Il Santo della Chiesa Indivisa:ecco chi è stato l’ennese S.Elia

Questa una breve scheda su S.Elia, preparata dal nostro amico Francesco Gatto che così ci fa conoscere meglio chi era questo ennese divenuto santo e che adesso ha fatto ritorno a casa ovvero a Enna. Il suo culto sarà celebrato nella Chiesa del Carmine.

SANT’ELIA L’ENNESE
Sant’Elia di Enna, detto “il Giovane” (in greco: “il Nuovo”) per distinguerlo da Sant’Elia il profeta dell’Antico Testamento; visse nel IX secolo (823- 903) giovanissimo conobbe le conseguenze di una vita da schiavo degli Saraceni. Fu un uomo di fervida e salda fede in Dio, la sua vita fu una mirabile Odissea spirituale e geografica. Dimorò in Calabria, nel monastero da lui fondato vicino Seminara (RC).
Ricco di doni spirituali, fu un potente taumaturgo che partecipò alle vicissitudini della sua gente. Dotato del dono della profezia previde eventi futuri e scrutando i segreti dei cuori, molti indusse alla conversione.
La sua fama si diffuse in tutto l’Impero d’Oriente ed Occidente. Elia fu un mirabile esempio di vita ascetica e cristiana, un uomo di eccezionale spessore intellettuale e spirituale e la sua opera fu molto importante per la storia del monachesimo cristiano in Calabria.
 
Elia nacque ad Enna nell’anno 823 dalla nobile e pia famiglia Rachiti e fu battezzato con il nome di Giovanni, che cambiò quando divenne monaco.
I genitori prima che la città venisse conquistata dai Saraceni (nell’828) si trasferirono nel castello di Santa Maria (nel cui sito è stata edificata la chiesa del Carmine).
Allontanatosi dalla fortezza con dei coetanei in assenza dei genitori, Elia cadde nelle mani dei Saraceni che lo condussero a Tunisi per venderlo come schiavo.
In seguito liberato, si mise a predicare il Vangelo a rischio della propria vita. Rifugiatosi in Palestina, dal patriarca di Gerusalemme ricevette l’abito monastico.
Per alcuni anni visse nel monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, da lì passò ad Alessandria d’Egitto, poi in Persia, ed Antiochia e di nuovo in Africa. Ritornato in Sicilia, raggiunse Palermo per rivedere la madre anziana.
Sostò a Taormina dove conobbe il monaco Daniele che divenne suo discepolo fidatissimo, compagno delle sue peregrinazioni e testimone prezioso dei suoi racconti e degli eventi mirabili della sua esistenza segnata da miracoli, guarigioni, profezie e sorprendenti conversioni.
Trasferitisi in Calabria nel territorio Pentadattilo delle Saline, fondò nell’884 un monastero che prenderà il suo nome.
A causa delle incursioni saracene da lui profetizzate, è costretto a fuggire a Patrasso, ma appena fu possibile fece ritorno in Aspromonte a Santa Cristina. Come pellegrino visitò Roma e fu accolto da Papa Stefano V. Le peripezie, i prodigi e l’opera vastissima di evangelizzazione che Elia aveva svolto in tre continenti, estese la sua fama fino a Costantinopoli, dove l’imperatore bizantino Leone VI lo invitò a soggiornare.
Elia accolse l’invito e benché ormai vecchio e sofferente, ancora una volta si metterà in cammino confidando al suo discepolo Daniele che la morte lo avrebbe colto durante il viaggio.
Elia s’incamminò ma come aveva predetto non riuscì a giungere a destinazione;
Arrivato a Tessalonica (Grecia), nella città di Salonicco, fu colto da un malore e morì il 17 agosto del 903.
Prevedendo le difficoltà che l’imperatore avrebbe opposto al trasferimento del suo corpo, Elia scrisse una lettera che consegnò a Daniele per farla recapitare a Leone VI subito dopo la sua morte.
Il suo corpo fu trasportato dal fedele monaco Daniele da Salonicco al porto di Tauriana e solennemente traslato dai monaci nel suo cenobio presso Palmi e tumulato nella chiesa del monastero.
Una sua reliquia si venera a Galatro (Reggio Calabria) dove esisteva un monastero greco a lui intitolato.
La ‘Vita’ di Sant’Elia fu scritta da un anonimo monaco greco subito dopo la sua morte, sulla base delle testimonianze di Daniele fedele discepolo del santo e quindi sufficientemente attendibile.
 
Sant’Elia è per antonomasia, il santo della Chiesa indivisa, a Roma come a Costantinopoli.
Risplenda nella chiesa intera il suo nome glorioso quale segno di pace ed unità.
 

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