In provincia di Enna i Malati di Alzheimer non sono adeguatamente considerati: il grido di allarme della signora Laura Lima

Questo il testo della lettera aperta che la signora Laura Lima ha inviato a rappresentanti di diverse istituzioni per lanciare un grido di allarme verso la situazione dei malati di Alzheimer,in provincia di Enna

A Sua Eccellenza i Vescovi
delle diocesi di Caltanissetta e di Piazza Armerina
A Sua Eccellenza il Prefetto di Enna
Al Commissario del Libero Consorzio dei Comuni
Alla Direzione dell’ASP di Enna

Mi rivolgo alle Istituzioni “tutte” nella speranza che qualcuno abbia il coraggio e l’umanità di rispondere in forma pubblica o privata. Io ho scelto questo mezzo non come forma di protesta ma bensì come grido di aiuto che possa arrivare ai nostri vertici, a chi siede in quelle poltrone spesso “irraggiungibili”.
Mi chiamo Laura Lima, sono figlia della Sig.ra Andolina Maria Grazia di anni 61, ricoverata presso la struttura sanitaria assistita Villa Maria di Leonforte, con diagnosi Alzheimer, il cui esordio risale a sei anni fa.
Il tre giugno è arrivata quella telefonata che non avremmo mai voluto ricevere: comunicava le dimissioni di mia madre per il ventisei giugno, dopo dieci mesi di permanenza in struttura. In questa lettera non polemizzo sulle dimissioni, anche se non le condivido, poiché la struttura prevede una permanenza di massimo dodici mesi, ma questa è un’altra storia….
Cari Vescovo, Prefetto, Commissario, Direttore il ventisei giugno, con il certificato di dimissioni fra le mani cosa dovrò fare? Mia madre, per la natura della sua patologia, necessita di assistenza continua per 24 ore al giorno. Va ribadito l’eccellente lavoro dell’equipe medica della struttura: la sua sveglia suona il mattino alle 3.00 e lei inizia a vagabondare, senza mai stancarsi, tutto il giorno. Non abbiamo la possibilità di gestirla a casa poiché non abbiamo una rete familiare tale da poterla accudire, e non possiamo chiedere aiuto esterno, in quanto percepisce un assegno mensile pari a 295,00 euro e siamo in attesa dell’accompagnamento.
Unica soluzione è rimasta il ricovero presso le case di riposo private che, oltre la retta onerosa, non accettano pazienti nella condizione di mia madre, perché è stata definita un elemento di disturbo, difficilmente gestibile”. Su questo non polemizzo, ma capirete che risposte così ci gettano nello sconforto totale.
Mia madre ha bisogno di una struttura sanitaria adeguata con personale specializzato. Da Villa Maria hanno ben pensato di dimetterla a dieci mesi dal ricovero e, pur consapevoli della sua condizione, non hanno avuto nessun problema. Continuano a fare tavoli di lavoro ma nel frattempo i nostri cari sono dimessi e le famiglie lasciate sole.
Invito umilmente i vertici che siedono su poltrone di responsabilità a visitare un modulo Alzheimer, a guardare gli occhi spenti di chi è afflitto da questa patologia, a sentire i loro discorsi senza senso, a sentire le loro urla, ad assistere ai loro pianti. Dopo essere stati con loro, dopo aver dato loro una carezza, come il nostro grande Papa Francesco è solito fare, difficilmente si può rimanere indifferenti. Mia madre, come tutti quelli che ho avuto la fortuna di conoscere in questi mesi, ha bisogno un struttura sanitaria dove potere essere assistita adeguatamente, che la accompagni lungo questo difficile cammino, perché purtroppo un malato di Alzheimer non guarisce e non si riabilita e il decadimento è spesso veloce e irreversibile. Ho girato per tutta la provincia: non esiste un centro di permanenza, e a nessuno interessa crearlo o cambiare le “regole” delle strutture già presenti nel territorio.
Chissà se questa lettera rimarrà una delle tante pubblicate e il mio appello cadrà nel vuoto, chissà se la Sig. ra Maria, conosciuta da tanti, rimarrà una dei tanti malati di Alzheimer, forse qualcuno si alzerà e concretamente porgerà la sua mano. Io sono qui, sono uscita dall’anonimato e aspetto, ho ancora del tempo ma mia madre non più, e il ventisei giugno hanno deciso che non ha più bisogno dell’assistenza sanitaria.

Laura Lima

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