Il Sindacato degli Avvocati a Enna per parlare di lavoro nero negli stessi studi legali

M.G.A. IN SICILIA: PARLARE DI LAVORO NERO NEGLI STUDI LEGALI NON STA BENE.
M.G.A., il sindacato degli avvocati, è venuta in Sicilia per una serie di incontri finalizzati a illustrare la proposta di regolamentazione del lavoro subordinato degli avvocati all’interno degli studi legali, elaborata con la CGILe a promuovere la Coalizione 27 Febbraio, che aggrega sindacati e associazioni che si occupano di lavoro autonomo e partiva iva sfruttato e sottopagato .
L’obiettivo della proposta di legge, già presentata alla Camera dei Deputati dagli On.li Chiara Gribaudo (PD) e Andrea Maestri (Possibile) è quello di eliminare l’incompatibilità prevista dalla Legge 247/12 e dare una tutela ai lavoratori più deboli della nostra categoria professionale: gli avvocati parasubordinati, i precari degli studi legali, quelli che lavorano in nero o occultati da una partita iva, per stipendi che molto spesso non superano i 300 o 400 euro al mese, ed il cui lavoro costruisce la ricchezza dei “domini”, dei padroni, perchè “domini” questo significa.
Gli incontri si sono tenuti a Messina, Catania, Caltanissetta, Enna e Acireale, facendo seguito a quelli organizzati in tutt’Italia, ma il cammino siciliano è stato irto di ostacoli.
Ha fatto paura che si parlasse di lavoro nero negli studi legali, ha fatto paura come tutte quelle verità che ad alcuni conviene sottacere, nascondere sotto il tappeto buono del non detto, dell’apparenza.
Il Consiglio dell’Ordine di Messina ha accreditato il convegno di MGA tenutosi il 15 maggio in Tribunale; ma si è rifiutato di pubblicizzarlo – come fa per TUTTI i convegni validi per la formazione continua – senza fornire alcuna risposta scritta alla nostra formale richiesta di spiegazioni.
Consultato telefonicamente sul punto il consigliere delegato alla formazione ha testualmente riferito che il Coa non avrebbe dato rilievo al convegno per due ragioni:
1) perché esso era privo del “garbo istituzionale” da loro richiesto;
2) perché l’argomento non era in linea con l’orientamento del COA stesso.
Due domande sono d’obbligo.
1) Che tipo di “garbo istituzionale” è richiesto dal COA di Messina?
2) L’orientamento del COA di Messina è dunque quello di negare l’esistenza dello sfruttamento del lavoro nero di colleghi da parte di altri colleghi? Ossia di negare l’esistenza di una situazione notissima, risaputa, e però certamente scomoda da ammettere in certi ambienti?
Questo è successo a Messina, seguito poi da altri problemi a Caltanisetta e poi da Enna, dove abbiamo incontrato gli ostacoli peggiori.
Infatti il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Enna ci ha di fatto negato l’ accreditamento dell’evento, semplicemente ignorando ben due istanze regolarmente presentate in tal senso.
L’accreditamento, che dovrebbe essere concesso a prescindere dalle proprie convinzioni personali sui temi oggetto di convegni, è stato usato, nei fatti, come strumento di controllo e di repressione.
MGA è però testarda e ad Enna ci è andata lo stesso.
All’esito di un colloquio informale tenuto con i colleghi incontrati, abbiamo riscontrato ciò che già a Messina e Caltanissetta pure era emerso: il lavoro nero negli studi legali è argomento scottante e tabù inviso al COA. Non se ne deve parlare.
A questo eravamo preparati.
La nostra proposta di legge non piace a tutti. Tuttavia, sino ad oggi, nessuno si era sottratto al confronto. Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Enna lo ha fatto.
Quello che in parte ci ha davvero sorpresi, pertanto, è che nei fori indicati, più che in altri, è evidente ciò che da tempo sosteniamo: il consiglio dell’ordine non rappresenta i propri iscritti, ma è voce solo di interessi particolari.
La dialettica ed il contradditorio, quando si chiede di informare o semplicemente parlare di temi”scomodi”, vengono negati, senza se e senza ma.
Come sempre, MGA non si fermerà. Lo sfruttamento dei colleghi esiste e non saranno i No a chiuderci la bocca.
In Sicilia torneremo presto, abbiamo un lavoro da finire.

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