Il Rispetto della natura, che ha il sapore di un richiamo alla protezione della vita, a Enna, ha un valore ancora più profondo: Cerere; ne parla la Psicologa Vincenza Cannella

Il 15 marzo una piccola donna ha mostrato il proprio volto e si è esposta dinanzi al pubblico di tutto il mondo per denunciare con la forza e lo spirito affermativo tipico dell’adolescenza, i rischi del cambiamento climatico. Fridaysforthefuture è stata la giornata che ha visto la mobilitazione di intere folle di giovani e non, per lanciare un richiamo alla responsabilità degli adulti: difendere la natura. Anche Enna ha fatto sentire la sua voce non solo con le manifestazioni, ma con iniziative concrete e altamente simboliche organizzate dai vari presidi scolastici. Rispetto della natura, che ha il sapore di un vero e proprio richiamo alla protezione della vita, che a Enna, patrona di una delle più importanti mitologie, ha un valore ancora più profondo: Cerere, dea dei frutti e dei raccolti, è simbolo per eccellenza del ciclo della natura che muore e rinasce.
Il venerdì per il futuro si è svolto poco dopo l’8 marzo, la cui celebrazione, come accade ormai da qualche anno, si preannuncia carica di proteste e rivendicazioni. Quest’anno rese ancor più tragiche dall’ennesimo femminicidio che si è consumato proprio il giorno della festa della donna. Una coincidenza che accresce lo sdegno, la rabbia, l’indignazione, e non in ultimo, la preoccupazione e l’allarme verso un fenomeno sempre più protagonista del nostro quotidiano. Se ne parla ormai da troppo e su questo tema si sono messe in campo innumerevoli teorie e interpretazioni legate come ormai si sa, alla crisi di un universo maschile sempre più preda del suo istinto di possesso, sempre più incapace di accettare fallimenti, ma anche ad una drammatica patologia delle relazioni di coppia, che imprigiona le donne all’interno di circuiti di violenza non riconosciuti e sempre più spesso senza vie di uscita. Da un lato la natura, dall’altro le donne, ciò che abbiamo di fronte è l’universo femminile simbolico che chiede rispetto, cura e attenzione.
L’universo femminile, tuttavia, nella sua complessità, oggi più che mai sta subendo molte trasformazioni. Le possibilità legate alla capacità generativa sono sempre più in crisi. E non perché si fanno meno figli, come si dice banalmente. Sono molto più diffuse le difficoltà di concepimento che spingono le coppie a ricercare molto più di prima le pratiche di procreazione assistita. È il tema del figlio “a tutti i costi”, di un desiderio di maternità biologica esasperato che trova solo nella gravidanza la piena realizzazione della funzione materna. Di contro, esiste questo fenomeno noto come “child free”, che riguarderebbe una buona parte di giovani donne tra i venti e i trent’anni, che ultimamente, decidono a volte senza alcuna motivazione dovuta ad uno specifico progetto di vita, di non avere figli e di essere quindi libere dai figli. “Per principio” si suole dire. Paradossi che segnalano senz’altro una mutazione nell’idea colletiva di maternità e che riflettono anche un diverso rapporto con il corpo femminile: o si bombarda con terapie spesso inefficaci o si cerca di preservarlo da qualsiasi cambiamento.
Tutto questo mi farebbe pensare all’incontro talvolta così difficile tra maternità e identità femminile. Un tema molto ampio, affrontato nelle sue varie articolazioni nel volume l’Universo di Gaia, curato da Gallerano e Picone. Gaia è dea primordiale e in sé raccoglie e simbolizza le caratteristiche del femminile come Madre Terra. Quando parlo di “femminile” non mi riferisco all’aggettivo che comunemente connota la qualità “donna” (femminile = donna), bensì ad un termine della letteratura e della psiconalisi junghiana che evoca l’idea della generatività, nella sua accezione pro-creativa, ma soprattutto “creativa”, l’empatia, il nutrimento, la relazione, il nuovo e il dono. Nella psicologia junghiana, il femminile è connesso anche al tema del “mistero”. I fenomeni prima descritti, molto diversi tra loro e per certi aspetti scollegati, hanno verosimilmente a che fare con la possibilità di entrare in contatto a vari livelli, con quella dimensione di mistero che è fortemente connessa al femminile.
La Natura è portatrice di un mistero che l’uomo da sempre prova a controllare, ottenendo effetti non sempre favorevoli: detentore della tecnica e fautore del progresso, l’uomo nel corso dei secoli ha incontrato nella Natura una grande antagonista. La grazia e la psiche femminile che si esprime in totale diversità dall’uomo, è anch’essa fonte di mistero, come ci ricorda Massimo Recalcati. Sarebbe questo, secondo l’autore, ad un livello molto profondo, a scatenare negli uomini desideri di appropriazione e violenza. Ed infine, il mistero più grande è lì dove si realizza la vita, ovvero nel concepimento, un luogo che, come scrive la filosofa Moneti Codignola, era un tempo segreto, sacro e inespugnabile e che oggi è stato varcato anch’esso dall’artificio della tecnica. Sono temi di grossa portata, complessi quanto mai, approcciabili a vari livelli, ma che ci portano in quelle zone in cui il femminile, così come l’ho inteso in questo scritto, conserva i suoi segreti.
Ho trovato interessante sulla base di questi spunti, la lettura di un articolo di Alessandro D’Avenia comparso nella sua rubrica del Corriere della Sera, dove lo scrittore fa appello alla necessità di trasformare la festa dell’8 Marzo in una festa della femminilità, finalizzata, come scrive, a esaltare il genio femminile. Al suo invito io aggiungerei una festa del “femminile” da estendere a tutti. E questo, non per togliere spazio alle donne, come temono le più agguerrite frange di femministe, ma per omaggiare e soprattutto ricordare, l’importanza di riscoprire in ogni essere umano il proprio lato femminile. Anche gli uomini potrebbero festeggiare e ricevere una mimosa! A livello sociale verrebbero festeggiate le dimensioni della cura, del dono e della vita. E chi lo sa, forse nel piccolo si inizierebbe a sostituire con la parola “femminile” la parola “femminuccia”, che come sottolinea la filosofa Michela Marzano, è spesso usato in senso sottilmente dispregiativo.
Il volto di Greta insomma al di là delle possibili strumentalizzazioni, è un segnale forte: mi piace poterlo leggere come il desiderio da parte dell’umanità di ristabilire un nuovo patto con la Natura offesa, di rispettarne e accettarne le leggi, le risorse, i ritmi e soprattutto, i segreti.

VINCENZA CANNELLA

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