Immigrazione: sono sempre i più deboli a soffrirne di più

«Assistiamo, in questi ultimi mesi, all’ennesimo esodo dai paesi sottosviluppati verso le nostre terre, meta di un sogno di pace e di una vita migliore per questa povera gente, scampata a guerre, soprusi e morte sicura» esordisce Giuseppe Regalbuto Presidente della FAND (Federazione fra le Associazioni Nazionali dei disabili) in merito al fenomeno, ormai mondiale, dell’immigrazione, destinato a protrarsi per almeno un decennio. Ma siamo pronti a far fronte a questa nuova era di spostamenti umani?

L’Europa si sta muovendo, sta tirando fuori fondi per aiutare questi poveri Cristi a rifarsi una vita all’interno delle nostre comunità, ma una domanda sorge spontanea, disastrosa ed inquietante: che ne sarà dei disabili che restano laggiù, abbandonati dalle famiglie che partono in cerca di fortuna?

«Si tratta di individui non autonomi, incapaci di badare a se stessi» continua Regalbuto «destinati a morire di fame e in condizioni di sofferenza atroce».

L’Europa avrà il tempo di pensare a loro? Avrà interesse per il loro destino? O l’interesse economico, che si sta sviluppando attorno a questo esodo umano, non ha alcun ritorno economico con i più deboli?

«La mia indignazione va allora a tutte le istituzioni, governative e non» afferma il Presidente della FAND «l’umanità non è per pochi ma per tutti, soprattutto per i più deboli. Questi popoli vanno aiutati e sostenuti, come è giusto che sia, nelle loro terre di origine».

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