INSEGNANTI, ANTICONFORMISTI E PECORE ECCELLENTI Di Alice Garofalo

INSEGNANTI, ANTICONFORMISTI E PECORE ECCELLENTI
Di Alice Garofalo

La scuola è iniziata e professori e studenti sono tornati ai loro rispettivi ruoli: chi insegna e chi impara, alcuni più di altri… diciamocelo! In effetti, è proprio questo quello di cui vorrei scrivere.

Adam Grant, una delle menti più brillanti della sua generazione e, a mio modestissimo parere, al mondo, nel suo libro “Essere originali. Come gli anticonformisti cambiano il mondo” elenca, spiega e argomenta con ricerche economiche, psicologiche e sociologiche, le caratteristiche dell’imprenditore di successo e ne sfata qualche mito.

Nello specifico, un paragrafo è particolarmente adatto a questo articolo. Negli anni, esperti in vari campi si sono chiesti se i personaggi più importanti e influenti al mondo siano stati dei bambini prodigio. La risposta è no.
Non è neanche vero che questi bambini compensino le abilità mentali con carenze nelle abilità sociali, emotive e pratiche. Infatti i dati delle ricerche dimostrano che solo meno di un quarto dei bambini dotati soffre di problemi sociali ed emotivi, tutti gli altri sono equilibrati.

Ma allora, perché questi bambini, crescendo non cambiano il mondo? E soprattutto, chi sono quelli che lo cambiano?

Quello che impedisce ai bambini prodigio di cambiare il mondo è la motivazione a ottenere risultati, cercano di raggiungere ed eguagliare uno standard dopo l’altro ma questo finisce per conformarli allo standard stesso: possono raggiungere il massimo livello ma è un livello che esiste già, o per dirla con le parole di Adam Grant, “con la pratica si diventa più bravi, ma non si innova”.

Gli imprenditori di successo, quelli che cambiano il mondo, da piccoli erano i creativi, gli originali, i ribelli, gli anticonformisti. Mettevano in discussione le regole o addirittura ne inventavano di nuove, trovavano metodi alternativi per eseguire i compiti, non competevano con gli standard ma li creavano.

Quello che hanno rilevato gli studi è che i creativi avevano meno probabilità di diventare i preferiti dell’insegnante. Tra le tante, in una ricerca è stato chiesto a dei maestri di scuola elementare di classificare i propri allievi in preferiti e non e, per ciascuno, elencare le caratteristiche. Quello che è venuto fuori è che gli studenti più sgraditi erano gli anticonformisti che inventavano nuove regole, i creativi che venivano etichettati come piantagrane; mentre i preferiti erano coloro che si attenevano al programma e tenevano per loro le idee originali. Loro, come diceva lo studioso William Deresiewicz, diventano “pecore eccellenti”, meritevoli di essere rappresentati da Magritte… ma in Golconda.

In breve, quello che è davvero importante capire dalle parole di Adam Grant e da tutte le ricerche e gli studi forniti è che piuttosto che sopprimere l’energia e il pensiero laterale di alcuni bambini, cercare di conformarlo non serve a nulla: è improduttivo per il bambino che non potrà accrescere la sua creatività e dovrà schiacciare la propria personalità sentendosi diverso e inferiore, e non sarà utile all’insegnate che non riuscirà a lavorare bene né col bambino né con la classe. Sarebbe come voler fare entrare una palla da basket in un bicchiere.
Piuttosto, l’insegnante dovrebbe cercare di valorizzare il pensiero fuori dagli schemi del bambino: insegnare la regola e ammettere che può esistere uno o più modi diversi per approcciarla, dovrebbe essere capace di indirizzare l’energia dello studente verso le proprie abilità e, perché no, potrebbe spronare i bambini diligenti e “conformisti” a seguire il suo punto di vista, a chiedersi il perché di certe regole. Perché, se non si riesce a insegnare l’arte dell’essere creativi, per lo meno è possibile piantare il seme del pensiero critico nelle giovani menti.

Visite: 382

Condividi questo Articolo

GUARINO-ASSICURAZIONI