Messina

Intervista alla prof.ssa Rosalia Silvestri,
direttore del Centro di Medicina del Sonno, Università di Messina

Violenza nel sonno contro sé stessi o il partner: un male da curare
Al XXVIII Congresso nazionale Aims, il prof. Schenck fa riflettere su un disturbo comportamentale
che può mettere a rischio la vita del paziente o di chi gli è vicino

Taormina, 4-­‐6 ottobre -­‐ Carlos Schenck è un luminare della Medicina del Sonno. Esercita la sua professione negli Stati Uniti e ieri è giunto a Taormina per aprire il XXVIII Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (Aims).

Fu Schenk il primo ad accorgersi, nel lontano 1986, che azioni -­‐ anche molto violente e pericolose -­‐ che i suoi pazienti compivano durante la notte, avvenivano durante la fase REM del sonno, una fase normalmente caratterizzata da una sorta di paralisi muscolare. Una paralisi “positiva”, perché serve a impedire che ci si possa far male durante i sogni. Lo specialista definì la perdita di questa caratteristica “Disturbo comportamentale del sonno Rem”, o RBD. Ne parliamo con la prof.ssa Rosalia Silvestri, direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’Università di Messina e presidente del Congresso.

Professoressa Silvestri, l’RBD, acronimo per REM sleep Behavior Disorder, è da considerarsi un disturbo neurologico o psichiatrico?
Il disturbo, che si manifesta durante il sonno attraverso la messa in opera di azioni che corrispondono al contenuto di sogni terrifici (acted dreams), è di tipo neurologico. Corrisponde, infatti, all’interruzione dei circuiti responsabili dell’atonia muscolare in fase REM. Questo può realizzarsi a causa di alterazioni a carattere neurodegenerativo o, in casi particolari, essere secondario a lesioni encefaliche di tipo traumatico, vascolare, autoimmune o infettivo. Il profilo psicologico della persona affetta non è alterato in corso di veglia. Pertanto, gli avvenimenti notturni risultano in totale contrasto con la personalità diurna del soggetto, della serie “Mr. Jekyll e Dr. Hyde”.

Le persone affette da RBD possono fare male a sé stesse o anche agli altri?
Durante il sonno le persone con RBD possono autoinfliggersi involontariamente lesioni anche consistenti. Più comunemente, tuttavia, si tratta di una serie di contusioni che, il

più delle volte, coinvolgono anche il partner di letto da cui -­‐ nel sogno -­‐ il paziente crede di doversi difendere. Tuttavia, non tutte le azioni presentano necessariamente contenuto violento: in alcuni casi, i sogni esprimono vissuti quotidiani e il paziente può mimare atti innocenti, come fumare una sigaretta.

Cosa succede, in soldoni, a un paziente con RBD?
Il soggetto sogna, in genere, di essere aggredito e di doversi difendere. Questo scatena una risposta spropositata, poiché il suo cervello è attivo con una immaginazione onirica vivida ma con un black-­‐out delle funzioni corrispondenti alla capacità critica e alla volontà. Per tale ragione, la forza muscolare esercitata risulta spropositata.

Quando il paziente si sveglia, ricorda qualcosa?
Se viene svegliato o, più raramente, si sveglia spontaneamente, può ricordare e riportare frammenti del sogno che ha avuto. Spesso, tuttavia, appare solamente frastornato e sorpreso, se gli si racconta l’accaduto.

Pensiamo a un caso eclatante come quello di Annamaria Franzoni. Durante le varie fasi processuali si sostenne che la donna avrebbe potuto uccidere nel sonno. Cosa mi può dire in merito?
Non tutti gli episodi di violenza in sonno sono riconducibili all’RBD. Omicidi o lesioni verso terzi sono stati compiuti anche nel corso di risvegli confusionali con sonnambulismo. È altresì possibile che dal sonno partano episodi dissociativi a carattere psicotico. La difesa legale di questi pazienti, per ottenere l’assoluzione, deve dimostrare che anche in occasioni precedenti sono avvenuti, pur senza conseguenze letali, episodi riconducibili a quanto in oggetto e che il paziente fosse in una particolare condizione di stress con recente deprivazione di sonno e/o assunzione di alcool o farmaci psicoattivi.

Questa edizione del Congresso Aims affronta le differenze di genere: sono più gli uomini o le donne a soffrire di RBD?
Il disturbo prevale nettamente nel sesso maschile, 80%, con un’età di esordio media tra i 50 e i 60 anni, ma può manifestarsi anche più tardivamente e, in casi particolari, anche nei giovani e nelle donne; vedi, ad esempio, pazienti con narcolessia o uso di farmaci antidepressivi, condizioni che, entrambe, alterano il sonno REM.

SEDE DEL CONGRESSO
Centro Taormina, 4-­‐6 ottobre 2018 Centro Congressi -­‐ Hotel Villa Diodoro

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